maggio 3, 2004 IL RIFORMISTA / IT'S THE ECONOMY. COME E PERCHÉ STA CAMBIANDO IL CLIMA DI OPINIONEIl costo della vita non l'Iraq farà Perdere il Polo A favore dell'opposizione gioca l'effetto «winner» Il 20% di quelli che nel 2001 votarono centro-destra useranno le europee per inviare un segnale al premierDI PAOLO NATALE Si sa: da sempre le consultazioni europee sono quelle che meno destano interesse tra gli elettori, italiani e non italiani. Come viene evidenziato da un saggio di Paolo Feltrin sul primo numero della nuova rivista Polena, in uscita a giorni, i dati sull'affluenza alle urne dalla prima edizione delle europee (nel 1979) all'ultima (nel 1999) sono in costante discesa, partendo oltretutto da un livello già non particolarmente elevato: la media dei paesi Ue è passata in questo ventennio dal 63% al 49% di votanti; quella relativa al nostro paese dall'85% al 71%. In entrambi i casi si registra quindi un decremento di quasi il 15% di elettori "interessati" alla competizione. E' realistico pensare ad un'inversione di tendenza, in questa occasione? Le informazioni provenienti dai più recenti sondaggi non sembrano mostrare particolari novità in questo trend: nonostante la compresenza di numerose elezioni amministrative (nei cosiddetti election days), le previsioni sull'astensionismo si assestano intorno al 30%: circa 1 elettore su 3 appare quindi al momento scarsamente motivato a recarsi alle urne. Alle tradizionali cause legate alla crescente disaffezione politica, in occasione delle europee si accompagna anche una scarsa importanza attribuita dagli elettori a questa specifica occasione elettorale. Il Parlamento europeo non sembra essere ritenuto infatti un'istituzione con un solido e decisivo potenziale decisionale, superata in numerosi frangenti da logiche nazionali o da accordi transnazionali. I livelli di informazione sulla Ue risultano poi, anche negli ultimi anni, decisamente contenuti. Alcune evidenze demoscopiche mostrano infine come la percezione degli italiani sulla rilevanza e sull'interesse personale per questo tipo di consultazioni sia nettamente inferiore sia rispetto alle politiche che alle amministrative: soltanto il 3% degli intervistati si «rammaricherebbe» infatti dell'eventuale impossibilità di votare alle europee, contro il 25% delle amministrative ed il 46% delle politiche (dati Osservatorio del Nord Ovest). Di fronte a questa situazione generale, acquista ancor più interesse interrogarsi su quali siano da una parte gli orientamenti di voto attuali, dall'altra le motivazioni di voto prevalenti negli elettori decisi a presentarsi alle urne. Per quanto riguarda le tendenze di voto, il giudizio sull'efficienza del governo Berlusconi (sempre intorno al 35% per quanto riguarda i giudizi positivi) veicola un sostanziale ridimensionamento della forza della coalizione di centro-destra. Negli ultimi mesi si è infatti significativamente incrementato il distacco tra le due coalizioni: la percentuale di elettori che dichiara di voler votare centro-sinistra supera di 10 punti (nel maggioritario) e di quasi 5 punti (nel proporzionale) quella degli elettori di centro-destra. La fedeltà degli intervistati di centro-sinistra permane ad un livello di circa dieci punti più elevata di quella degli elettori di centro-destra. E gli stessi indecisi manifestano una maggior propensione, lieve ma significativa, verso il centro-sinistra. Ma la vera differenza, l'indicatore che meglio evidenzia il mutato "clima di opinione" del nostro paese è quello etichettato con il termine di "winner", utilizzato come strumento analitico per comprendere in profondità le dinamiche politiche ed elettorali. La —percezione" del clima pre-elettorale in cui è inserito l'elettore parla di un gap tra le due coalizioni costantemente in favore del centro-sinistra. ritenuto - pur con una quota significativa di dubbiosi - favorito in caso di elezioni politiche. Per quanto riguarda le motivazioni di voto degli elettori i temi che costituiscono il frame di riferimento in cui si inserisce la scelta elettorale sono prevalentemente di tre tipi: la guerra in Iraq e il terrorismo, la funzione dell'Europa nello scenario mondiale e il progressivo depauperamento economico (anche a seguito dell'introduzione dell'euro). I primi due temi, che vengono spesso considerati tra loro correlati, hanno un'ovvia valenza internazionale; il terzo viceversa ha valenza soprattutto nazionale, ma con riferimenti all'unità monetaria europea. Appare al momento arduo stabilire una gerarchia definitiva tra queste tre issues, ma le ultime indagini, effettuate anche con strumenti di tipo qualitativo, suggeriscono una maggiore rilevanza, nella decisione di voto, dei temi domestici rispetto a quelli internazionali. La tendenza a privilegiare opzioni di centrosinistra demarcano una prevalenza, da parte dell' elettorato, a «riflettere» sulle mancata attuazione delle promesse elettorali del 2001, e si manifestano come una critica significativa ai comportamenti tenuti in questi anni dalla maggioranza di governo, giudicata inadeguata a fronteggiare i maggiori problemi emersi negli ultimi anni, in particolare relativamente qualità della vita in Italia. Per molti osservatori, la prova forse più ardua e delicata che attende il partito del premiere l'intera Casa delle Libertà, sia alle europee ma soprattutto nel prossimo biennio elettorale, viene infatti giudicata quella di conquistare o riconquistare gli elettori oggi più distanti e più critici nei suoi confronti. E oggi l'elettorato, disilluso, ha quindi in mano un'arma importante per mandare significativi segnali per un cambiamento, prima che politico, delle politiche. L'occasione delle europee (e in parte delle amministrative) appare pertanto decisiva per strutturare le logiche elettorali di riferimento per il prossimo biennio, che sfocerà in nuove consultazioni politiche: un'occasione che coinvolge almeno il 20% degli elettori che avevano votato nel 2001 per il centro-destra in attesa di quei radicali cambiamenti che non si sono (ancora) verificati nel nostro paese. Disoccupazione, costo della vita, sanità e assistenza sociale sono temi balzati di nuovo in cima all'agenda dei cittadini: e molto probabilmente condizioneranno in maniera significativa la scelta di voto di una elevata percentuale di elettori, più ancora dei timori legati al terrorismo internazionale e alla guerra in Iraq. |