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aprile 14, 2004


Forza Italia in affanno, arriva il manager organizzativo

NOVITA’ AZZURRE La crisi del primo partito fa aumentare la fascia del non-voto. Rischi di overdose comunicativa per il premier di MARCO CONTI ROMA - Il blitz a Nassiriya era particolarmente atteso. Indubbiamente ne guadagnerà la percentuale di gradimento di cui gode Silvio Berlusconi. Difficile prevedere se e quanto riuscirà ad incidere sulle percentuali di Forza Italia che viaggiano ancora su cifre non del tutto confortanti. Infatti, malgrado gli sforzi del suo leader il consenso del partito non cresce. Anzi, secondo sondaggi circolati poco prima di Pasqua in via dell’Umiltà, da febbraio a marzo il FI avrebbe perso un altro punto percentuale fermando la sua corsa da gambero intorno al 21 per cento. Tra gli azzurri è ormai scattato l’allarme rosso e le difficoltà del voto europeo sono nulla rispetto alla situazione del partito in vista delle amministrative. Nelle scorse settimane Berlusconi ha deciso di affiancare alla coppia Bondi-Cicchitto - particolarmente impegnata a ”gestire” la linea politica del partito - un «direttore organizzativo» come Vittorio Usigli. Avvocato, collaboratore di Niccolò Ghedini ed esperto di organizzazione aziendale, Usigli sostiene che FI «deve ottimizzare la resa» e che «questo non poteva farlo un politico condizionato dalle correnti, ma un tecnico». Usigli, che è al lavoro da metà marzo, ha promesso «i primi risultati in un mese». E di risultati FI ne ha bisogno viste le tantissime tensioni esistenti in sede locale. Il partito azzurro si mostra infatti in affanno e tra i vari coordinatori regionali già si parla di nuove nomine al vertice subito dopo le Europee. Nel toto-nomine c’è ancora una volta al primo posto il ras della Sicilia Gianfranco Miccichè - che di recente ha nuovamente impressionato il premier per la sua capacità organizzativa - seguito dalla ”Thatcher-azzurra” Isabella Bertolini, vicecapogruppo alla Camera e coordinatrice dell’Emilia-Romagna. In attesa dello scrollone decisivo che permetta a FI di riprendere la visibilità che aveva sino al 2001, il partito azzurro continua a non recuperare, anche se i sondaggi circolanti in via dell’Umiltà dicono che nessuno dei partiti alleati, né tantomeno del centrosinistra, è in grado di intercettare i voti in libera uscita da Forza Italia. Ciò dà al presidente del Consiglio la speranza di poter recuperare prima o poi quella massa sempre più consistente di consensi finiti in ”frigorifero” che, se dovesse rimanere tale, farebbe lievitare in maniera abnorme l’astensionismo. Per sollecitare l’elettorato moderato tradizionalmente meno militante di quello di sinistra, Berlusconi sinora le ha provate tutte. Ha toccato il tasto dei comunisti. Ha vestito i panni dell’antipolitico che, a differenza di altri, ”non ha bisogno di rubare”. Ha cavalcato il nervosismo da Euro. Ha speso molte parole per spiegare ciò che il governo ha fatto sul fronte della sicurezza e delle grandi opere. Tutto inutile. O quasi. Alla fine ha deciso di prendere per le corna l’argomento principale della campagna elettorale che gli permise di vincere nel 2001 e che è ancora particolarmente vivo nella memoria dell’elettore: il taglio delle tasse. Il costante monitoraggio che dentro Forza Italia viene fatto su ogni sortita del suo leader, sta però dando in questi giorni dei risultati contraddittori. Secondo studi commissionati da Forza Italia sui temi oggetto dei manifesti sei per tre, si registra tra gli elettori un forte senso di disorientamento. Quasi una ”overdose” da messaggio che rende molto, ma molto meno efficace la comunicazione. Il viaggio a Nassiriya e il taglio delle tasse che il premier intende assolutamente attuare, rispondono proprio a questa esigenza: cominciare a dare concretezza a quei messaggi che Berlusconi continua ad inviare, ma che l’elettore percepisce sempre più svogliatamente. Nel frattempo il premier va a caccia di nuove idee per provare a rimontare la difficile campagna elettorale. In settimana vaglierà le proposte commissionate ad un gruppo ristretto di collaboratori.