SONDAGGIO Quel 63% "senza se e senza ma" che peserà sul voto
Ecco l´Italia dei pacifisti "No alla guerra, sempre" Nel centrosinistra il 72% rifiuta l´intervento militare, nel centrodestra è il 42% Demos per Repubblica: solo per il 33% "qualche volta la forza è necessaria" Persiste una spinta alla mobilitazione pacifista: il 46% pronto a scendere in piazzaFABIO BORDIGNON Guerra e pace: una frattura ormai profonda all´interno della società italiana; rilevante dal punto di vista sociale e politico; cruciale, potenzialmente, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Una frattura determinata dalla guerra in Iraq, ma la cui portata supera, oggi, il giudizio sull´intervento: la guerra, qualsiasi guerra appare sbagliata alla maggioranza degli italiani. E le possibili conseguenze sul comportamento di voto non possono, ad oggi, essere trascurate. Inoltre, in una fase in cui è il confronto politico a catalizzare l´attenzione, le persone riscoprono il desiderio di far sentire la propria voce, di manifestare in favore della pace. A segnalarlo sono i dati della 4? indagine dell´Osservatorio sul Capitale Sociale, curata da Demos in collaborazione con Coop, di cui presentiamo, in questa pagina, alcuni risultati. Il "no" dell´opinione pubblica italiana all´intervento in Iraq è stato costantemente registrato, dai sondaggi, nel corso dell´ultimo anno. Una netta maggioranza della popolazione ha espresso, a più riprese, la propria opposizione verso l´iniziativa militare degli Usa e delle forze alleate. Ma il sentimento pacifista pare estendersi, oggi, ben oltre il conflitto mediorientale; assumendo toni perentori. Agli occhi degli italiani, la guerra è sempre sbagliata: il 63% non la ritiene giustificabile in alcuna circostanza. Solo una persona su tre - il 33% - afferma vi siano situazioni in cui la scelta bellica diventa ineluttabile. Una quota residuale, poi, assume uno sguardo freddo e distaccato, giudicandola, semplicemente, un metodo "legittimo" per risolvere le tensioni tra paesi sullo scenario internazionale (3%). Il dato generale nasconde, tuttavia, importanti distinzioni interne, che sembrano proporre, innanzitutto, una radicalizzazione delle contrapposizioni politiche. Tra gli elettori del centrosinistra è il 72% a far proprio il totale rifiuto dell´opzione militare (con una punta del 90% tra i simpatizzanti di Rifondazione). Tra gli elettori della Casa delle Libertà, per contro, lo stesso indicatore scende al 42%, mentre il 52% ritiene che l´uso delle armi rappresenti, in alcuni casi, una strada obbligata. Tale frattura appare particolarmente rilevante - almeno potenzialmente - in chiave elettorale. Lo evidenziano le posizioni di un gruppo (cospicuo) di elettori del centrodestra, nel 2001, ma oggi ancora incerti. In questa porzione di elettorato ? le cui scelte saranno fondamentali il prossimo 12-13 giugno - si osservano opinioni non molto distanti da quelle del centrosinistra (ben il 60% è contrario alla guerra: sempre e comunque). Oltre che dal punto di vista politico, i pacifisti "senza se e senza ma" si caratterizzano per un profilo ben definito anche per quanto riguarda i tratti sociali. Fanno parte di questo gruppo soprattutto le donne (69%), le persone con titolo di studio basso (68%), appartenenti alle fasce d´età estreme: raggiungono il 68-69% sia tra i giovanissimi (15-17 anni) che tra i più anziani (sopra i 65 anni). Questo identikit si distingue, in modo sostanziale, da quello di chi, nell´ultimo anno, si è mobilitato contro il conflitto iracheno. È circa il 32% delle persone, mediamente, ad aver preso parte, nel corso degli ultimi dodici mesi, ad iniziative in favore della pace. Tale percentuale, tuttavia, tocca i suoi valori massimi tra i più giovani e tra le persone con un elevato livello d´istruzione. Particolarmente evidente è soprattutto la relazione con l´età del rispondente: si va dal 61% dei giovanissimi al 15% degli anziani, con le altre classi a disporsi, ordinatamente, tra questi due estremi. Sembrano aver optato, invece, per un pacifismo di tipo "privato" le donne: hanno partecipato alle manifestazioni in misura leggermente inferiore agli uomini (29%, contro il 33%), ma in moltissime hanno esposto la bandiera arcobaleno al proprio balcone (40%, contro il 30% degli uomini). L´ultimo, importante indizio fornito dal sondaggio riguarda la persistente spinta alla mobilitazione pacifista. Sebbene le manifestazioni contro la guerra, negli ultimi mesi, siano diventate meno frequenti e il dibattito si sia spostato ? soprattutto nell´ultima settimana ? all´interno del parlamento, rimane elevata la propensione dei cittadini a prendere parte, in prima persona, ad iniziative di natura pacifista. Circa il 46% si dice pronto a manifestare: sostanzialmente lo stesso valore osservato nel marzo 2003, a pochi giorni dai primi bombardamenti su Bagdad. |