maggio 16, 2004 Uniti nell'Ulivo, il ballo dei sondaggiScendono i dati dell'Ipsos di Pagnoncelli, salgono invece quelli di Weber, Swg: 33,5 per cento. Klaus Davi: ma potrebbe ottenere il 35 per cento Troppe ancora le voci discordanti dei leader troppo forte la tentazione dei distinguo E troppi elettori si identificano con i quattro partiti invece che nell'alleanza elettorale Più unità, ha ammonito Prodi. Determinante sarà l'ultimo mese di campagna elettoraleSimone Collini ROMA A piazza Santi Apostoli sdrammatizzano un po' tutti. Però quel 31,9 per cento dato alla lista unitaria nell'ultimo sondaggio della Ipsos di Pagnoncelli non è stato accolto affatto bene. «Non è così inquietante», dice il responsabile della campagna elettorale di Uniti nell'Ulivo, Fabrizio Mor ri. Il deputate diessino un po' fi buon viso a tatti vo gioco, un po trova conforto ii due fattori. Il pri mo: sulle scriva pie del comitat( nazionale del li storie è già arriva to un nuovo son daggio, appen< fatto recapitar( dall'altro istituto demoscopico ch( fornisce rilevazio. ni a Santi Apostoli, la Swg di Weber, che dà la list< Prodi al 33,5 pei cento. Il secondo è evidente che per la lista il peggio è passato. «Le troppe discussioni su cosa fare in Iraq, con il refrain sulla stampa e in televisione del "centrosinistra diviso" non hanno giovato», ammette Morri. «Ora però c'è tutto il tempo per reagire, ci stiamo muovendo e non siamo ancora entrati nel vivo della campagna elettorale». Prodi, nella riunione del comitato nazionale di giovedì, ha messo in chiaro che ora bisogna cambiare passo. Ai leader dei Ds, della Margherita, dello Sdi e dei Repubblicani europei il presidente della Commissione europea ha posto precise condizioni, alcune da rispettare nell'immediato, altre a più lunga scadenza. La più immediata era di uscire da quella riunione con una posizione «comune, chiara e definitiva» sull'Iraq, che è stata rispettata. Ma Prodi ha messo in luce anche altre due necessità: finirla con le «uscite in solitaria» dei leader di partito anche sulle altre questioni, e dedicarsi con un «impegno forte» al «rilancio della lista» nella campagna elettorale. Indicazioni che il Professore non ha dato a caso. Spiega il presidente della Swg Roberto Weber. «Da quando abbiamo iniziato le rilevazioni, la lista unitaria si è assestata sul 33 per cento dei consensi. Nel corso dell'ultimo mese c'è stata una flessione evidente. Il motivo? Da un lato, perché c'è stato un concerto di voci che non ha aiutato. Dall'altro perché c'è stata una forte ripresa di iniziativa politica del centrodestra, ad esempio sulla questione delle tasse, che però soltanto in seguito vedremo quanto risulterà credibile». Ma per Weber è più sul primo punto che bisogna puntare l'attenzione per capire quanti consensi può incassare la lista unitaria. «La conflittualità, la competizione interna tolgono credibilità. Per questo la lista, ma anche il centrosinistra nel suo complesso, devono guardarsi non dalle possibilità di recupero del centrodestra, ma da questa evanescenza di leadership, da questa litigiosità che suscita negli elettori un senso di inaffidabilità. Questo lo registriamo nei sondaggi che facciamo periodicamente». Dice il presidente della Swg che »determinante» sarà il modo in cui si muoveranno le forze politiche in questo ultimo mese prima delle elezioni e che comunque bisognerà vedere quanto sarà alta, il 12 e 1' giugno, la propensione al voto. «Se sarà molto alta, i risultati saranno quelli che stiamo registrando. Ma appare difficile che questo accada. E se sarà bassa, i risultati saranno penalizzanti per il centrodestra, che comunque già nei sondaggi viene dato 4 punti e mezzo sotto il centrosinistra». Resta da vedere come si muoverà la lista unitaria nelle prossime quattro settimane. Soprattutto quanto riuscirà a migliorare la campagna comunicativa. Perché, stando a quanto rilevato dal direttore scientifico della Unicab Carlo Buttaroni, alla domanda tecnicamente detta «a risposta aperta» "per chi voterà alle europee", la maggioranza degli i itervistati ancora risponde pronunciando i nomi dei singoli partiti e non della lista Uniti nell'Ulivo. Per Klaus Davi ciò è dovuto al fatto che «l'affissione fatta finora non aiutava alla comprensione del marchio». Spiega il massmediologo: «La campagna pubblicitaria, tranne che nell'ultimo lancio, non identificava il simbolo della nuova lista con il volto di Prodi, e questo ha penalizzato». Per Davi la lista può ottenere il 35 per cento dei voti, anche se da mesi nei sondaggi è fissa sul 33. «Tutto si gioca nelle prossime settimane. L'impegno di Prodi potrebbe trainare e contribuire a far guadagnare punti». |