Nemmeno le vicende irachene hanno frenato il distacco dei cittadini dalla politica L o sviluppo della situazione irachena ha comportato conseguenze sul quadro interno. Riaccendendo tra l’altro il dibattito sul senso di appartenenza nazionale. Il quale dovrebbe — come sottolineava Folli nel Corriere di ieri — costituire il substrato che, in momenti come questi, connota fini e scelte delle formazioni politiche, al di là delle differenze di orientamento tra esse. È un auspicio assai diffuso anche tra i cittadini, indipendentemente dalla posizione politica. Ma, per ora, sembra rimanere tale. Sempre ieri, Diamanti, concordando con la necessità di un sentimento comune di « italianità » , notava che nel nostro Paese « l’orgoglio nazionale è un albero piantato sulla sabbia » . Insomma, è debole. La disparità tra situazione auspicata e reale dipende anche dalla crescente sfiducia e, in particolare, dal « distacco » dei cittadini dalla politica. Esso emerge anche dalle risposte sull’autocollocazione politica. In particolare, è interessante osservare quanti non sanno o non vogliono esprimere la propria posizione. Subito dopo le elezioni del 2001 solo poco più che il 10 per cento non si collocava. Oggi, malgrado il momento particolarmente caldo, sia per la situazione irachena, sia in vista delle prossime elezioni, ben il 25% — specie tra i più giovani — non sa o non vuole definirsi politicamente. Il dibattito tra i partiti è percepito da costoro come lontano dalla vita quotidiana, inutile, se non dannoso. Ciò è legato anche alla percezione sempre più negativa delle istituzioni ( comprendenti tutti i partiti, il Parlamento, il governo, ecc.). L’indice che misura la fiducia nelle istituzioni si trova oggi a uno dei livelli più bassi mai registrati, dopo aver toccato la punta più elevata in seguito alla strage di Nassiriya. Insomma, la diffusione di un più solido senso di identità nazionale dipende oggi in primo luogo dal comportamento delle istituzioni. Che tuttavia, nei mesi scorsi, anziché suscitare fiducia, hanno portato a un sempre più accentuato distacco da parte degli elettori. È, in particolare, dal comportamento delle forze politiche nel loro insieme che dipenderà ( auspicabile) l’inversione di questa tendenza.
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