maggio 14, 2004  Il problema di Kerry
Il columnist del Financial Times Gerard Baker spiega come mai "le sconfitte di George W. Bush non sono vittorie per John Kerry" "Sulla scena, il senatore del Massachusetts trotta da uno stato all'altro annunciando l'imminente caduta dell'amministrazione Bush. ma dietro le quinte il brontolio dei vertici democratici si sta facendo sempre più forte, perché anche se Bush precipita nei sondaggi, lo sfidante democratico sembra incapace di approfittarne". Rispetto ad alcuni mesi fa, quando è stata decretata l'investitura di Kerry, la posizione di Bush è peggiorata sensibilmente: "Allora nessuno aveva mai sentito parlare di nomi ora drammaticamente famosi – come Richard Clarke, Fallujah, Moqtada al Sadr e, il più disastroso di tutti, Abu Ghraib". Anche in economia le cose non vanno bene: "Un sondaggio rivela che solo il 36 per cento degli americani ritiene che l'economia vada nella direzione giusta, rispetto al 63 per cento convinto del contrario". Eppure negli indici di gradimento Bush è ancora testa a testa con lo sfidante. "Cos'è che non va? – si chiede Baker – Alcuni pensano che il candidato non sia quello giusto. In fondo c'è sempre qualcosa di vero nel fatto che gli americani scelgono come presidente quello con cui andrebbero più volentieri a farsi una birra". È vero che Kerry non ha l'aria simpatica, ma il problema principale è comunque un altro: "Il suo atteggiamento troppo cauto non dà affidamento agli elettori in un momento la sicurezza nazionale e internazionale è in pericolo".—Claudio Rossi Marcelli
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