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giugno 21, 2004

ANALISI DELL’ISTITUTO CATTANEO SUI RISULTATI DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE ED EUROPEE

 

Salvatore Vassallo

Docente di Scienza Politica e Politica comparata nell’Università di Bologna Vicedirettore dell’Istituto Cattaneo


(16 giugno 2004)

Questa analisi si riconnette a quella pubblicata il 14 giugno (di Piergiorgio Corbetta e Salvatore Vassallo) e intende rispondere ad alcuni specifici interrogativi che sono stati avanzati nel dibattito postelettorale in merito all’interpretazione dei risultati del voto.



1. Se si fosse votato per il Parlamento nazionale, e se gli elettori si fossero comportati come hanno fatto, ci sarebbe ancora una maggioranza di centro-destra in Parlamento?


2. La strategia unitaria adottata per le elezioni europee ha premiato oppure no i principali partiti che costituiscono l’Ulivo?


3. Come mai il centro-sinistra pur avendo “pareggiato” alle europee ha conquistato quasi tutte le presidenze di provincia?

Se si fosse votato per il Parlamento nazionale, e se gli elettori si fossero comportati come hanno fatto, ci sarebbe ancora una maggioranza di centro-destra in Parlamento?


Prima di rispondere a tale interrogativo occorre fare una premessa. Al contrario di quanto ci si attendeva sulla base dei sondaggi pre-elettorali, non si è verificato un significativo ribaltamento negli equilibri tra i due poli. Quelle aspettative dipendevano dal fatto che un quota consistente di elettori del centro-destra non dichiaravano le proprie intenzioni di voto o promettevano di astenersi, probabilmente perché sfiduciati verso i propri partiti e leader di riferimento. Era quindi plausibile ipotizzare che avrebbero effettivamente rinunciato ad andare a votare. Tuttavia, questo non è avvenuto e quindi si è dissolto quel vantaggio, in una certa misura fittizio, di due o tre punti (in percentuale sui votanti) rispetto alle precedenti consultazioni che ad esempio i leader della lista Uniti nell’Ulivo si erano accreditati. E’ bene chiarire che anche prima delle elezioni i leader della lista Uniti nell’Ulivo non potevano sperare molto di più di un vantaggio (relativo) indotto dalla minore partecipazione al voto degli elettori di centro-destra. Sappiamo infatti ormai da anni che i flussi tra le due coalizioni sono molto limitati e che l’esito delle elezioni è in genere dovuto da un lato alla composizione dei cartelli elettorali (il maggioritario premia i cartelli estesi) e dall’altro dal relativo grado di mobilitazione degli elettori di una parte (che li porta ad andare in massa alle urne) e di smobilitazione degli elettori della parte avversa (che li spinge per lo più a rimanere a casa o a votare per candidati eccentrici, piuttosto che a passare il guado che separa le due coalizioni).

Anche se non ne ha personalmente beneficiato, gli appelli del Presidente del Consiglio ad andare a votare, ma sorattutto (molto di più) la decisione di far votare di sabato pomeriggio (si veda a questo proposito l’Analisi del 14 giugno, di Piergiorgio Corbette), hanno effettivamente sortito l’effetto atteso, e le Europee ci hanno quindi restituito una misura più realistica dei rapporti di forza elettorale tra CD e CS, che per quanto riguarda il voto alle Europee, il meno sensibile a fattori locali, vede le due coalizioni sostanzialmente appaiate, con il CD in leggero calo e il CS in leggera crescita (su questo si rinvia alla Analisi dell’Istituto Cattaneo pubblicata il 14 giugno).

Da tali risultati alcuni ricavano la conclusione che, se si votasse oggi per il Parlamento nazionale, il centro-sinistra otterrebbe la maggioranza dei seggi e potrebbe governare. Questa conclusione si basa su un argomento in parte plausibile. In passato il centro-sinistra ha ottenuto meno voti verso i propri partiti e più voti verso i simboli di coalizione affiancati ai candidati nei collegi uninominali o ai candidati alle cariche monocratiche di governo (sindaco, presidente di provincia o di regione). Cosicché, continua questo argomento, se il differenziale con il centro-destra si è invertito, seppure lievemente, in una elezione proporzionale, l’effetto sarà ancora maggiore in elezioni che si svolgano con sistema maggioritario. L’argomento ha una sua plausibilità ma non è verificabile. Rimane insomma una pura congettura.

D’altro canto non è neppure possibile condurre una verifica del tutto accurata della “traduzione” dei risultati delle europee in termini di seggi parlamentari perché non si dispone (il Ministero degli interni non fornisce questo dato) di una distribuzione del voto delle Europee al livello dei collegi uninominali della Camera o del Senato. Per provare a verificare, almeno indirettamente, se la tesi del “sorpasso” è fondata, occorre tuttavia tenere in conto la distribuzione territoriale del voto. Quando è all’opera il sistema maggioritario, non basta infatti avere la maggioranza assoluta dei voti al livello nazionale, ma vincere, appunto, nella maggioranza dei collegi. Non avendo a disposizione i dati per collegio, il massimo che si possa fare per verificare la tesi del sorpasso, tenendo in qualche modo in considerazione la distribuzione territoriale del voto, è “far finta” che le province (intese come territori provinciali) siano altrettanti “collegi uninominali” e verificare in quante province l’ago della bilancia elettorale si sia effettivamente spostato a favore dell’una o dell’altra coalizione.

