di RENATO MANNHEIMER 
Più del 40% non sa che tra poco si svolgeranno le Europee e, in molte città, le Amministrative. Come sempre, risultano meno informati i più giovani, specie quelli che dovrebbero votare per la prima volta. Ma, ancor più dei connotati socio- anagrafici, appaiono rilevanti i dati relativi all’orientamento politico. Ci si poteva aspettare che tra chi non vuole dichiarare il proprio voto — che è anche, di solito, poco interessato alla politica nel suo complesso — la consultazione è meno conosciuta. Meno scontato è il fatto che la conoscenza delle elezioni sia assai più diffusa nell’elettorato dei partiti dell’opposizione. Nel centrodestra, quasi metà si dichiara all’oscuro della scadenza, a fronte di una quota sotto il 30% tra i votanti per il centrosinistra. Già questo mostra come il più rilevante problema per i partiti di governo sia « mobilitare » il proprio elettorato, per spingerlo a votare e confermare le scelte precedenti. Molti, a destra come a sinistra, sono restii. Dai sondaggi si rileva una vasta quota di indecisi o reticenti, tra il 40- 45% con, ancora una volta, un’accentuazione tra i più giovani. In realtà, vi sono almeno due tipi di indecisione, diversi tra loro. Uno è costituito da chi afferma di dover ancora scegliere tra diversi partiti o, addirittura, tra le coalizioni. È una porzione limitata numericamente, ma con una fortissima concentrazione nell’elettorato di centro. Ma per la maggioranza di quanti non dichiarano il loro voto, anziché di « indecisione » , è più corretto parlare di « smobilitazione » , del dubbio se recarsi o meno alle urne.
Sappiamo che gran parte di chi paventa l’eventualità di non votare, finirà con l’astenersi davvero. Ma quanti saranno? Il risultato delle Europee dipende in primo luogo dalla partecipazione. E dalla capacità dei partiti di riconquistare chi li scelse nel 2001. È questo il principale fattore che, assieme agli sviluppi della vicenda irachena, può modificare o meno il quadro che emerge oggi dai sondaggi. Il vantaggio dell’opposizione, riscontrabile nelle rilevazioni da diversi mesi, dipende proprio dalla molto minore indecisione tra chi dichiara di aver votato centrosinistra nelle 2001. A fronte di una voglia assai meno elevata di riconferma tra i votanti del centrodestra. All’interno dei quali, tuttavia, si rilevano ulteriori, importanti differenziazioni. Un partito relativamente più « militante » , come la Lega, può contare sul massimo tasso di riconferma tra tutte le principali forze politiche. A fronte, invece, di un forte addensamento di indecisi tra che aveva scelto FI nel 2001. Più perplessi se confermare il voto a FI sono i più « centrali » , sia dal punto di vista sociale ( persone dai 35 ai 55 anni, perlopiù dirigenti e impiegati), sia da quello politico: gli indecisi sono molti di più tra chi dichiara di sentirsi proprio al centro del continuum sinistra- destra.
Non a caso, anche l’opposizione vive una condizione analoga. Le conferme più frequenti del voto del 2001 si trovano nel segmento che si autodefinisce di centrosinistra. Più perplesso risulta chi si colloca nella sinistra tout court . Ma l’indecisione maggiore, anche tra gli elettori dei partiti di opposizione, si rileva tra chi si pone al centro tout court . Insomma, in entrambi i poli il problema è lo stesso: « mobilitare » l’elettorato di centro e, in generale, ottenere il massimo di riconferme del voto delle ultime politiche. Ma i temi cui le parti politiche fanno riferimento sono molto diversi. Il centrodestra punta ( come peraltro era suggerito da tutti i sondaggi) sulla questione che maggiormente sensibilizza il suo elettorato: l’abbassamento della pressione fiscale e, in generale, il mantenimento delle promesse del 2001. Il centrosinistra sembra sottolineare maggiormente le vicende di politica estera: una scelta suggerita anche dalle fratture programmatiche esistenti tra i partiti di opposizione. In entrambi i casi, tuttavia, si intravedono difficoltà e contraddizioni, derivanti soprattutto dalle divisioni interne. Che nella coalizione di governo minano sia l’efficacia decisionale, sia l’immagine in termini di capacità di agire e realizzare quanto promesso. E che, nel caso delle forze di opposizione e della lista unitaria per l’Ulivo in particolare, sottraggono il maggiore « plus » su questa cui poteva ( e, forse, doveva) contare: il fatto stesso di essere unita. Le difficoltà del Triciclo — e la circostanza che i consensi raccolti sin qui siano inferiori alle aspettative di molti — dipendono dalla carenza, quantomeno nella comunicazione, di una sottolineatura dello spirito unitario. Sia nel caso dei partiti di governo, sia in quello delle forze di opposizione, la conflittualità interna suscita dunque perplessità nell’elettore, acuisce i dubbi sulla capacità, da una parte e dall’altra, di realizzare davvero quanto promesso e incita in qualche modo ( o, quantomeno suggerisce) l’astensione. Per manifestare così il proprio scontento. |