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maggio 5, 2004


Il record della sfiducia

LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO COLPISCE IL GRAN SEDUTTORE

Ama essere amato da tutti, ma si è giocato perfino la simpatia degli imprenditori

Guai a darlo per vinto. I voti oramai sono "fluidi" e nelle urne può ritrovare lo scatto


ILVO DIAMANTI

 

UN´ESPERIENZA lunga 1060 giorni. Un altro miracolo italiano, di cui è artefice Silvio Berlusconi. Imprenditore mediatico di successo, una carriera politica di successo. Cresciuta sulle macerie della prima Repubblica. E oggi sancita dal calendario. Perché da oggi Berlusconi supera l´antico amico e sostenitore, Bettino Craxi. Quasi tre anni alla guida del Paese. Un´eternità, rispetto alle tradizioni di questo paese instabile.

Non solo nel corso della sussultoria prima Repubblica (cinquanta governi, dal 1946). Anche nello scorcio successivo. Dal 1994 ad oggi: sette governi e cinque presidenti del Consiglio. E quattro governi e tre premier nel solo quinquennio del centrosinistra, fra il 1996 e il 2001. Prima del ritorno di Berlusconi, a sette anni di distanza dalla prima esperienza di governo. Brevissima. Mentre il Berlusconi II costituisce un caso eccezionale di durata. Affrontato in condizioni estreme. Fra mille avversità, mille ostacoli, mille temperie. Interne ed esterne. Tre anni, o quasi, vissuti pericolosamente. Fra guerre globali e conflitti sociali, crisi economiche e dissesti finanziari. Tra continue, aperte, sfide alla sinistra, ai comunisti, ai sindacati, ai giornalisti, ai magistrati. Onnipresente sui media. In una tivù senza più controlli, nè garanti. Insofferente verso ogni confronto diretto. Un premier senza opposizione perché tiene l´opposizione lontana. Preferisce non confondersi con i "politici" di professione. Frequenta i telesalotti. Dà del tu ai potenti del mondo, ai "suoi" calciatori, ai "suoi" allenatori. Canta. Racconta barzellette. Fa il simpatico. Telefona in diretta alla "Domenica sportiva" e a "Mondo camion". Il premier più informale, più protagonista, più ricco - più solo - del dopoguerra. E il più longevo. Da tre anni al governo, dopo aver vinto suscitando grandi aspettative. Il premier della svolta. A cui la maggioranza degli italiani ha affidato il compito - la missione - di "cambiare l´Italia". Di inverare i sogni. Di fare "i miracoli". Dopo anni di sacrifici, un po´ di meritato benessere. Silvio Berlusconi. Le ha deluse quasi tutte, quelle attese. Li ha infranti tutti, o quasi, quei sogni. E l´unico miracolo che gli sia veramente riuscito, fino ad oggi, è proprio quello della durata. Così gli italiani, gran parte di essi, non ci credono più. Oggi. Visto che solo il 25% dei cittadini, secondo il sondaggio di Demos-Eurisko, pensano che "il governo Berlusconi abbia mantenuto le promesse ". D´altronde, era così anche due anni fa. Un anno dopo la vittoria. Disillusi, disincantati, gli italiani. Già allora. Oggi lo sono di più. Il che rivela un altro miracolo. Governare così a lungo senza fiducia. Una sfiducia che sconta, almeno in parte, le attese coltivate. L´entusiasmo suscitato. Un clima d´opinione caldo, all´indomani dell´investitura, nel 2001. Oggi, raffreddato. Tanto che, fra i cittadini, l´unica vera riforma considerata "rivoluzionaria", che, per questo, gode di consensi quasi unanimi, è quella del codice stradale. Mentre, riforme-simbolo, come la legge Gasparri, sul riordino del sistema radio-televisivo, o la devolution, imposta dalla Lega Nord, non racimolano neppure il 30% dei consensi, fra gli italiani. E poco più fra gli stessi elettori del centrodestra. Tre anni di governo e almeno due anni, ma forse più, di sfiducia, prima latente, poi palese. Poi esplicita. Riconosciuta pubblicamente, dagli stessi esponenti della maggioranza. E attribuita, perlopiù, alla degenerazione dello scenario "globale". Ma alimentata, sicuramente, dall´azione del governo stesso. Che si è caratterizzato, in questi anni, per aver aperto - o subìto: ma comunque suscitato - conflitti in ogni versante. Nel lavoro, nelle scuole, fra i giovani e gli anziani, fra le casalinghe e i pensionati, fra gli operai e gli insegnanti. Oggi perfino fra gli imprenditori: bacino naturale dei consensi del governo. Tre anni di governo, traversati, scossi dai più alti tassi di mobilitazione e di scioperi conosciuti negli ultimi vent´anni. Seguiti a un decennio di pace sociale. Tre anni, durante i quali, va detto, il premier ha sfidato l´opinione pubblica in più occasioni. La guerra e le pensioni, ad esempio. Lui, che ascolta l´opinione pubblica più di qualsiasi consigliere ed esperto. E´ perfino singolare, tanta sfiducia, per un leader che cerca, coltiva la fiducia, più di ogni altro riconoscimento. Che ama essere amato. Che non tollera essere criticato. Né consigliato. Se non dai pari. Cioè, ai suoi occhi, in Italia, nessuno.

