aprile 14, 2004  L'amico americano? Per 6 italiani su 10 è poco amico
Fabio Bordignon e Luigi Ceccarini Dodici settembre 2001: «Siamo tutti americani». Nel nostro paese, due persone su tre (67%) affermavano, nei giorni successivi all'attentato ai World Trade Center, di sentirsi più vicine egli Stati Uniti (e appena il 9% esprimeva l'orientamento opposto). Nel febbraio 2003, tuttavia, alla vigilia dell'intervento in lraq, il vento sembrava già soffiare in un'altra direzione: il 38% della popolazione affermava di provare, dallo scoppio della crisi irachena, meno fiducia nei confronti degli Stati Uniti. Il sondaggio presentato in queste pagine, svolto nelle prime settimane di marzo, segnala come gli atteggiamenti della popolazione italiana non siano cambiati granché negli ultimi mesi. Il 29% definisce l'operazione shock and awe ingiusta e illegittima; un altro 26°% ne denuncia l'inefficacia rispetto agli obbiettivi proposti come base e giustificazione dell'intervento. Gli Usa e gli altri soggetti internazIonali. Era il 28% della popolazione italiana, nei febbraio del 2003, ad esprimere «molta» o «moltissirna» fiducia nei confronti degli Stati Uniti. Tale valore sale di circa 6 punti percentuali, per raggiungere il 34%, nella seconda metà del mese di marzo, quando sono trascorsi pochi giorni dai primi bombardamenti aerei sulla capitale irachena. Tale crescita, comunque contenuta, si lega, con ogni probabilità, alle tensioni di questo particolare momento, alle ansie prodotte dalie immagini di guerra trasmesse. La fiducia negli Stati Uniti cammina, in questa fase, parallelamente ai giudizi sull'intervento: tocca il suo massimo allametà di aprile, dopo la conquista di Bagdad .1 mesi successivi, tuttavia, saranno teatro del sanguinoso dopoguerra iracheno: dalla prospettiva italiana, il momento di maggiore coinvolgimento verrà toccato il 12 novembre con l'attentato alla base italiana di Nassiriva. Lo shock emotivo dell'attacco kamikaze si traduce in un nuovo declino della fiducia negli Usa, registrata da una rilevazione del 13 novembre, quando il valore scende nuovamente al 33% L'andamento nel tempo del consenso verso gli altri (principali) soggetti internazionali ci consente di precisare e relativizzare il trend. Innanzitutto, va registrato come l'Onu, l'Ue e, in misura, la Nato, si mantengano su livelli di fiducia superiori a quelli degli Stati Uniti. Nel febbraio 2003, gran parte della pubblica opinione è ancora convinta che si possa scongiurare la guerra . In quella fase l'Onu e l'Ue risultano appaiate, nella scala della fiducia, intorno al 56%. Il successivo declino del consenso nei loro confronti nasce sicuramente dalla frustrazione di tali speranze. Americanismo e antiamericanismo: le principali dimensioni. Solo un terzo della popolazione italiana, dunque, esprime oggi fiducia nei confronti degli Stati Uniti d'America. Ma il quadro può essere ulteriormente «complicato» affiancando alle valutazioni sugli Stati Uniti -- intesi come istituzione - quelle sulla «società statunitense»: gli «americani». In questo caso, i giudizi degli intervistati cambiano immediatamente di segno. Circa il 72'no degli italiani, infatti, ha espresso fiducia nei confronti dei cittadini americani. Dall'intersezione tra 1e due variabili appena citate è possibile isolare quattro gruppi di italiani, che corrispondono ad altrettanti orientamenti verso gli Usa e gli americani. A) Gli antiamericani, coloro che non si fidano né degli Usa né degli americani, rappresentano il 22% degli italiani. Sono persone che vedono negli Stati Uniti un pericolo sotto tutti i punti di vista: politico, economico, culturale. Sotto il profilo anagrafico, gli antiamericani si concentrano nelle fasce estreme: soprattutto al di sopra dei 55 anni, oltre a una quota consistente di giovani al di sotto dei 24 anni. Dal punto di vista socio-professionale, I'antiamericanismo risulta diffuso tra i pensionati, ira anche tra gli studenti e i lavoratori autonomi. Un'altra caratteristica di questo gruppo è quello di essere composto da persone cori un livello d'istruzione basso. Politicamente si tratta di soggetti collocati principalmente a sinistra, oppure al di