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maggio 13, 2004

Rimpasto/ I sondaggi segreti premiano An (i dati), ma Fini perde la Farnesina

Affari Italiani, 13 maggio 2004

"Cambiare qualche ministro non è un tabù".

Le parole di
Gianfranco Fini riflettono alla perfezione lo stato di Alleanza Nazionale.
Il partito di via della Scrofa, stando agli ultimi sondaggi, è quello dato in maggiore crescita nella Casa delle Libertà dove, in base alle ultime rilevazioni segrete raccolte da
Affari, Forza Italia scenderebbe al 23,3%, rispetto al 29,4% delle politiche, mentre gli altri partiti salirebbero, An al 12,8% dal 12, l'Udc al 5% dal 3,2 (cui però andava aggiunto il 2,4% portato da D'Antoni), la Lega Nord al 4,5% dal 3,9 e il Nuovo Psi all'1,3% dall'1.
A tre anni esatti dalla vittoria alle politiche del 2001, gli equilibri interni alla coalizione governativa sono mutati e il primo ad esserne consapevole è proprio il vicepremier che, da quasi un anno, reclama un maggiore spazio e un ruolo più autorevole, per lui e per il suo partito.
"Quello delle deleghe economiche è un problema ancora aperto", ha ricordato ieri Fini che, adesso, attende il responso delle urne prima di esigere, supportato dall'Udc e forse anche dal Nuovo Psi, un vero rimpasto.
Che tenga conto di questi nuovi pesi politici interni alla maggioranza. 

Sul punto, però,
Silvio Berlusconi non sembra voler prestare ascolto alle istanze degli alleati.
E ad aiutare il presidente del Consiglio contribuiscono anche una serie di circostanze oggettive.
Forza Italia attualmente controlla i quattro dicasteri di maggior peso, ovvero Tesoro, Interni, Esteri e Difesa.

Logico che An punti ad uno di questi ministeri, con lo stesso Fini.
Ma
gli Interni sono bloccati, visto che un cambio c'è già stato, tra Claudio Scajola e Giuseppe Pisanu, che oltre tutto sta lavorando bene (a parte le critiche leghiste), e sul Tesoro il discorso non è nemmeno affrontabile: l'intero accordo di maggioranza è stato costruito intorno alla figura di Giulio Tremonti e al suo legame con la Lega Nord.

Proprio per queste ragioni An guardava al ministro della Difesa, pallino storico del partito di via della Scrofa, ma soprattutto a quello degli Esteri, traguardo a cui Fini non ha mai fatti mistero di puntare.
E infatti il vicepremier in quest'ultimo anno si era mosso in maniera autorevole sulla ribalta internazionale, svolgendo un ruolo di primissimo piano in autunno nella discussione sulla Costituzione Ue, quindi con la trasferta in Israele, e più recentemente con la visita negli Stati Uniti e in quella in Germania.
Tutto questo, però, rischia di essere vanificato dagli ultimi eventi internazionali.
La vicenda delle torture e quella degli ostaggi italiani hanno messo in cattiva luce
Franco Frattini e Antonio Martino, finendo, paradossalmente, per rafforzare la loro posizione.
Sostituirli, in un momento così delicato, sarebbe deleterio da un punto di vista dell'immagine, sia a livello internazionale, sia sul piano interno,
tanto più che si potrebbe pensare che il loro avvicendamento sia dovuto ad una possibile correlazione con le vicende prima citate.
Da qui la blindatura di questi due ministri.

Aggiungendo
l'intoccabilità dei ministeri leghisti, le uniche poltrone disponibili per i colonnelli di An sarebbero il ministero delle Attività Produttive, più volte rifiutato da Fini in passato, e quello delle Infrastrutture, che certo non interessa al vicepremier, ma potrebbe finire ad un suo luogotenente che potrebbe ricavarne una grande visibilità elettorale e politica, soprattutto nel Mezzogiorno.

Se questo quadro troverà conferma è probabile che An, oltre a doversi accontentare di un ministero secondario, come appunto quello delle Infrastrutture, magari con l'attuale vice-ministro
Ugo Martinat, punti forte sulle poltrone delle aziende a partecipazione pubblica, ovvero Ferrovie dello Stato, Rai e la stessa Alitalia se la gestione Cimoli non producesse gli effetti sperati.
Ma Fini dovrà rinunciare ai ministeri più ambiti, che resteranno colorati di azzurro...

<<BR>Fabrizio Carcano