Dalle segreterie dei partiti del Triciclo escono previsioni per nulla incoraggianti. Ma anche il centrodestra è in regresso. Due schieramenti potrebbero invece migliorare: estrema sinistra e Lega.
I sondaggi rovinano la campagna elettorale dei due schieramenti e soprattutto dei due principali leader: Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Cominciamo dal capo dell'Ulivo, artefice del Triciclo, la lista unica Ds-Margherita-laici, che costituisce la novità più rilevante delle elezioni europee. Dovrebbe essere l'ala riformista della sinistra: ebbene, dalle segreterie dei partiti interessati escono più o meno ufficiosamente previsioni per nulla incoraggianti. Le tre forze divise presero poco più del 33 per cento alle politiche del 2001; dunque, anche se il raffronto non è omogeneo, dovrebbe essere quello l'obiettivo minimo. Ma c'è chi parla di un 30-31 per cento nelle intenzioni di voto delineate nei sondaggi, addirittura di un 29 per cento.
TRA PAGNONCELLI E MANNHEIMER Le previsioni naturalmente oscillano e una riconquista di quota 33 fa tornare il sorriso sulle labbra dei triciclisti. Mentre Nando Pagnoncelli, della Ipsos, fornitore ufficiale di sondaggi per l'Ulivo, fa sapere che le previsioni non sono sue. Un altro studioso, Renato Mannheimer, mette invece nero su bianco la sua stima e assegna a Uniti per l'Ulivo il 33-34 per cento. Sta di fatto che la lista - o meglio la formula politica - stenta a decollare. Stenta soprattutto a guadagnare quell'egemonia e autonomia nella sinistra che la renderebbero in grado di proporsi per la guida del Paese senza ricatti e compromessi con la sinistra antagonista. È l'ennesima conferma che nella politica italiana due più due non fa quasi mai quattro, tantomeno cinque, come sarebbe negli auspici; caso mai fa tre e mezzo.
RINUNCIA IMPOSTA Ma il malessere è dovuto ad altri motivi. Il principale è la rinuncia alla candidatura imposta da Prodi a tutti i leader dei partiti, da Piero Fassino a Francesco Rutelli. Unica deroga, Massimo D'Alema, che in caso di elezione opterà per il Parlamento di Strasburgo. Invece dei capi corrono candidati-vetrina, talvolta personaggi famosi e interessanti come Lilli Gruber, ma sgraditi agli apparati. Soprattutto, questi candidati non fanno intuire una linea politica.
AMBIGUITA' DI PRODI Il secondo problema è l'ambiguità di Prodi. Non si è dimesso dalla presidenza della Commissione Ue, legandosi in qualche modo le mani e vedendo ridursi il proprio prestigio in ambito europeo; ma non è neppure sceso in campo apertamente. Anche i segnali che invia sono stati finora contraddittori, per esempio sull'Iraq, con l'eterno oscillare tra ritiro delle truppe e attesa per una soluzione Onu. C'è chi prevede che in caso di risultato insoddisfacente a Prodi verrà presentato il conto e dunque sfumerà la possibilità di una sua candidatura nel 2006. Certo è che alla prima uscita forte in Italia, domenica scorsa al Palasport di Firenze assieme a Gruber, le tribune presentavano ampi spazi vuoti.
MEGLIO L'ESTREMA SINISTRA A sinistra migliorano invece le previsioni per gli altri partiti, da Rifondazione ai comunisti cossuttiani alla lista Di Pietro-Occhetto. Il che, sommando i voti, porterebbe l'opposizione a superare complessivamente la maggioranza di governo. Secondo Mannheimer, di almeno tre punti percentuali: da un 47 (Polo) a 43 a un 52 a 47 (Polo). Segno ovviamente che neppure nel centrodestra le cose stanno andando bene.
LE ASPETTATIVE DI FORZA ITALIA Forza Italia, che nel 2001 ottenne il 29 per cento, naviga tra il 22 e il 24. Silvio Berlusconi considererebbe un successo, in questa situazione, toccare il 25 per cento. Iraq, promesse finora deluse e inflazione penalizzano particolarmente il partito del premier, che potrebbe giovarsi solo di un impegno concreto sulla riduzione delle tasse. E proprio il timore che Forza Italia volesse sfruttare elettoralmente i tagli fiscali ha indotto Alleanza nazionale a imporre uno stop. Che però potrebbe rivelarsi inutile, visto che il partito di Fini non pare schiodarsi dal 12 per cento, fallendo l'aggancio dei ceti popolari che aspira a rappresentare.
LEGA E POSTDEMOCRISTIANI Meglio sembrerebbero andare le cose per la Lega, che alcuni sondaggi accreditano del 6 per cento; mentre forse l'Udc dei postdemocristiani Pier Ferdinando Casini e Marco Follini dovrà rivedere le proprie ambizioni: a penalizzarlo sarebbe la defezione del Sud, Sicilia in particolare.
INCOGNITA ASTENSIONE Ma su tutto grava l'incognita dell'astensione, che viene accreditata da Mannheimer di una quota record del 44 per cento. Naturalmente il numero degli indecisi diminuirà con l'avvicinarsi del 13 giugno. Intanto però la disaffezione colpisce in misura maggiore il centrodestra, in particolare Forza Italia. Forse il sorpasso ci sarà, ma sarà al contrario. Questi dati, comunque, se confermati, promettono poco di buono in termini di stabilità politica.