home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

maggio 19, 2004


L’ultimo dramma di Nassiriya non fa crescere i sì al ritiro


di RENATO MANNHEIMER

Gli italiani si vanno assuefacendo alle tragedie della guerra? Lo fa pensare il fatto che il mutamento di opinione dopo l'uccisione del soldato italiano in Iraq è stato tutto sommato modesto. Con un aumento significativo solo di quanti vogliono attendere la tanto auspicata presa di comando da parte dell’Onu entro il 30 giugno.

Ma la variazione nella popolazione nel suo insieme è in realtà il frutto di andamenti opposti in varie categorie di cittadini. Ad esempio, per generazioni: rispetto a due giorni fa, i giovani, fino a 25 anni, sono divenuti assai più favorevoli ( più 8%) alla permanenza dei soldati, forse grazie anche a una maggiore identificazione da parte degli under 25 con la vittima, legata alla comunanza di età. Ma le tendenze più significative sono relative all’orientamento politico, con una radicalizzazione delle posizioni. Dopo la morte del soldato, chi si dichiara di destra esprime ancora più favore alla permanenza delle truppe e chi si colloca invece a sinistra risulta ancora più contrario.

Emergono dunque due fenomeni apparentemente in contraddizione tra loro: l’abitudine alla guerra e la radicalizzazione delle posizioni.

Le tragedie che la guerra comporta, col tempo finiscono col diventare una consuetudine. Tanto che la morte del soldato ha prodotto nel complesso effetti minori di quelli provocati dall’assassinio dell’ostaggio. Già prima di quell’episodio, peraltro, la maggioranza assoluta ( 51%) era sfavorevole alla permanenza dei nostri soldati. Ma in un solo giorno la quota di contrari si accrebbe di ben sei punti. Da allora, con piccole variazioni, essa è rimasta sempre la stessa. Le modificazioni maggiori, tuttavia, risalgono ad ancor prima, in occasione della strage di Nassiriya. Fu quell’eccidio a comportare la maggiore emozione e il più forte sussulto di « italianità » . Beninteso, il sentimento di appartenenza nazionale mostra, com’era ragionevole aspettarsi, un incremento anche in questi giorni ma l’intensità è decisamente minore che in passato . Ma se è vero che vi sono mutamenti progressivamente più modesti nel numero delle opposte posizioni, è vero anche che esse si accentuano di intensità. C’è, insomma,

una radicalizzazione della contrapposizione, specie tra chi si pone agli estremi del continuum sinistra- destra. Anche da questo punto di vista, si accresce la frattura che separa sempre più profondamente il nostro elettorato riguardo alla guerra e che si aggiunge ad altre divisioni di natura socio- politica. Erodendo, anche da questo punto di vista, la coesione sociale. Di cui, forse, l’Italia avrebbe in questo momento particolarmente bisogno.