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aprile 15, 2004

Il sondaggista/ Pagnoncelli (Ipsos): gli eventi iracheni non impattano sulla tenuta elettorale di Berlusconi

Un italiano catturato e ucciso dai ribelli iracheni, altri tre ancora in ostaggio dei terroristi. Momenti difficili per il Paese, una situazione che può impattare elettoralmente sul Governo. Come? Affari lo ha chiesto al sondaggista Nando Pagnoncelli (Ipsos).

"Sicuramente sono momenti di forte emozione - dice - ma i voti non si spostano in modo così immediato. E soprattutto mancano due mesi alle elezioni. La mia sensazione è che, di fronte a eventi traumatici di questo tipo, ci siano reazioni difficilmente controllabili. Che però vanno anche in direzioni molto diverse..."

In che senso?
"Se guardiamo il dato francese, ci rendiamo conto che il governo si è opposto all'intervento in Iraq, eppure i partiti dell'Esecutivo hanno perso le elezioni. Abbiamo visto com'è andata in Spagna, tra forti emozioni per quello che è acccaduto e una gestione un po' infelice delle fasi post-attentato da parte del governo iberico. E poi, di solito, in passato, in momenti così traumatici vedevamo un forte rinsaldamento di rapporti fiduciari con le istituzioni. In occasione di Nassirya però non è successo, con una forte partecipazione popolare che non si è tradotta in un'impennata di fiducia per il governo".

Qual è la sua sensazione in questo momento?
"Penso che temi come pace, guerra, intervento e attentati avranno un effetto non immediato e non così prevedibile. La sensazione è che ci siano in gioco troppi elementi. Ad esempio: il 44% degli italiani ritiene che la nostra presenza in Iraq sia di tipo umanitario, per costruire ospedali e aiutare le popolazioni. Se fosse stata vissuta come intervento militare, avremmo avuto con tutta probabilità reazioni più nette. Cosa che non è accaduta".

Se liberassero gli ostaggi, per la CdL sarebbe un colpo importante a livello elettorale?
"Non ritengo che si verifichino effetti pavloviani di stimolo-risposta. Sia perché ci sono ancora molti giorni da qui alle elezioni, sia perché i temi predominanti nella gerarchia delle priorità degli italiani, oggi, sono quelli economici".

La sinistra moderata però sta cambiando tattica. Dopo aver tenuto posizioni più morbide, ieri, ora sta passando all'attacco del governo. E' una strategia che può pagare o è sbagliata?
"Bella domanda... mi sembra che si debbano guardare con attenzione i diversi segmenti elettorali. Quelli più acculturati sono in grado di discernere tra gli aspetti di politica internazionale e le scelte di voto. Probabilmente quelli un po' meno acculturati, più in preda all'emotività, potrebbero essere condizionati dal fatto che una serie di eventi che stanno toccando il nostro Paese siano attribuibili alla crisi irachena".