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giugno 29, 2004

Colli lasciata sola dagli alleati A Penati il 25% dei voti leghisti

La sconfitta dovuta più al mancato sostegno che alle astensioni

di Renato Mannheimer 

Pur nella loro limitatezza quantitativa in termini di territorio e di elettori coinvolti, i risultati del secondo turno delle elezioni della provincia di Milano mostrano con ancora maggiore evidenza i fenomeni, già emersi quindici giorni fa, che caratterizzano l’elettorato italiano nel suo complesso. Essi consistono in un rinnovato interesse alla politica da parte dei cittadini e in una espressione di disagio da parte dell’elettorato della Casa delle Libertà, in particolare verso Forza Italia.

LA PARTECIPAZIONE - Come di consueto, sia le elezioni europee, sia il secondo turno delle provinciali hanno visto una percentuale di votanti inferiore a quanto registrato alle politiche. Ma in entrambi i casi, la partecipazione è stata superiore alla omologa consultazione precedente. A Milano, al primo turno, ha votato il 73% contro il 71% del 1999. Ma c’erano in concomitanza le europee. Per questo, il differenziale del secondo turno è ancor più significativo: 53% oggi contro il 37% di cinque anni fa. In più, il voto al secondo turno è stato espresso in maniera, per così dire, anche più «efficace», con il netto calo della quota di voti bianchi o nulli.
In definitiva, in entrambi i turni delle provinciali e nelle europee si è verificato un coinvolgimento - già nella campagna elettorale - superiore alle aspettative. È, forse, il segnale di una nuova fase di mobilitazione politica, di una rinnovata voglia di partecipare dei cittadini. Secondo alcuni, si tratterebbe della fine del periodo del fascino dell’antipolitica nell’elettorato. È forse una valutazione prematura. Ma è certo in atto un tendenziale esaurimento della fase del distacco dalla politica. Ed è possibile che si stia avviando un nuovo ciclo di più intensa mobilitazione e partecipazione. Che si manifesta in diverse forme nelle varie zone d’Italia.

I RISULTATI - Data la minore affluenza, entrambi i candidati hanno ottenuto al secondo turno meno voti rispetto al primo. Ma l’erosione è differenziata. Penati, l’esponente del centrosinistra, ha perso 42.000 voti sui 913.000 ottenuti quindici giorni fa. Il tasso di riconferma è elevatissimo: oltre il 95%. Del tutto opposta è la situazione della Colli, la candidata del centrodestra. Al primo turno ottenne 809.000 voti, ai quali vanno aggiunti quelli dei partiti che hanno invitato i propri elettori a scegliere il centrodestra al secondo turno. Si tratta nel complesso di un patrimonio di 1.087.000 voti: più di quanti ne avesse raccolti Penati. Applicando il tasso di astensione rilevato nel complesso dell’elettorato, si trova che la candidata del centrodestra avrebbe dovuto raccogliere al secondo turno circa 830.000 voti. Ne ha avuti molti meno. Segno che diversi tra i suoi elettori non si sono recati a votare o hanno «tradito». Quali? In che misura? Sulla base dei sondaggi Allaxia-Nexus effettuati immediatamente prima del voto, siamo in grado di stimare i «flussi» che potrebbero essersi verificati. Essi mostrano che sia la partecipazione, sia il tasso di riconferma del candidato sono stati simili tra quanti al primo turno avevano votato Colli o Penati. Molto minore è stata la fedeltà dei leghisti, malgrado le direttive del loro movimento. E ancora meno elevata è la quota dei consensi per la Colli ricevuti dagli elettori degli «altri» partiti che pure avevano dato l’indicazione di sostenerla.
L’insieme di questi dati conferma dunque come la sconfitta della Colli sia dovuta alla crescente disaffezione verso Forza Italia da parte del suo elettorato e, in misura ancora più accentuata, da parte di quello dei suoi alleati nella CdL. Si tratta di un trend che la forte mobilitazione attuata tra il primo e il secondo turno non è riuscita ad invertire.

IL DISAGIO - Inoltre, il tasso di fedeltà per il centrodestra appare diverso anche in relazione all’area territoriale. A Milano città, sia la riconferma del voto precedente di quanti avevano scelto la Colli al primo turno, sia il voto a quest’ultima da parte dei leghisti appaiono maggiori. In altre parole, in provincia si registrerebbe un ancor più elevato disagio nei confronti di Forza Italia.
L’alto valore simbolico attribuito al voto di Milano ha spinto molti a considerarlo «l’inizio della fine» del movimento di Berlusconi. È possibile, ma non è detto che sia così. Dipenderà dalle mosse del Cavaliere nei prossimi mesi e, ancor più, dalle scelte del centrosinistra. Perché, come si è detto, la crisi di Forza Italia nasce dalla disaffezione verso quest’ultima, ma non è stata sin qui accompagnata da una crescita significativa dell’interesse dell’elettorato, specie quello di centro, per i partiti dell’opposizione.