maggio 19, 2004 Sondaggi, la lista Prodi premia anche la sinistra antagonistaLA STAMPA 19-05-2004 I DATI DELLA RIVISTA «POLENA»: IL 41,5% DEGLI ELETTORI ULIVISTI APPREZZA L'AGGREGAZIONE UNITARIA. CHE, OGGI, SAREBBE AL 33,2 Nel maggioritario Ulivo 10 punti sopra il Polo Ma Forza Italia arresta la discesa; e Berlusconi potrebbe essere ancora decisivoJacopo lacoboni RACCONTANO che Luciano Violante ha avuto un moto di soddisfazione leggendo i dati degli ultimi sondaggi contenuti nel numero di «Polena», la nuova rivista lanciata da Luca Ricolfi (Carocci, pp. 190, 17.50 euro) che si presentava ieri alla Camera. Quei dati dicono alcune cose che suonano musica per la Quercia. Una, su tutte: l'operazione lista unitaria sta funzionando, anche a dispetto della faticosa ricerca di una mozione unitaria con la sinistra antagonista per il ritiro dall'Iraq. Il triciclo, il brutto nome che il giornalismo le ha affibbiato, sembra piacere un sacco agli elettori di centrosinistra, il 41,5 per cento lo giudica un passo avanti contro la dispersione dei consensi riformisti, e solo il 17,5 avrebbe preferito votare i partiti singoli. Se si votasse oggi, l'aggregazione inventata da Ds Margherita e Sdi sarebbe al 33,2 per cento: esattamente la soglia fissata dal segretario dei Ds, Piero Fassino, come un «successo politico». Non basta. Nell'indicazione secca del winner, il vincitore delle europee, il centrosinistra stacca il centrodestra di dieci punti nel maggioritario, e di quasi cinque nel proporzionale (nell'ultimo mese la somma di Ulivo più Rifondazione arriva al 50,9 per cento, quella del Polo al 43,8). Tutto bene, dunque, e champagne, soprattutto per i riformisti? Attenti, e annotate almeno una postilla. La lista unitaria, spiega Ricolfi, consolida i numeri dei riformisti ma fa anche da catalizzatore per quelli dei partiti della sinistra antagonista. Oggi lo share (un indice diverso da quello delle intenzioni di voto perché mette insieme criteri vari tipo consenso, supporto, simpatia...) di un partito come Rifondazione si fissa al 6,7 per cento, quello dei verdi al 4,2 (in grande crescita rispetto al 2,7 dell'ultimo quadrimestre), quello dei comunisti italiani all' 1,2, quello dell'Italia dei Valori al 5,2, molto più in alto dei dati proporzionali per il partito Occhetto-Di Pietro (che si ferma al 3,8 delle intenzioni di voto). Su cifre così, confidava un dirigente di spicco di An, il centrodestra deve ragionare con la massima «attenzione». Nel Polo tengono il partito di Fini (12,6), Lega e Udc (che cresce di più di un punto) sono tutte e due al cinque per cento. E Forza Italia? Ecco. E vero, si discuteva a Montecitorio, che Forza Italia oggi si ferma al 22,5 per cento, a un livello molto più basso del 29,5 per cento toccato alle politiche 2001. Ma in politica come nella vita contano le direzioni, e non solo la fotografia di quel che c'è adesso: se guardate la direzione, il partito del premier per la prima volta dall'inizio dell'anno arresta la caduta verticale degli ultimi mesi. C'è anche un altro motivo di prudenza per gli ulivisti: riguarda l'indice di fiducia, su questo converrà fare un piccolo ragionamento. State a sentire. Il governo Berlusconi, che da un po' veleggia su percentuali di gradimento parecchio al di sotto del 40 per cento, sta risalendo nonostante le difficoltà del quadro internazionale: di poco, dal 35 al 36 per cento dei giudizi positivi, ma la tendenza alla discesa è stata bloccata e invertita. Non si inverte invece, spiega Ricolfi, la tendenza degli elettori ad avere poca fiducia nel centrosinistra. Com'è possibile che i dati proporzionali e maggioritari per l'Ulivo siano buoni e la fiducia nell'opposizione resti piuttosto bassa? Semplice: questo non è un gioco a somma zero. Nelle intenzioni di voto quello che una coalizione perde si riversa, al netto delle astensioni, sull'altra. Ma la fiducia è qualcosa di più sfumato e impalpabile: gli italiani continuano ad averne meno nell'Ulivo che nel Berlusconi deus ex machina. Uno dei contributi più interessanti di questo «Polena» è proprio un saggetto che s'interroga, dati alla mano, sulla domanda «Berlusconi è un vantaggio o un handicap perla Casa delle Libertà?». Bene: la congettura Montanelli (ricordate? il grande Indro riteneva che un centrodestra «presentabile» e non berlusconiano avesse un potenziale di attrazione enormemente superiore a quello di un Polo sgarrupato e marchiato dal conflitto d'interessi) si rivela per lo meno controversa. In soldoni: il 78 per cento degli elettori di centrodestra voterebbe comunque per il Polo, con o senza il Cavaliere. Idem dall'altra parte, che il candidato sia (com'era) Rutelli o, adesso, Prodi. La morale è che l'Italia ha fatto la pseudorivoluzione di tangentopoli, ha abbattuto per vie diverse Dc Psi e Pci, è entrata nella magnifica èra della politica postmoderna: ma i blocchi sono blocchi, quasi come al tempo del Muro, ed è difficile cambiare nel paese più affezionato al passato che si conosca. |