luglio 2, 2004 I leader non trascinano più ora l´elettore è "disincantato"IL DIBATTITO SULLE ELEZIONI Indagine del Censis sulle motivazioni del voto del 13 giugno. Calano i fans dell´elezione diretta del capo del governo
Cresce la richiesta di rafforzare lo Stato. L´Udc ha calamitato gran parte degli incerti GIOVANNA CASADIO da Repubblica - 2 luglio 2004 ROMA - Tempo di disincanto. Al leader di turno gli italiani non credono più. Potrebbe essere l´effetto dell´abbuffata di "berlusconismo", o semplicemente il segno di una nuova maturità. Di certo la personalizzazione della politica non è più la carta vincente per eccellenza: ci vuole ben altro per convincere a dare consenso a questo o a quel partito. Consapevoli che il loro voto pesa, preoccupati per il tenore di vita, la sanità, la previdenza, del tutto scettici sul leader carismatico come, del resto, sul federalismo, gli elettori il 13 giugno si sono regolati di conseguenza. È la fotografia scattata da un´indagine del Censis condotta su un campione di 2000 elettori all´uscita dei seggi delle europee. E quindi, se un elettore su due (il 51,5%) dichiara che ha votato il partito più vicino ai propri ideali; il 14,8% quello con il programma più convincente; il 12,3% i candidati della propria circoscrizione; l´11,5% ha scelto il partito di cui ha apprezzato il comportamento negli ultimi anni; ecco che scende a un italiano su 10 (9,9% per la precisione) chi sceglie in base al leader. Ma il dato che il direttore del Censis Giuseppe Roma e il segretario generale Giuseppe De Rita mettono in evidenza è la caduta verticale dell´appeal dei leader: la percentuale di italiani che ha scelto cosa votare a partire dai leader nazionali è diminuita del 9,2% rispetto al 2001, cioè alle ultime politiche. «Popolo senza leader» sintetizza De Rita, che dalle 26 tabelle e dalle 40 pagine di dossier trae un insegnamento: «C´è una sensazione di fine ciclo, un disincanto che lascia spazio ai timori e impone un´attenzione al presente, dove prevale la paura dei rischi piuttosto che l´attenzione alle opportunità». Vincono, o almeno hanno vinto, le «identità territoriali», i localismi, con il pericolo che si affermi un «neo clientelismo». Con ciò, osserva il Censis, favorendo partiti come la Lega e l´Udc. «Più che il berlusconismo, è finito il bipolarismo», sostiene De Rita. In sintonia con Marco Follini, il leader dei centristi? «Io mi limito a osservare i fenomeni. Follini aveva due strade: o percorrere quella della creazione di un partito del centrodestra; o scompaginare i giochi e non scegliere il bipolarismo, che è quello che sta facendo... «. Il cuore dell´analisi del Censis è che l´Italia «campa di localismi», di rapporto con il territorio, di "campanili", però non di regionalismo. Numeri e percentuali raccontano quindi che il 60,2% di italiani ritiene che con il voto si riesca a determinare molto o abbastanza il futuro del paese (il 39,8% pensa invece che si incida poco o nulla). Persiste la richiesta di elezione diretta del capo del governo però con un calo dei fans: nel 2001 erano il 74,7%, oggi il 71,6%. Poca fiducia inoltre nell´attuale classe politica: non ce l´hanno sei italiani su 10 (il 60,7%), con un 39,3% però che dice di averla (più 3,3 rispetto al 2001). In controtendenza, rispetto al pressing del governo Berlusconi sul federalismo, c´è la richiesta di più Stato e più sostegno alla famiglia. Più che di devolution e riforme costituzionali, gli elettori vogliono la riforma della sanità, ma anche delle pensioni. Solo in fondo alla lista c´è un assenso alla riforma urgente e radicale dei poteri delle Regioni (5,7%), ma ci si pensa meno che nel 2001. E se c´è un settore che lo Stato dovrebbe sostenere per migliorare il livello di benessere è la famiglia. Altro tema-caldo, che ha scandito la campagna elettorale, è quello dell´impoverimento. Sorprendente è che sia sentito soprattutto nel Nordest (alla domanda se c´è un reale impoverimento dei cittadini, in quest´area rispondono "sì" il 90,9%, più che nel Sud e nelle Isole). «Paura che l´economia declini», osserva Roma. Mentre i grandi imprenditori e i partiti sono avvertiti come «i soggetti con più potere». Sulla fluttuazione del voto, interessante è notare che a fare da calamita agli incerti è stato l´Udc e le liste di nuovo conio, ma non il "listone" dell´Ulivo.
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