giugno 10, 2004  Ostaggi liberati, il voto (forse) ci guadagna
Punto.com, 9 giugno 2004 L'effetto positivo Naturale aspettarsi che il buon esito della vicenda finisca per favorire il governo, e in particolare il partito del premier Silvio Berlusconi L'effetto boomerang Alcuni esperti di comunicazione arrivano però a ipotizzare anche un esito contrarioOBIETTIVO 25%. La tempestiva liberazione delle tre guardie giurate in missione a Bagdad fa lievitare le aspettative forziste in vista del voto di sabato prossimo. Aspettative fantascientifiche fino alle 14 di ieri, ma improvvisamente plausibili, così come plausibile, ora, appare l'affermazione complessiva dei partiti di maggioranza in virtù dell'inevitabile onda emotiva. Uno scenario che, in realtà, non stupisce più di tanto, visto che questo giornale l'aveva prefigurato solo pochi giorni fa. Gliespertoni della comunicazione, però, insinuano a sorpresa l'ipotesi di un clamoroso effetto boomerang che l'operazione-ostaggi potrebbe produrre ai danni di Berlusconi. Mario Morcellini ha fiducia nel pragmatismo smaliziato degli italiani: «Potrebbe verificarsi anche uno shock negativo: è possibile che la consapevolezza culturale del paese sia talmente cresciuta da percepire puzza di bruciato in una notizia che arriva in questo momento». Mario Rodriguez, invece, sospetta che qualcosa di poco gradito al Cavaliere-liberatore possa ancora accadere: «Chi lo sa: potrebbe essere anche un pasticcio, se si vengono a sapere delle cose, se, tornando, gli ostaggi parleranno di pace, se diranno che è stato un errore andare in Iraq». Speranze vane, probabilmente. La cinica sagacia calcolatrice con cui Berlusconi ha favorito il ritorno dei tre derelitti (o in alternativa il suo gran culo) produrrà un "nuovo miracolo italiano". Quello di mantenere il Cavaliere in sella. 8 giugno, una liberazione che porta voti Forza Italia, dopo l'operazione-salvataggio, punta a un insperato 25%. Sfruttando l'onda emotiva Mario Morcellini: «Eppure, il paese potrebbe sentire puzza di bruciato in una notizia che arriva così» E ADESSO CHIAMATECI NOSTRADAMUS. La scorsa settimana, in una piacevole chiacchierata con il sociomassmediologo Mario Morcellini, avevamo azzardato sul nostro giornale un'idea dal sapore vagamente eversivo. "I soliti intruglioni - recitava l'articolo - prospettano in questi giorni un altro scenaro, sostenendo che Silvio Berlusconi abbia già pagato un riscatto per i tre ostaggi o si avvii a farlo, riservandosi di attendere la sospirata liberazione giusto qualche giorno, o qualche ora, prima del week end elettorale" «Di certo - aveva. commentato Morcellini senza scomporsi troppo - la liberazione dei prigionieri sarebbe una grossa botta mediatica, ma una tale prospettiva non dissipa l’idea che tutta questa difficilissima vicenda sia stata gestita male».