La tabella 1 riporta i risultati di questo test, raggruppando per ciascuna area geografica (usiamo per comodità le aree identificate dalle circoscrizioni per le elezioni europee) le province in cui prevale per più di cinque punti percentuali il centro-destra, quelle in cui prevale per più di 5 punti percentuali il centro-sinistra e quelle nelle quali i rapporti di forza sono equilibrati.

Come nella precedente “Analisi dell’Istituto Cattaneo” del 14 giungno, per rendere comparabili i dati lungo tutto l’arco temporale considerato e, poiché l’obiettivo del confronto è quello di misurare la forza elettorale delle due aree politiche così come si sono presentate e come potrebbero verosimilmente presentarsi nell’ambito di elezioni per il parlamento nazionale, abbiamo incluso nel centro-destra (CD), oltre ai partiti della Casa delle libertà, anche le liste socialiste guidate da De Michelis e le liste Sgarbi. Nel centro-sinistra (CS) abbiamo incluso anche la Svp e il Partito Sardo d’Azione.


Come si può notare dalla tabella 1, nel passaggio dal 2001 al 2004, pur variando l’equilibrio delle forze al livello aggregato nazionale, il numero delle province che pendono a favore dell’uno e dell’altro schieramento è cambiato a favore del centro-sinistra, ma in misura poco significativa, tanto che continua a prevalere nel complesso il centro-destra. Si noti peraltro che, usando il medesimo metro, la posizione del centro-sinistra era ancora più vantaggiosa nel 1999 di quanto non lo sia oggi. Naturalmente, questo non pregiudica affatto il possibile risultato delle politiche del 2006, anche perché quel risultato dipenderà, oltre che da ulteriori flussi di voto, dalla capacità delle due coalizioni di far effettivamente confluire il complesso della loro rispettiva “area elettorale” su candidati comuni.



Tab. 1 Numero di province in cui prevale l’area elettorale del centro-destra, numero di province in cui prevale l’area elettorale del centro-sinistra e numero di province in bilico. (*)

 

Europee 1999

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

Italia

CD (1)

Contendibili ( 2 )

CS (3)

18

3

2

9

4

9

2

7

12

9

12

15

 

38

26

38

 

 

 

 

 

 

 

Politiche 2001

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud

Italia

CD (1)

Contendibili ( 2 )

CS (3)

17

3

3

6

5

11

4

5

12

15

18

3

 

42

31

29

 

 

 

 

 

 

 

Europee 2004

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud

Italia

CD (1)

Contendibili ( 2 )

CS (3)

18

2

3

8

2

12

4

3

14

16

14

6

 

46

21

35

 

(1) Numero di province in cui il complesso dell’area elettorale del CD supera per più di 5 punti percentuali il complesso dell’area elettorale del CS.

(2) Numero di province in cui le aree elettorali del CS e del CD sono separata da meno di 5 punti percentuali sul totale dei votanti.

(3) Numero di province in cui il complesso dell’area elettorale del CS supera per più di 5 punti percentuali il complesso dell’area elettorale del CD.

(*) È esclusa dall’analisi la provincia di Aosta, in cui è assente la dinamica bipolare.

La strategia unitaria adottata per le elezioni europee ha premiato oppure no i principali partiti che costituiscono l’Ulivo?


Resta infine da chiedersi come si possa giudicare nel complesso la prestazione elettorale della lista Uniti nell’Ulivo, la principale novità di queste elezioni dal punto di vista dell’offerta politica.

Si è già visto (cfr. Analisi del 14 giugno) che nel complesso la lista sembra aver mantenuto tutti i voti che in precedenza erano stati ottenuti in passato nelle elezioni politiche ed europee dai partiti che le hanno dato vita. Ci si può ora chiedere se la strategia unitaria si sia rivelata, per quei partiti migliore o peggiore della strategia non unitaria. E’ possibile svolgere questa verifica perché come è noto gli elettori di 63 province sono stati chiamati a votare contestualmente sia per le Europee (per le quali hanno trovato la sola lista unitaria) sia per le amministrative (per le quali i singoli partiti della lista unitaria si sono presentati divisi).


