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aprile 16, 2004


Sondaggi elettorali: eppur non si muove

Berlusconi Nonostante tutto il movimentismo in cui s’è impegnato nelle ultime settimane, la sostanza dice che le rilevazioni di Forza Italia restano sotto la soglia del 25 per cento

Le imposte non tirano Sul tema della riduzione delle tasse, il presidente del Consiglio vede crescere lo scetticismo degli imprenditori, con punte più accentuate fra le imprenditrici

SILVIO BERLUSCONI ANCORA UNA VOLTA ha lanciato la sfida ai suoi avversari politici (e anche ai suoi alleati), mettendo in campo tutto il suo formidabile arsenale di comunicatore. Polemiche e interventi pressoché quotidiani sui canali televisivi, incontri oceanici, massiccia campagna di affissioni hanno fin qui rubato la scena ai suoi diversi competitor. Da ultimo la visita lampo ai nostri soldati in Irak perfetta nei tempi e nello stile anche per il periodo (la Pasqua) scelto.

Scorrendo i sondaggi pubblici sulle intenzioni di voto e quelli riservati, in possesso anche e soprattutto del Cavaliere, emerge tuttavia un dato al momento preoccupante: il gran d’affare comunicativo del Premier non smuove la classifica.

Il suo partito, Forza Italia, da almeno due mesi resta inchiodato, in tutte le rilevazioni, al 22,5-23%.

ISPO lo dava al 22,5 all’inizio di marzo e ai primi di aprile rileva un misero 21,9% di elettori che si dicono certi di votare Forza Italia alle elezioni europee di Giugno 2004.

SWG, ai primi di aprile, dava FI al 21,5, mentre LORIEN CONSULTING in un sondaggio effettuato per il settimanale del CDU “la Discussione”, dava, nello stesso periodo, il partito del premier al 22,9%

Facevano eccezione DATACONTACT che, a metà marzo, dava FI al 23,7% ed EKMA che in questi giorni assegnava a FI un incoraggiante 24,5% (in crescita dello 0,5% rispetto ad un altro sondaggio effettuato a metà marzo). Ma il fatto che le due rilevazioni rimangono sotto quota 25% desta non poche preoccupazioni tra i consiglieri del Premier.

Il dato quantitativo risulta ancor più problematico se passato al vaglio di focus group che analizzano i cavalli di battaglia della comunicazione del Premier, uno dei quali è stato coordinato da Sestito Fava insieme alle colleghe Quintana e Setta.

Sul tema della riduzione delle tasse (noi preferiamo dire delle imposte), il tema sul quale ha scommesso la sua ricandidatura, il Presidente del Consiglio vede crescere un notevole scetticismo tra gli imprenditori (con punte più accentuate tra le imprenditrici), tra i manager e tra le fasce a più alta scolarizzazione.

Si può dire, in altri termini, che, al momento, Silvio Berlusconi ha perso il contatto con le élite le quali, seppur disorientate, guidano o dovrebbero guidare lo sviluppo del Paese e che nel 2001 gli avevano fatto un’ampia apertura di credito. Il premier mantiene invece saldo il feeling con quella parte di elettorato popolare che diffida dei maître à penser politicamente corretti, dietro ai quali si intravedono le arcigne fisionomie dei vari Visco, Epifani, Pezzotta e Bertinotti che, all’unisono, sostengono che “pagare le tasse non solo è un dovere ma è anche bello”.

I dati non positivi dei sondaggi sono naturalmente presenti al Presidente del Consiglio la cui capacità di analizzare gli umori .e gli spostamenti della pubblica opinione resta in Italia e non solo assolutamente superiore a quella di qualsiasi altro leader politico.

Così Berlusconi non ha preso sul serio le previsioni della Burston Marsteller pubblicate ieri dal Sole 24 Ore e che sono apparse, nei dati, più un'auspicio dei circoli conservatori inglesi che basati su riscontri reali.

Un'impressione condivisa dallo stato maggiore di Forza Italia (a quanto ci risulta) e anche il dottor Otto Sacher, che ho interpellato in merito, mi è parso diffidente in particolare sul modello usato dagli studiosi della London School of Economics e del Trinity College (???).

Pesa ovviamente la tradizionale e storica diffidenza della scuola politologica austriaca e viennese nei confronti di quella anglosassone, ma non c'è solo questo: il Trinity College (che conosciamo molto bene) è specialista in molte cose ma non ha mai sviluppato una metodologia della politica e del marketing elettorale tale da poter individuare scenari complessi come quello italiano.

Il carissimo Sestito Fava ha coniato un neologismo per l'attuale situazione: "Forza Italia appare come impagliata" mi ha detto ieri e ci pare, per ora, di poter essere d'accordo.

GALÙP