Questa sfiducia, respirata a pieni polmoni dai cittadini. Anche dai suoi elettori. Da coloro che avevano votato per la "sua" Casa delle Libertà, tre anni fa. Dei quali, quattro su dieci (circa) oggi si dicono pentiti e comunque delusi, di quel voto. E confessano, nei sondaggi, la loro difficoltà a confermare la scelta di allora. Magari senza tradire. Visto che, piuttosto che scegliere un´altra coalizione, preferirebbero non votare. Il che induce molti, osservatori e attori politici, a preconizzarne la sconfitta, in occasione della tornata di elezioni, europee e amministrative, che si svolgeranno in giugno. Lo suggeriscono i sondaggi. E lo profetizzano i suoi oppositori. Il centrosinistra. In modo aperto. E con grande sicurezza. Dovrebbero evitarlo con cura. Perché porta male, visti i precedenti europei degli ultimi anni e mesi. Schroeder in Germania. E, più di recente, Zapatero in Spagna e Hollande in Francia. Sconfitti inesorabilmente dai sondaggi, in alcuni casi (Francia e Spagna) fino alla vigilia del voto. E poi vincitori, alle elezioni vere. Per cui, un po´ di cautela non guasterebbe. Magari solo per scaramanzia. Ma anche perché siamo in tempi di "democrazia fluida". I rapporti di forza tra coalizioni subiscono fluttuazioni rapide e sostanziose. Spinte dalla delusione e dall´astensione, più che da conversioni radicali.

D´altronde, questo stesso sondaggio, mentre esplicita la cattiva reputazione del governo, fra i cittadini, rivela come l´orientamento sociale verso l´opposizione non sia migliore. Tanto che i principali oppositori del governo, secondo gli stessi elettori del centrosinistra, allignano dentro la maggioranza. Sono i ministri incapaci, le fazioni rissose che si sfidano quotidianamente nella CdL. Poi, se anche perdesse, il centrodestra, mancherebbero due anni ancora alle elezioni politiche. E se è vero che questa maggioranza ha subito fratture e sommovimenti tellurici solo per essere stata sconfitta, alle elezioni amministrative degli anni scorsi, a Verona o in Friuli Venezia Giulia, è altrettanto vero che, comunque, ha continuato a governare. Navigando a vista, nel mare grigio della sfiducia. Vale, a questo proposito, la felice formula di Edmondo Berselli: "La Casa crolla, ma non cade". Perché, se cadesse, come si salverebbero gli inquilini e l´unico proprietario? Per cui, può darsi che continui allo stesso modo. Anche se il verdetto del voto confermasse le previsioni negative, per il centrodestra. Così la pensa, d´altronde, la maggioranza degli italiani. Sei su dieci (e poco più della metà, fra gli elettori di centrosinistra). Che arriverà fino in fondo, Berlusconi. Realizzando un altro miracolo. Un altro record. Difficilmente superabile.

Cinque anni di sfiducia.