Nel comparare le elezioni provinciali con le Europee occorre considerare un aspetto spesso sottovalutato. Si tende di solito ad analizzare i risultati delle provinciali considerando impropriamente le percentuali sui voti validi espressi a favore dei partiti perché si ritiene che in questo modo sia più corretto confrontarli con i voti ottenuti dagli stessi partiti in altre elezioni in cui si vota con il istema proporzionale, come quelle europee. Non si considera che vi è una considerevole differenza, sempre negativa, tra la somma ricevuta dai partiti tra loro coalizzati e i voti rivolti al rispettivo candidato presidente. Questo è vero sia per il centro-destra sia per il centro-sinistra, anche per ragioni strettamente tecniche: il voto al partito vale anche come voto al presidente ma non è vero il contrario. Siccome peraltro alle provinciali non è ammesso il voto disgiunto gli elettori che votano per il solo candidato presidente vanno considerati, al livello delle consultazioni amministrative, come elettori del centro-destra ovvero del centrosinistra, sebbene siano «senza partito». In realtà potrebbe trattarsi sia di elettori stabilmente identificati con la coalizione in questione (identificati a tal punto con la coalizione da non voler dare il loro voto ad uno dei partiti che la compongono) sia elettori che votano il solo candidato a presidente per ragioni attinenti alle sue specifiche caratteristiche personali ma che non ne condividono l’orientamento politico-partitico.


La tabella 2 presenta quindi il confronto tra i risultati ottenuti dalle principali componenti delle due coalizioni nelle elezioni provinciali ed europee. Si noti che un segno negativo indica che il raggruppamento in questione ha preso meno voti alle provinciali che alle europee. Ovviamente, lo scarto tra le provinciali e le europee è sempre positivo se si considerano gli elettori dei due schieramenti che alle provinciali hanno votato per i soli candidati a Presidente.


Dunque, se si confrontano correttamente i dati delle provinciali e delle europee, si vede che nessuna delle due strategie (unitaria e non unitaria) appare a prima vista più efficiente dell’altra. Le forze politiche della lista Uniti nell’Ulivo ottengono nel complesso, su base nazionale, praticamente lo stesso numero di voti alle provinciali e alle europee. Cisono tuttavia differenze significative sul piano territoriale. La strategia unitaria della lista Uniti per l’Ulivo, per ragioni note e facilmente comprensibili, già esposte nella precedente analisi del 14 giugno, paga al Nord mentre non paga al Sud.


È tuttavia importante notare che, mentre nessuna delle due strategie appare più efficiente dell’altra sul piano strettamente elettorale, gli effetti sulla credibilità della coalizione, sulla sua coesione interna e sulla reputazione del suo leader (anche in considerazione della deludente prestazione della Margherita) sarebbero stati con tutta probabilità assai peggiori se la strategia della divisione fosse stata adottata anche nel caso delle elezioni europee.

Come mai il centro-sinistra pur avendo “pareggiato” alle europee ha conquistato quasi tutte le presidenze di provincia?


La tabella 2 consente di mettere in evidenza un ulteriore fenomeno di interesse per l’analisi dei risultati elettorali. È importante, anche a questo proposito, tenere conto del voto rivolto ai soli Presidenti. Dai dati forniti nella Tabella 2 sembra emergere abbastanza chiaramente come, pur essendo di sicuro all’opera flussi più complessi ed articolati, nella sostanza la vittoria dei candidati alla presidenza di provincia del centro-sinistra sia l’effetto di un doppio fenomeno: a) sono confluiti su di essi gli elettorati di tutti i partiti della coalizione …; b) oltre ad un 5% in media di elettori aggiuntivi. Al contrario, la sconfitta dei candidati del centro-destra sembra dipendere, oltre che delle divisioni interne alla coalizione, dal fatto che: a) Forza Italia ha perso, al livello amministrativo, gli elettori, già ridotti rispetto al passato al livello delle europee, che «votano per Berlusconi»; b) questi elettori sono stati intercettati solo in parte da An e Udc; c) il «valore aggiunto» dei singoli candidati alla presidenza, infine, è stato nel centro-destra sensibilmente inferiore a quello dei candidati del centro-sinistra.

Tab. 2 Differenza tra i voti ricevuti alle elezioni provinciali e quelli ricevuti alle elezioni europee (in percentuale sul totale dei voti validi per l’elezione dei presidenti di provincia).

 
 

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud

Italia

Verdi + PdCI + Prc

-0,52

-0,43

-0,43

-0,22

-0,40

Uniti nell’Ulivo

-4,99

-2,24

+2,63

+4,54

-0,17

Udeur + Di Pietro + Svp

+0,39

+0,30

+0,53

+1,86

+0,84

Voti ai soli candidati Presidenti

+6,74

+6,00

+4,28

+5,42

+5,75

Fi + Ln

-20,93

-15,56

-7,39

-8,66

-13,70

An + Ucd

+12,55

+9,55

+2,32

-0,22

+6,23

Sgarbi + Socialisti

-0,70

-0,74

-0,38

-0,11

-0,47

Voti ai soli candidati Presidenti

+6,31

+3,10

+1,09

+3,79

+3,96

      

NB – Un segno meno indica che il raggruppamento in questione ha preso meno voti alle provinciali che alle europee.