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luglio 11, 2004


per il 58% degli italiani lle dimissioni di Tremonti sono un fallimento del governo

Governo, gli italiani la pensano così

Sondaggio Un rilevamento effettuato da Ipsos per APCom dice che tre quarti degli italiani preferiscono che il sostituto di Tremonti sia scelto al più presto

Bocciatura Per il 58% degli intervistati l'uscita di scena del ministro dell'Economia equivale a un fallimento della politica dell'esecutivo

Punto.com, 07.07.04

TRE ITALIANI SU QUATTRO VOGUONO quanto prima un nuovo titolare del ministero dell'Economia. E' questo il risultato del sondaggio condotto da Ipsos per conto di APCom, l'agenzia di informazione multimediale di Telecom Italia Media, su un campione di 953 intervistati e riguardante le dimissioni del ministro Tremonti.

Dopo le dimissioni di Giulio Tremonti è opportuno che l'incarico ad interim affidato dal capo dello Stato a Silvio Berlusconi sia di breve durata e che il presidente del Consiglio provveda quanto prima a nominare il nuovo titolare del dicastero di via XX settembre.

Trovare al più presto il sostituto di Tremonti è indispensabile per quasi tre intervistati su quattro (74%), mentre solo il 16% considera positivamente l'eventualità che il premier guidi ad interim l'Economia per alcuni mesi e il 10% non ha una opinione in proposito. Da rilevare che il dato rispecchia quasi perfettamente l'opinione degli intervistati che si professano elettori di An ed Udc (73%), mentre i sostenitori di Forza Italia e Lega Nord si dividono equamente: il 46% è favorevole all'ipotesi di prolungare l'interim mentre il 42% pensa che si debba procedere celermente a nominare il nuovo ministro.

Qualche dubbio in più gli italiani lo mostrano sui motivi dell'allontanamento di Tremonti. I139% degli intervistati (40% tra gli elettori di Forza Italia e Lega; il 35% tra quelli di An e Udc) pensa che la causa debba essere ricercata nell'esito delle elezioni europee, che hanno fatto registrare un buon risultato per i partiti di Fini e Follini a fronte di uno deludente per il partito di Berlusconi. Proprio il responso delle urne, secondo gli intervistati, avrebbe rafforzato le aspirazioni di An e Udc ad avere maggior peso nell'esecutivo.

Per il 25%, a costringere il superministro dell'Economia a rassegnare le dimissioni sarebbero stati i contrasti personali con Gianfranco Fini. Infine, per il 21 % a monte dello showdown ci sarebbe la bocciatura "di merito" dell'operato di Tremonti da parte di alcuni partiti della Casa delle Libertà.

Da rimarcare che le differenze di opinione tra gli elettori di Forza Italia e Lega da una parte e An e Udc dall'altra: i primi (37% contro 26%) legano l'accaduto al conflitto personale tra Tremonti e Fini; i secondi invece (26% contro 9%) pensano più ad un pollice verso mostrato da parte della maggioranza al ministro dell'Economia riguardo il suo operato in questi primi tre anni di governo. Da rilevare che ben il 15% degli intervistati non si è formata una opinione in proposito.

Pochi dubbi invece riguardo l'impatto che le dimissioni di Tremonti avranno sulla tenuta dell'esecutivo. Per il 58%, infatti, il governo ne esce indebolito in quanto il siluramento del titolare del dicastero di via XX settembre dimostrerebbe che la politica economica voluta da Berlusconi è stata bocciata. Solo il 23% sostiene che il governo da ora in poi sarà più forte in quanto diminuirà la conflittualità nella Cdl in materia di politica economica.

Analizzando poi più analiticamente il campione, si evince che l'idea di un esecutivo rafforzato dopo l'uscita di Tremonti prevale tra gli elettori di Forza Italia e Lega (50% contro 31 %) mentre al contrario il 52% (contro il 29%) degli intervistati auto professatisi sostenitori di An e Udc pensano che l'esecutivo ora sarà più debole.

Ma le dimissioni di Tremonti nascondono in realtà uno scontro fra Nord e Sud del paese? Esistono, secondo il sondaggio, visioni contrapposte fra quanti difendono principalmente gli interessi economici del nord del Paese (Forza Italia e Lega) e quanti si schierano a difesa degli interessi del sud (An e Udc)? Gli italiani si suddividono equamente fra chi riconosce in questo conflitto geografico un fattore di instabilità (14% molto d'accordo e 28%, abbastanza d'accordo) e chi non ritiene che questa frattura sia stata determinante nella crisi di questi giorni (15% per nulla d'accordo e 27% poco d'accordo). Fra i primi troviamo commercianti e lavoratori autonomi ed elettori di An ed Udc. Fra i secondi invece vi sono soprattutto imprenditori, impiegati, operai.