| di CARLO FUSI costringere lo schieramento avversario a giocare sul terreno scelto da palazzo Chigi, a impostare il confronto sulle parole d’ordine scandite dal governo, a misurarsi sulla base delle indicazioni che provengono dalla maggioranza, restringendo capacità d’iniziativa e forza d’urto del centro-sinistra. Non è poco se si considera da dove si partiva solo poche settimane fa: da un lato, perdita di fiducia e calo di consensi nel centro-destra (e significativamente per FI) a causa di un panorama economico denso di incognite e butterato dalla netta flessione del potere d’acquisto delle famiglie; dall’altro un conflitto iracheno dagli sbocchi sempre più incerti e inquietanti, che la vittoria di Zapatero in Spagna aveva reso vero terreno minato per la coalizione di governo; alimentando gli spettri di tracollo elettorale e, conseguentemente, dando corpo alle possibilità di successo dell’Ulivo. La mossa berlusconiana sulle tasse, prevedibile nei tempi e di stringente impatto, ha modificato il quadro d’insieme, mentre la questione irachena sulla quale pure pesano in modo devastante le rivelazioni delle atrocità e torture sui prigionieri di cui si sono macchiate le truppe alleate sfuma nel calendario dell’Onu, e la dead line del 30 giugno vacilla in termini di significanza. Ciò non significa, tuttavia, che imbracciata l’arma letale della riduzione del carico fiscale, il Cavaliere possa ritenere chiusa a proprio vantaggio la questione elettorale. Intanto perché dopo tre anni di governo la politica dell’annuncio fatica a fare breccia negli elettori, come dimostrano in parte gli ultimi sondaggi. Mai come in questo caso l’onere della prova poggia sulle spalle dell’esecutivo, e non è cosa da poco: su come verrà percepito lo sforzo sul fisco il Polo e il suo leader si giocano non solo l’esito elettorale del 13 giugno bensì anche quello politico del 2006. Poi soprattutto perché i tempi e i modi dell’intervento sulle aliquote impositive sono tutti da scrivere. In effetti, a vedere dalle reazioni, oltre che l’opposizione il premier ha preso di infilata anche gli alleati. Che non a caso senza eccezioni, Lega orfana di Bossi compresa, sono lì a chiedere chiarimenti e a fissare paletti. Trasferimenti alle imprese ed eventuali strette al welfare sono i punti più contestati; An e centristi stabiliscono condizioni e studiano azioni comuni. Non sarà un confronto semplice. Ma che il taglio alle tasse sia la cosa più popolare e agognata dall’elettorato moderato e non solo, lo capiscono tutti. E dunque è difficile immaginare rotture o divaricazioni, anche perché la determinazione di Berlusconi di procedere è assoluta mentre chi si mette di traverso rischia un effetto boomerang nelle urne. Quanto sia scivolosa la questione lo sa bene anche il centro-sinistra, che infatti da un lato attacca il presidente del Consiglio sul fronte della credibilità ma dall’altro non rifugge da controproposte, visto che una semplice alzata di spalle sarebbe esiziale.
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