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giugno 9, 2004

LE PREVISIONI SULLA REAZIONE DEGLI ELETTORI ITALIANI

 

I politologi: ci saranno influenze sul voto

«Calerà l'astensionismo di destra ma il vero gioco si fa all'Onu»

analisi
Antonella Rampino

La Stampa, 9 giugno 2004

CERTO, in una visione non contabile delle cose, la liberazione degli ostaggi è essenzialmente felicità di una nazione. Però, a pochi giorni dall'inevitabile contabilità politica rappresentata da elezioni importanti, altrettanto inevitabile è porsi una domanda, che infatti subito ieri tra detto e non detto serpeggiava nel Palazzo: come reagirà, elettoralmente parlando, la pubblica opinione di fronte all'evento che Berlusconi stesso ha definito come «la linea del governo che viene premiata»? Va detto che la domanda non è peregrina, e nemmeno cinicamente contabile, perché, come ha scritto il professor Ilvo Diamanti, siamo ormai «in una democrazia fluida». Non solo da tempo sono cadute le ideologie, ma a questo da pochissimo s'è aggiunto un fatto: gli spostamenti elettorali non sono tanto da uno schieramento all'altro, quanto dal voto al non-voto. E il voto, comunque, viene in gran parte determinato nell'ultima settimana, e strategiche sono le quarantott'ore finali: è quel che è già accaduto alle politiche in Germania, alle amministrative in Francia, e recentissimamente, come si sa, in Spagna. Dove il tragico attentato dell' 1 i marzo è stato individuato come concausa estemporanea, se non addirittura come agente primario, del ribaltamento politico della Zarzuela.
E del resto, non sarà un caso se, all'incirca un mesetto fa, un sondaggio rimasto sinora riservato individuava la liberazione degli ostaggi italiani come capace di portare a Forza Italia addirittura un bel 7 per cento di voti.
Tantissimo. Anzi troppo. Almeno a quanto dicono gli scrutatori della pubblica opinione. Per loro, un po' per tutti da Klaus Davi a Nicola Piepoli, lo «spostamento» a favore del partito del premier non dovrebbe essere in grado invece di portare molto in più dell'un per cento. Ma attenzione: «E' una quantità di voti enorme, tale da fare la vita di Giorgio La Malfa e Vittorio Sgarbi», avverte Piepoli aggiungendo che per giunta «è una valutazione di partenza, poiché il fatto potrebbe pesare assai di più». L'un per cento si intende su un elettorato, qual è quello che alle precedenti europee ha votato, pari a 30 milioni di persone: dunque, son trecentomila voti. Voti che potrebbero essere strategici, però, per l'obiettivo che Berlusconi si è prefisso sin dall'inizio in campagna elettorale: non certo puntare a sottrarre voti all'opposizione, piuttosto «recuperare» un eventuale astensionismo di centrodestra.
Su questo punto, assicura Klaus Davi, l'effetto-ostaggi «non si farà sentire». Piuttosto, avverte, «se il premier vuol far previsioni, farebbe bene a seguire 1a meteorologia: si vota di sabato e di domenica, alla fine di un lungo inverno, e di una primavera inesistente». E insomma, il principale rivale di Berlusconi sarebbe anzitutto uno: il mare. Cioè una forma di astensionismo edonista, rivale in verità di tanti premier. E qualche volta anche infido alleato, come accadde a Craxi nel 1991 che, sia pure per un referendum nel quale dunque strategico è il raggiungimento del quorum, esortò a un bel «Tutti al mare» contro la preferenza unica. Che invece, come è noto, passò.
Poi, certo, oltre i dati, e dentro gli eventi capaci di riorientare l'elettore, c'è la politica. Traspare dalle analisi dei sondaggisti: «Per un paio di giorni saremo tutti felici della liberazione degli ostaggi. Poi andremo tutti in banca, a fare benzina, a comprare zucchine al mercato», fa Klaus Davi. Ovvio, ma è proprio l'ovvietà il punto: «Sulle decisioni dell'elettore-consumatore inciderà molto di più 1a nuova risoluzione dell'Onu sull'Iraq». Perché verrà immediatamente percepita come un elemento rassicurante, come il volano capace di riaprire sulla fiducia l'orizzonte de1 futuro. E' lì che «sarà dura per il centrosinistra», dice Davi che in questa campagna è consulente dei Diesse. Consiglio dato alla Quercia: «Tenere i nervi saldi, sottolineare le negative previsioni economiche per 1'Italia».
Basterà? Scuote la testa Claudio Velardi, convinto che non ci sarà un effetto-ostaggi, né per l'opposizione né per Berlusconi, «visto che quella vicenda è stata gestita con appeasement da entrambi gli schieramenti». Anche se «certo Berlusconi potrà recuperare un pezzo del suo astensionismo, poiché la vicenda gli consentirà di puntare sulla politica estera, e non su quella interna, punto deficitario del proprio governo». No, quello che peserà sarà la nuova risoluzione sull'Iraq. L'Onu, «il punto su cui la sinistra s'è incalcagnata», per dirla col toscano di Giovanni Sartori. «E' quello il vero colpo di Berlusconi alla vigilia delle elezioni». E' quello l'evento capace di offuscare anche il successo della liberazione degli ostaggi.