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aprile 12, 2004


Sondaggisti divisi: «Può essere una scossa elettorale». «No, atto dovuto»

RIFLESSI / Mannheimer: era il momento giusto, semmai l’opposizione doveva dire qualcosa di più forte. Pagnoncelli: può giovare all’immagine del premier, ma nessun effetto dirompente

ROMA - Se gli orientamenti elettorali dell’opinione pubblica fossero fluidi, Silvio Berlusconi avrebbe già vinto le elezioni. Ha azzeccato ogni dettaglio, il presidente del Consiglio. Una vigilia di Pasqua con il fiato sospeso per la sorte degli ostaggi, il look informale, cappelletto con visiera e giubbotto di renna... Una bomba mediatica, che l’opposizione ha provato a disinnescare: la visita a sorpresa è un «atto dovuto» e per giunta «tardivo». I sondaggisti sono al lavoro, ma solo tra una settimana, quando il picco emotivo si sarà stabilizzato, i numeri diranno se il viaggio del Cavaliere a Nassiriya ha avuto ripercussioni sullo scenario politico. Per Renato Mannheimer il premier è volato in Iraq al momento giusto, perché il più drammatico, «una di quelle cose che si inquadrano perfettamente nella campagna elettorale». Fino ad oggi non si sono registrati spostamenti di voto in favore di Forza Italia, ma gli effetti della visita-lampo «si possono manifestare di colpo». Un po’ come in amore. Spesso il primo mazzo di fiori non è decisivo, ma forse il decimo sì. Il centrosinistra invece ha sprecato un’occasione, «potevano dire qualcosa di più forte, quello della visita tardiva non è un gran messaggio».

L’opposizione ha reagito in modo intelligente, ribatte Alessandra Paola Ghisleri, di Euromedia Research: che altro doveva dire se non che un’istituzione ha compiuto il suo dovere? Magra consolazione, se è vero che l’abbraccio ai militari in Iraq non lascerà indifferenti gli incerti. Sono tanti e il 13 giugno potrebbero fare la differenza: «La visita di Berlusconi può essere una scossa per tutti quegli elettori che non sanno da che parte stare e che sembravano destinati a non votare». Il premier non ha fatto i conti con il pacifismo, è la replica di Stefano Draghi, «mago» dei sondaggi del Pci-Pds: «Berlusconi ha un grande nemico, il Papa. È difficile che un gesto, per quanto indovinato, possa fargli recuperare i voti persi col sostegno alla politica di Bush».

Difficilmente il blitz a Nassiriya avrà effetti «immediati e duraturi», è la previsione di Nando Pagnoncelli, ex volto dell’Abacus (ora all’Ipsos), le elezioni sono lontane e la situazione è ancora troppo fluida. «Può aver giovato all’immagine complessiva di Berlusconi, ma chissà se il 13 giugno l’elettore se ne ricorderà». L’effetto «dirompente» provocato dall’annuncio dei tagli alle tasse, secondo Pagnoncelli, non ci sarà. L’emozione per il dramma iracheno è alta, però il tema centrale resta l’economia. Forse è per questo se neanche dopo la strage di Nassiriya i sondaggi hanno registrato «quell’incremento della fiducia nelle istituzioni che si era visto ai tempi del Kosovo». Anomalia imputabile ai politici? «Ma no, è che l’Italia è un Paese disilluso, sfiduciato, diviso su tutto. Manca la coesione sociale, quel che più conta agli occhi degli elettori sono i risultati». L’ex presidente del Cirm, Nicola Piepoli, non si attende oscillazioni improvvise: «La mia impressione è positiva ma Berlusconi ha fatto una cosa banale, un atto dovuto. L’opinione pubblica italiana è difficilissima da smuovere, in salita come in discesa».

Monica Guerzoni