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giugno 2, 2004

L'appello di Bossi - Voleva rassicurare ma così c’è il rischio di scoraggiare i suoi


di RENATO MANNHEIMER

Nel decidere - perché senza dubbio si è trattato di una sua scelta - di registrare il suo appello, Bossi ha voluto anche rispondere a quanti ritenevano poco opportuno che, dopo diverse settimane, non si avesse notizia dello stato di salute di un ministro in carica. Ma lo scopo principale dell’intervento è stato un altro: «rassicurare» la base leghista e spronarla a confermare, in occasione delle elezioni, la fiducia al partito. Forse anche in risposta all’invito di Berlusconi a non «sprecare» il voto favorendo i partiti piccoli. Per tentare di capire in che misura Bossi è riuscito nel suo intento, è utile considerare separatamente le componenti del messaggio

1) La voce. Le più diffuse reazioni di chi ha ascoltato l’intervento sono state suscitate dal suono, prima ancora che dai contenuti. C’è stata sorpresa, impressione nel sentire le parole pronunciate in modo così malfermo. Un sentimento simile a quelli che si provano - stupore, dispiacere, tristezza - quando si va a trovare una persona malata e la si vede in condizioni peggiori di quelle che ci si attendeva. Le percezioni negative sono state infatti amplificate dal contrasto con le aspettative. Dopo che, per molto tempo, si è assicurato che il leader sarebbe ritornato presto, in forze, a fare la campagna elettorale, gran parte dell’elettorato si attendeva probabilmente di sentire ancora la voce tonante cui il Bossi ci aveva abituati. Senza tener forse sufficientemente presenti gli effetti del male che lo ha colpito e della terapia cui è stato sottoposto.

2) Lo stile e i contenuti. Anche la forma comunicativa ha risentito della debolezza dell’uomo. Bossi ha impiegato assai poco - o non ha potuto usare del tutto - le tecniche oratorie, spesso molto efficaci, tradizionalmente presenti nei suoi interventi. E sul piano dei contenuti, ha colpito la parziale contraddittorietà del discorso. Da un verso Bossi ha ripetuto «sarò con voi sul territorio», ma dall’altra ha dovuto ammettere che «devo recuperare le forze»; «questa volta è andata così». Il messaggio principale, destinato in primo luogo ai militanti leghisti, tuttavia è emerso chiaramente. Bossi ha voluto - dovuto - dire con la sua stessa voce: «Votate Lega, io ci sono ancora».

3) Gli effetti. Saranno diversi nelle varie fasce di pubblico. È ragionevole pensare che i militanti avessero «bisogno» di ascoltare la voce del capo - anche se provata - dopo un lungo periodo di mistero sulla sua sorte. Da questo punto di vista, la conseguenza sarà probabilmente quella di una più intensa mobilitazione, sulla spinta della pietà, del dolore, ma anche dell’esempio di un uomo che ha dedicato tutte le sue energie alla causa in cui crede. Ma nella fascia di elettorato leghista non militante - e ancor più in quello potenziale - le conseguenze possono essere opposte. Ascoltare la voce di Bossi può aver portato a una sorta di scoramento. Di pessimismo sulla possibilità della Lega di rimanere quella che era. Di riflessione dubbiosa perfino sull’opportunità del voto.
In definitiva, un messaggio scioccante, dagli effetti contradditori. Forse indispensabile per la base militante, ma non necessariamente positivo e mobilitante per il resto dell’elettorato.