No, non si tratta di magia occulta. Il colpo ad effetto era nell'aria da settimane e per fortuna è stato uno shock benigno. Un sollievo, visto che qualcuno aveva già vaticinato scontri violenti in occasione delle "vacanze romane" di George W. Bush. La sorte, invece, ha scelto che la liberazione dei tre eroi patri avvenisse martedì 8 giugno, giusto quattro giorni prima dell'apertura delle urne, il tempo utile per farli tornare, lavare, vestire ed essere ricevuti a Palazzo di fronte a stuoli di flash e telecamere. «Io la chiamerei "liberazione ad orologeria" - commenta senza alcuna diplomazia Morcellini - Bisogna separare radicalmente due reazioni: quella umana, che ci dice che è una straordinaria notizia al di là della campagna elettorale, e quella sociale. E' stupefacente che in un tempo di sequestro lungo dei mesi, la lieta novella arrivi questa settimana, peraltro all'indomani della divulgazione di sondaggi che assegnano uno scarto del 3,5% a favore del centrosinistra. Un happy end che fino ad oggi sembrava impossibile e che avviene in un modo singolarmente cronometrato». share a confronto | Un italiano su tre ha scelto la partita Vespa fermo al 13% Il calcio continua a farla da padrone nei palinsesti tv, anche in una giornata come quella di martedì, segnata dalla notizia della liberazione dei tre italiani rapiti in Iraq. La finale dell’Europeo under 21 tra gli « azzurrini » di Claudio Gentile e la Serbia ha infatti catturato l’interesse del 32.3% dei telespettatori, oscurando lo speciale di « Port a a Porta » dedicato al ritorno in libertà di Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino. La trasmissione di Bruno Vespa, per l’occasione spostata in prima serata, non è andata oltre il 12,93% di share, pari a circa 3 milioni e 200 mila utenti collegati. Nel corso del programma era intervenuto in diretta video il premier Berlusconi dagli Usa, mentre in studio erano ospiti, tra gli altri, il ministro degli esteri, Franco Frattini, quello alle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, e diversi parlamentari di maggioranza e opposizione. La spiegazione per i magri ascolti, oltre che nella notoria passione calcistica del Bel Paese, sta forse anche nel fatto che la notizia della liberazione era stata data nelle edizioni straordinarie di tutti i telegiornali, che avevano coperto praticamente a ciclo continuo l’intero pomeriggio. Tra tutte, il maggiore share — il 31,86% — è quello ottenuto dallo speciale del Tg5 che ha interrotto la soap opera ' Cento vetrine' e che tra le 15.04 e le 16.56 ha tenuto incollati al video 4 milioni e 276 mila spettatori.
| Corriere della Sera - 10/06/2004 |
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La telefonata volante al Tg1, in cui il Cavaliere ha legittimamente rivendicato la paternità dell'operazione che ha restituito la libertà ai nostri connazionali, non ha fatto altro che mettere un suggello esplicito agli intenti elettorali del premier. Una ricaduta emozionale che alcuni esperti valutano in due-tre punti percentuali in più per Forza Italia, che a questo punto potrebbe avere le chances per arrivare al 25%. Morcellini non ne è troppo sicuro: «In questa vicenda Berlusconi è un uomo politico che sta cercando di recuperare i consensi perduti. Eppure, potrebbe verificarsi anche uno shock negativo: è possibile che la consapevolezza culturale del paese sia talmente cresciuta da percepire puzza di bruciato in una notizia che arriva in questo momento. Ma è anche vero che una "contabilità" elettorale questi eventi la possono avere». La cosa pressoché certa è che questo can can metterà in secondo, terzo o quarto piano (se non in soffitta) altri temi non proprio amatissimi dal nostro premier, come ad esempio la crisi economica, le difficoltà di rapporto con Confindustria e Bankitalia, le frizioni sostanziali tra il vicepresidente Gianfranco Fini e il ministrissimo Giulio Tremonti, l'eterno conflitto di interessi. «Berlusconi, però, sta gestendo bene questa fase - sostiene Mario Rodriguez, studioso di comunicazione politica - comprese le ricorrenze del 2 e del 4 giugno e la visita di Bush. Adesso non ci resta che attendere il ritorno degli ostaggi e sentire cosa diranno. Chi lo sa: potrebbe essere anche un pasticcio, se si vengono a sapere delle cose, se parlano di pace, se dicono che è stato un errore andare in Iraq». Difficile, molto difficile che le tre guardie giurate tornino a casa per mettere nei guai Berlusconi: tutto sta a vedere quanto peso gli italiani vorranno dare alla faccenda nel silenzio dell'urna. Rodriguez minimizza: «Io non credo che la scelta di voto sia così esposta al vento delle emozioni». Qualcosa del genere diceva anche Aznar, solo pochi mesi fa. |