fuori dei due principali schieramenti. B) I critici si fidano degli americani in quanto popolo, ma nutrono delle perplessità nei confronti degli Stati Uniti. Sono il 39% degli italiani. Tale posizione è spiegata dal giudizio negativo nei confronti della politica estera e dell'economia statunitensi. La loro critica non investe - o investe sol in minima parte -- la dimensione culturale e valoriale, e la maggioranza di essi guarda, comunque, con ammirazione allo sviluppo economico e tecnologico degli Usa. Molti sono gli indizi utili a tracciare un identikit del «critico»: si tratta di persone cori un'età compresa nella fascia 18-44, un livello d'istruzione alto o medio-alto, una collocazione politica prevalentemente di centro-sinistra (o nell'area delle cosiddette «terze forze»). All'interno di questo gruppo, inoltre, si colloca un numero consistente di donne e di persone appartenenti a precisi gruppi socio-professionali: imprenditori, liberi professionisti, impiegati, insegnanti e studenti: C) Abbiamo denominato filoamericani, poi, quanti hanno espresso fiducia sia negli americani che negli Usa: ricade in questa categoria circa un terzo degli italiani (34%). Si tratta di persone che esprimono un elevato consenso verso l'Arnerican way of life: degli Stati Uniti apprezzano noti solo lo sviluppo tecnologico ed economico, ma anche il modello di democrazia e la centralità attribuita al concetto di libertà. Il 56%, inoltre, vede nella politica estera statunitense una garanzia per la propria sicurezza. Anche dal punto di vista politico la caratterizzazione è piuttosto forte, visto che si colloca in questo gruppo il 47% degli elettori di centro-destra (e solo il 27% di quelli di centro-sinistra). D) I pragmatici, infine costituiscono un gruppo residuale: circa il 4% degli italiani. Sotto questa etichetta abbiamo raggruppato coloro che hanno fiducia negli Stati Uniti, ma non nei loro cittadini. Si tratta, perlopiù, di anziani con un basso grado di istruzione, casalinghe e pensionati. Conclusioni. A conclusione di questo percorso possiamo fissare alcuni punti. 1) L'antiamericanismo, inteso come critica a 360 gradi della società, degli stili di vita, della (in)cultura americana, coinvolge una porzione consistente, ma minoritaria della popolazione italiana: circa un quinto del totale. In tale settore si collocano, è vero, quote non trascurabili di giovani, ma îl contributo più significativo è quello offerto da persone di una certa età, caratterizzate, peraltro, da evidenti tratti di marginalità sociale. 2) Ben più estesa, all'opposto, risulta l'area dell'americanismo in senso stretto. Circa un italiano su tre si dice vicino sia all'America che agli americani, e la sua ammirazione non deriva esclusivamente dalla «potenza» statunitense nel settore economico e politico, ma investe l'intero modello dì vita star and stripes. 3) Il vero elemento d'interesse segnalato dal sondaggio, tuttavia, è l'esistenza di una «terra di mezzo», collocata tra queste due «zone» estreme. Un' ampia, area intermedia, il cui perimetro comprende la maggioranza relativa della popolazione: quasi quattro persone su dieci. La critica proposta da questo gruppo è indirizzata non tanto alla società arnericana ma piuttosto «agli Stati Uniti». Tali persone appartengono, in larga misura, all'imponente movimento pacifista nato nel corso dell'ultimo aiuto. O almeno alla sua componente meno radicale. Non a caso, il loro profilo tende a riproporne i tratti salienti: la forte presenza dei giovani e degli studenti, delle donne, dci ceti medi. La marcata connotazione di sinistra mostra, allo stesso tempo, la persistenza del fattore politico nell'orientare le posizioni degli italiani; ma va sottolineato come quote consistenti dell'elettorato di centro-destra si siano avvicinate, nel corso dell'ultimo anno, alle posizioni espresse da questo gruppo. Infine, gli stessi tratti e le motivazioni che contraddistinguono questo settore della popolazione tendono a sottolinearne il carattere flessibile e contingente. Almeno una parte di queste persone potrebbero, in futuro, abbandonare tale gruppo: le loro rotte saranno fortemente condizionate, ancora una volta |