maggio 21, 2004 L'impatto elettorale della presenza militare in Iraq
I governi europei che hanno deciso di appoggiare gli USA nella guerra in Iraq inviando contingenti militari stanno incontrando sempre maggiori difficoltà nel sostenere la propria posizione di fronte all'opinione pubblica. Il crollo di Aznar potrebbe non restare un caso isolato.
L'opinione pubblica europea è stata notoriamente in prevalenza contraria all'intervento militare americano in Iraq. I leader dei Paesi che si sono opposti a tale azione di guerra sono stati premiati da indici di popolarità record (Chirac nei primi mesi del 2003 superava l'80% di approvazioni) se non da insperate vittorie elettorali (in Germania i socialdemocratici di Schroeder hanno recuperato uno svantaggio che appareva incolmabile nelle ultime settimane di campagna elettorale grazie soprattutto ai temi di politica estera).
Appare ora interessante analizzare l'impatto della questione irakena negli Stati i cui governi hanno deciso di appoggiare gli Stati Uniti inviando propri contingenti militari in Iraq. Tali governi, come stiamo per dimostrare, stanno affrontando difficoltà sempre più evidenti: la contrarietà delle opinioni pubbliche alla presenza di truppe in Iraq sembra giocare un ruolo fondamentale anche in termini elettorali. Il crollo di Aznar potrebbe non restare un caso isolato.
L'auspicio è che i governi in questione possano fare tesoro di queste indicazioni: in questa ipotesi il raggiungimento di una posizione comune dell'Unione Europea sulla questione irakena non sarebbe più un miraggio.
Inghilterra
L'opinione pubblica inglese è apparsa da sempre in Europa la meno ostile all'intervento militare in Iraq, sebbene non si siano mai raggiunti livelli di consenso superiori al 65%. In seguito ai due fronti di resistenza, sciita e sunnita, ed allo scandalo delle torture, questo mese per la prima volta i sondaggi indicano che la maggioranza assoluta dei cittadini britannici dichiara che la guerra in Iraq è stata una scelta sbagliata. Di seguito riportiamo l'andamento nel tempo delle rivelazioni eseguite dal noto istituto di ricerca YouGov.

Parallelamente si è manifestata una netta erosione del consenso alla presenza di truppe in territorio irakeno: il quotidiano "The Indipendent" ha pubblicato il 10 maggio i dati di un sondaggio di inizio mese secondo cui il 55% degli inglesi si è dichiarato favorevole a un ritiro delle truppe dopo il 30 giugno, mentre solo il 28% sostiene la permanenza oltre tale data. Ancora più netti sono i risultati di un sondaggio YouGov dell'8 maggio: il 40% degli interpellati chiede il ritiro "il prima possibile", il 26% entro pochi mesi, il 28% in un futuro meno prossimo. L'impatto sullo scenario politico interno è potenzialmente fortissimo, considerato che in concomitanza con i dati suddetti molti quotidiani hanno riportato indiscrezioni secondo cui Blair starebbe valutando il ritiro anticipato dalla vita politica inglese per evitare di trascinare in una probabile sconfitta l'intero partito laburista (che, secondo alcune ricerche, con una nuova guida manterrebbe invece il vantaggio sui conservatori).
Polonia
Il consenso dei polacchi alla presenza di truppe in Iraq è in caduta libera: secondo la rilevazione mensile dell'istituto Cbos, solo il 29% degli intervistati è a favore della presenza del contingente polacco nella coalizione a guida Usa. Il mese scorso, lo stesso sondaggio (Istituto Cbos) dava una percentuale dei favorevoli pari al 36%. I contrari a qualsiasi coinvolgimento della Polonia in Iraq sono aumentati dal 60 al 66%.

Circa la metà dei campione (48%) vuole un ritiro immediato delle truppe come quella decisa dal capo del governo spagnolo Zapatero. Anche sulla vita politica polacca l'influenza della questione irakena è evidente: il presidente polacco Kwasniewski, pur smentendo la possibilità di un immediato ritiro delle truppe, ha manifestato pubblicamente la propria irritazione per come gli Stati Uniti abbiano "preso in giro" la Polonia sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. L’opinione pubblica non manifesta entusiasmo verso la special-relationship polacco-americana e il consenso alla politica del governo è in forte calo (53% i contrari, 42% i favorevoli), considerati i fatti di Spagna e le dichiarazioni di Zbigniew Siemiatkowski, il vertice dei servizi segreti, il quale ha annoverato la Polonia tra i possibili bersagli del terrorismo islamico, in virtù della sua alleanza con gli Stati Uniti.
Spagna
Le recenti elezioni politiche spagnole hanno dimostrato nel modo più evidente l'impatto concreto sul voto della contrarietà dell'opinione pubblica alla partecipazione alla guerra in Iraq da parte di una Paese europeo.
Dal 2003 gli spagnoli si sono costantemente espressi con maggioranze schiaccianti contro la politica filostatunitense del governo Aznar. Nel febbraio 2004 l'istututo Gallup España ha rilevato che l'80,9% dei cittadini bocciava la politica del governo in relazione all'Iraq, mentre i favorevoli erano solamente l'8,6% (in ulteriore calo dal 14,7% dell'ottobre 2003). La relazione di questa bocciatura con l'esito del voto è palese. Un sondaggio dell'istituto Opina, condotto il 20 marzo 2004, ha evidenziato che per il 41,8% degli elettori l'appoggio del governo e del partito popolare alla guerra è stato motivo influente sulla propria scelta elettorale. La percentuale sale all'81,5 quando si è chiesto se la questione possa aver influito in generale sul voto degli spagnoli (e non direttamente sul proprio).
Il 71,2% condivide ora la scelta di Zapatero di dare priorità in politica estera ai rapporti con l'Unione Europea, mentre solo l'8,5% ritiene che vada privilegiato il legame con gli USA proseguendo la linea di Aznar. Inoltre secondo un sondaggio di inizio maggio dell'istituto statale CIS, il 76,8% degli spagnoli ha condiviso la scelta del ritiro delle truppe (10,3% i contrari). Le intenzioni di voto, monitorate da Opina per Cadena Ser, evidenziano che la decisione di Zapatero ha fatto decollare i socialisti, che a metà maggio raggiungono quota 47%. Proponiamo ora l'andamento nel tempo di questa rilevazione, ad ulteriore testimonianza della valenza elettorale del tema della guerra in Iraq.

Italia
Gli studi più recenti confermano anche in Italia il netto orientamento dell'opinione pubblica a favore di un rapido ritiro delle truppe italiane impegnata in Iraq. Secondo un sondaggio Eurisko del 17 maggio, il 61% della popolazione chiede il ritiro dei soldati entro il 30 giugno, mentre il 26% preferisce rimanere in Iraq al fianco degli americani. Analogamente l'istituto Ipsos-Explorer indica che il 68% degli intervistati richiedono il ritiro dei militari qualora il controllo della missione internazionale non venisse assunto in tempi brevi direttamente dall'ONU. Un sondaggio Ispo del 15 maggio constata infine che il 56% degli italiani si dichiara comunque contrario alla presenza di truppe in Iraq.
Molti analisti concordano sul fatto che la lista "Uniti nell'Ulivo" possa vedere crescere i propri consensi dopo aver trovato una linea unitaria a favore del ritiro in tempi brevi del contingente militare. Anche in Italia l'importanza della questione irakena sulla vita politica interna appare quindi decisiva. |