maggio 30, 2004 Berlusconi: «Alle Europee supereremo il 25 per cento»il Giornale 30-05-2004 «Alle Europee supereremo il 25 per cento» Berlusconi: votate per me e non per i piccoli partiti, insieme cambieremo l'ItaliaRENATO PERA da Assago (Milano) «Spero, e lo dico con tutto il cuore, di continuare a essere degno di voi e della vostra fiducia - esordisce commosso, quando gli applausi e le acclamazioni che lo hanno accompagnato fin sul podio non si sono ancora del tutto spenti - e prendo qui il solenne impegno di continuare con tutte le tuie e le vostre forze in quel grande progetto che ci accomuna: cambiare l'Italia». In meno di 40 minuti e parlando a braccio, Silvio Berlusconi chiude il Congresso di Forza Italia riassumendo come intende cambiare l'Italia e spiegando quanto sia già cambiata. Passa così dal nuovo prestigio acquisito in politica estera dal nostro Paese alle prossime europee, dall'Irak alla riforma fiscale, liscia il pelo agli alleati dopo la bacchettata del giorno prima ma sconsiglia poi dal votare per i piccoli partiti e invita anzi a votare per lui, annuncia l'invio di un opuscolo a 15 milioni di famiglie, si dice sicuro della vittoria elettorale e prevede oltre il 25 per cento dei suffragi al suo partito. Per concludere riallacciandosi alle sue prime parole: «Siamo qui dopo dieci anni per cambiare la storia d'Italia ma noi siamo già nella storia: continueremno a starci per i tempi che verranno e ci saremo da protagonisti». Il Forum di Assago, praticamente pieno, è un tripudio di bandiere rosso-verdi o azzurre quando alle 13.10 il leader di Forza Italia comincia a parlare. Si era preparato un discorso scritto, più stringato di quello «forse un po' troppo lungo» pronunciato giovedì sera all'apertura dei lavori, ma poi decide di improvvisare. «Abbiamo vinto le elezioni del 2001 - ricorda - con lo slogan "La forza di un sogno, cambiare l'Italia". Abbiamo lavorato, stiamo lavorando e lavoreremo per arrivare al 2006 con un altro slogan, che ho chiaro nella testa e nel cuore: "La forza dei fatti, l'Italia è cambiata"». E si dedica subito a tessere le lodi della coalizione di centrodestra, e quindi degli alleati, contrapponendola al «cartello elettorale» del centrosinistra. «Siamo al governo del Paese - dice - in un'alleanza che è tutt'uno con noi, che certamente ci comporta dialettica ma che è governo, è maggioranza del Paese insieme con noi. Loro non lo sarebbero senza di noi, noi non lo saremmo senza di loro. L'opposizione il programma lo fa scrivere da un unico signore, noi lo abbiamo scritto insieme. Ed è stato un programma che è venuto fuori con facilità, perché insieme con loro ci siamo ritrovati sugli stessi valori, sugli stessi principi». Con le forze della coalizione, Forza Italia si era quindi messa al lavoro per attuare il programma, per scoprire però dall'1l settembre di quel 2001 in poi quanto il panorama stesse cambiando con la crisi delle Borse, due guerre, i bond argentini e i crac di casa nostra. «Tutto imprevedibile e imprevisto - commenta - si prevedeva una crescita del 3 per cento e invece abbiamo dovuto affrontare una stagnazione». Anche per colpa di un'Europa «che non è reattiva, difende le sua moneta unica in modo tale da non renderla competitiva rispetto al dollaro, non ammette una politica di deficit perché ci sono i parametri di Maastricht. ma dall'altra parte dovrebbe sostituirsi agli Stati nazionali e non lo fa». Ciò nonostante molto è stato fatto e questo governo ha battuto il record di longevità, «un record del quale siamo orgogliosi, perché la stabilità è la premessa indispensabile se si suole incidere in un Paese e in uno Stato». Orgogliosi anche, aggiunge, per la dimostrazione di moralità «che in politica non significa soltanto non rubare, ci mancherebbe, ma mantenere la parola! E ho l'assoluta certezza che questo governo durerà per i due anni che mancano alla fine della legislatura» . Gli avversari, ricorda Berlusconi, sostengono che questa durata è dovuta alla nuova legge elettorale. «Ma questa legge c'era anche prima delle elezioni del 1996 - sottolinea-e quei signori sono riusciti a stabilire tre record. Anzitutto hanno presentato o un programma in cui non credevano perché non si aspettavano di andare al governo e gtnndi non hanno realizzato nulla. Il secondo record è stato quello di prescntare una magggiorrnza diversa, priima con Rifondazione che diceva non facesse parte della loro coalizione, poi con un gruppo di deputati eletti con il centrodestra che hanno tradito il loro incarico. Terzo record, hanno cambiato anche il capo del governo indicato ai loro elettori, con la negazione del mandato elettorale e della democrazia. Ben diversi, è il senso delle sue parole, i nostri record a parte quello delh longevità. Diversi i risultati, che però bisogna far conoscere. A questo scolo, dopo avere invitato tutti «a spiegare a quelli che avvicinate ciò che abbiamo realizzato», il Cavaliere annuncia l'invio «a 15 milioni di famiglie italiane di un opuscolo che riassume i risultati di tre anni di governo». Ed esorta alla vigilanza «perché sappiamo già di basse strategie volte a rendere difficile la consegna dell'opuscolo». In testa alle realizzazioni del suo governo Berlusconi mette i successi in politica estera, nati da premesse tutt'altro che incoraggianti «perché l'Italia che avevamo trovato non era protagonista una procedeva sommessamente dando l'immagine di chi non è in grado di mantenere gli impegni». Grazie invece alla sua incessante attività, «agli oltre 500 incontri personali, ho conquistato la fiducia degli interlocutori più importanti con i quali, forse per l'età, parlo da fratello maggiore». Un lungo e applauditissitno passaggio del discorso del presidente del Consiglio ha riguardato l'Irak «dove non potevamo comportarci diversamente». Lui lo definisce «impeccabile» questo comportamento e ribadisce che non ci ritireremo. «Se dovessimo farlo, immolando sulla volontà dell'opposizione con cui ci troviamo a che fare il prestigio internazionale dell'Italia e la lealtà dell'Italia alle sue alleanze occidentali, dovremmo ritirarci per coerenza da tutte le altre missioni di pace». E, ricordando i 18 militari italiani morti in Irak, il premier grida quasi il suo «orgoglio doloroso, perché quando il capo di un governo decide di mandare dei suoi ragazzi, dei suoi concittadini in una situazione di pericolo, questo capo di governo sente forte su di sé un'enorme responsabilità e soffre come se al fronte ci fossero figli suoi» Il fisco, infine, cavallo di battaglia di questa campagna elettorale La riduzione si farà anche perché «bisogna dare all'economia uno choc positivo, perché se lo Stato ci chiede il 30 per cento sentiamo che è giusto, se il 50 è un'ingiustizia e oltre il 50 una somma ingiustizia». E, dopo avere letto la lettera acclusa all'opuscolo in distribuzione (che riportiamo integralmente nella pagina precedente) Berlusconi conclude invitando gi italiani «a fare vostro lo slogan "Sinistra = più tasse, Forza Italia = meno tasse"». Si chiude con un'ultima standing ovation, mentre il pubblico canta con il coro «Azzurra libertà» e il leader, già riconfermato presidente per acclamazione, che si regala una passerella tra delegati e militanti. |