giugno 14, 2004  Forza Italia paga il voto mobile: sei su cento hanno scelto l’Ulivo
LA PARTECIPAZIONE - È stata più elevata delle precedenti europee ed è, come sempre, tra le massime nell’Ue. Sia a causa della cultura politica del nostro Paese, per la quale il voto è prevalentemente sentito come «dovere», sia, specialmente, per il forte significato politico nazionale attribuito, più o meno correttamente, alla consultazione. Per molti, incitati in questo anche dalle dichiarazioni di diversi leader, la scadenza europea ha finito col rappresentare l’occasione di una sorta di «resa dei conti» tra governo e opposizione. Attraverso la quale, come aveva detto, assai poco opportunamente, un importante esponente politico, «il voto popolare chiarirà finalmente chi ha la maggioranza nel Paese». Il chiarimento non c’è stato, ma la «mobilitazione» dell’elettorato, in parte sì. E forse non è un caso se il sabato ha visto una partecipazione relativamente più elevata nelle regioni ove il centrosinistra è tradizionalmente più forte. Il fenomeno è certo legato alla concomitanza con le amministrative. Ma dipende anche dal fatto che, come mostravano i sondaggi, molti elettori dell’opposizione non «vedevano l’ora» di esprimere il loro voto contro Berlusconi. Anche l’afflusso alle urne ha dunque un significato politico. Rispetto alle politiche del 2001, tuttavia, la partecipazione risulta inferiore. Si può stimare - prescindendo però dalle coorti che nel frattempo sono entrate o uscite dal corpo elettorale - che grossomodo il 10% dei votanti del 2001 abbia deciso questa volta di astenersi.
I RISULTATI - Hanno perduto le formazioni maggiori, Forza Italia e l’Ulivo. Ma la sconfitta del partito di Berlusconi è certo l’elemento più significativo di queste elezioni, quantomeno per le sue dimensioni. Rispetto al 2001, Forza Italia ha ottenuto grossomodo 4 milioni di voti in meno. In parte, il calo è dovuto alla contrazione generale della partecipazione che ha coinvolto l’intero elettorato. Ma, anche tenendone conto, si può stimare che, oltre all’erosione «scontata» per il generale minore afflusso al voto, Forza Italia abbia perso grossomodo 3 milioni di consensi «aggiuntivi», vale a dire poco meno del 14% del risultato di tre anni fa. Anche una buona parte di questi ultimi si è diretta verso l’astensione (che ha dunque colpito in misura molto maggiore il partito di Berlusconi), mentre altri hanno preferito le forze politiche concorrenti: soprattutto An (su 100 elettori di Forza Italia che hanno votato sia nel 2001 sia 2004, otto hanno scelto An), ma anche, persino, la Lista dell’Ulivo (sei su cento). La contrazione di consensi subita da quest’ultima è assai minore. Essa ha perduto, rispetto al 2001, circa 800 mila voti. Buona parte dei quali, però, fanno parte dell’astensione «fisiologica» di queste elezioni. Il calo «aggiuntivo» di circa 170 mila voti, pari a 1% dell’elettorato del 2001. Si tratta di una perdita originata un po’ più dalla componente della Margherita, per la quale il tasso di conferma del voto del 2001, pure elevato, risulta inferiore a quanto riscontrabile per i Ds. Molti elettori della Margherita hanno preferito, in questa occasione, votare scheda bianca mentre i Ds che si sono allontanati dall’Ulivo si sono diretti a sinistra, verso Rifondazione o Occhetto. In definitiva, è vero che il risultato dell’Ulivo è stato ampiamente sotto le aspettative dei suoi stessi media (alcuni dei quali si sono mostrati, al solito, assai prudenti, quando si tratta di elezioni). Ma, sul piano della misurazione dei consensi, l’erosione di voti per Forza Italia ha dimensioni maggiori.
LE IMPLICAZIONI POLITICHE - Ciò non significa che gli elettori abbiano voluto «colpire» il governo. Contrariamente alla maggioranza degli altri Paesi, l’esecutivo non è stato messo in svantaggio dal voto. Gli elettori hanno voluto esprimere il loro disagio direttamente alla persona del premier, esattamente come quest’ultimo si era personalmente impegnato nei loro confronti. Ma, anche se tutti - o quasi - gli elettori hanno preso in considerazione la situazione politica interna nel decidere il loro voto, escludendo quasi ogni riferimento al Parlamento europeo, è poco opportuno trarre dal risultato delle consultazioni di sabato e domenica eccessive implicazioni sugli equilibri politici nazionali. Soprattutto perché l’elettore considera le europee come elezioni di «secondo ordine». Per questo, il suo voto è spesso «in libertà». Libero da eccessive considerazioni strategiche o di appartenenza. E usato spesso per lanciare un segnale - forte, ma non definitivo - al proprio partito. Ciò favorisce la scelta dei partiti minori e, dunque, la frammentazione. Che è incentivata dal sistema elettorale adottato, quello proporzionale, che stimola inevitabilmente la dispersione del voto. In qualche modo, gli elettori hanno mostrato in queste europee una sorta di attrazione per il proporzionale. Non appena è stata data loro la possibilità in questo senso (sia per il tipo di consultazione, sia per il sistema elettorale) vi ci sono buttati a capofitto. Punendo i partiti maggiori, a favore dei più piccoli. Se, nonostante queste avvertenze, si volesse immaginare che le elezioni di sabato e domenica avessero lo scopo di delineare il Parlamento nazionale, si dovrebbe concludere che l’Italia sarebbe in un bel guaio. Il centrosinistra appare in maggioranza, ma il computo è stato determinato dal fatto che alcune forze che prima erano nel centrodestra, si dichiarano oggi esterne ai poli. Vi è il caso, ad esempio, dei socialisti per l’Europa, che, col loro 2%, sono ritornati a costituire una sorta di ago della bilancia tra i due schieramenti. Se si fosse trattato di elezioni politiche, che danno luogo ad un governo, manterrebbero la loro posizione «esterna»? Inoltre, l’insuccesso della lista Prodi ha mostrato nuovamente la difficoltà, forse insita, nel formare alleanze e coesioni. Se anche l’opposizione attuale riuscisse a costituire un governo, è ragionevole pensare che esso avrebbe poca durata e che sarebbe travolto dai problemi interni. Nel centrodestra, la situazione non è migliore. Il calo della leadership di Berlusconi lascia aperto lo spazio a mille litigi: ne avremo la prova nelle prossime settimane. Insomma, è una fortuna che non si sia trattato di elezioni per il Parlamento, ma di un semplice grande sondaggio. Le cui implicazioni, dovrebbero nei prossimi mesi guidare gli strateghi delle forze politiche.
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