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aprile 7, 2004


«Meno tasse? La gente chiede più servizi»

Pagnoncelli fa eco al fondo di Galùp su.Com: «Anche An prende le distanze da Berlusconi»

« Il 48% è disposto a mantenere il livello attuale di tasse, ma il 42% pensa il contrario»

IL BOOMERANG DEL CAVALIERE. La strategia comunicativa del taglio delle tasse, trampolino vincente tre anni fa, potrebbe trasformarsi in una nuova e imprevista insidia per il Governo, alle prese con un turno elettorale solo in apparenza secondario. Lo hanno teorizzato fior dicomunicatori, lo ha messo nero su bianco (dati alla mano) Galùp ieri su .Com, ora lo conferma Nando Pagnoncelli, direttore di Ipsos: aumentano gli elettori (anche di centrodestra) stanchi di promesse dal sapore demagogico. E aumenta, aggiungiamo noi, l'insofferenza da parte dei partiti alleati a Forza Italia, tirati dentro al calderone da "Paese di Bengodi" disegnato da Silvio Berlusconi. «Il 55% è propenso a ritenere che si tratti di annunci elettorali», scrive Galùp, e alleati come An e Udc potrebbero risentire pesantemente di questo senso di sfiducia. Ma sarà proprio così o il panorama viene descritto a tinte troppo fosche? Per fortuna, Nando Pagnoncelli, a differenza dei colleghi Renato Mannheimer e Nicola Piepoli, ha le idee ben chiare, anche perché reduce da un sondaggio Ipsos che ha mostrato risultati sorprendenti.

Pagnoncelli, al di là delle barzellette, funziona ancora lo slogan "meno tasse per tutti"?

Guardi, oggi, a fronte di difficoltà economiche largamente percepite, va accentuandosi una domanda di protezione sociale. E in questa sensazione di povertà pesa di più fare le file agli ospedali o trovarsi di fronte a disservizi. Questo significa che se nella comunicazione qualcuno sottolineerà che meno tasse vuol dire meno servizi potrà fare breccia nell'elettorato.

Un vero consiglio per l'opposizione. Da cosa trae queste conclusioni?

Abbiamo fatto un sondaggio la scorsa settimana per Apcom. C'è un dato abbastanza impressionante: il 48% degli intervistati è disposto a mantenere il livello attuale di tasse pur di avere servizi gratuiti, ma c'è anche un 42% che la pensa esattamente in senso opposto, ritenendo sia opportuno ridurre la fiscalità e lasciare la possibilità ai cittadini di pagare i servizi di cui vogliono fruire. Si vede che c'è una fortissima polarizzazione e si oppongono due modelli. Da un lato c'è una domanda di tutela e di protezione sociale, nella consapevolezza che ciò ha un costo. Dall'altro c'è l'idea di lasciare nelle tasche dei cittadini più denaro, assumendosi il rischio di pagare dei servizi a costi un po' più alti.

Non pensa che stia emergendo una sin drome da "promessa non mantenuta"?

Non abbiamo nessun elemento a favore di questa ipotesi. Posso dire che nel 2001 il tema era molto più popolare perché era più bassa la domanda di protezione sociale. Non so se questo sposti voti: sicuramente non ha la trasversalità che aveva nel 2001.Il tema tende a segmentare un po' di più anche il centrodestra. Si consideri la comunicazione elettorale di An: "Dalla parte degli italiani" significa assumere un ruolo di difesa, non smantellare lo stato sociale, ma, anzi, essere presente nella protezione e nelle garanzie ai cittadini. E questo ha un costo.

La posizione critica rappresenta, però, anche un tentativo di distinguersi...

Certo. Ricordiamoci che è un'elezione proporzionale, una sorta di"tutti contro tutti". Da qui a due anni potrebbero cambiare molte cose, ma è l'ultimo test in cui si va alla conta, quindi ci va dentro di tutto. Il tema delle tasse ha un suo impatto, sicuramente rilevante, su alcuni strati, ma in passato era un tema più popolare, perché chiunque si sentiva gravato di carichi fiscali. Oggi c'è un maggior elemento di razionalità. Certo, da qui a giugno, chi la pensa oggi in un certo modo potrebbe cambiare opinione su questi temi più che su altri, grazie anche a una comunicazione ben sviluppata.

Euro, ferie, tasse. Gli argomenti preferiti dal Cav. sono sempre legati alle tasche degli italiani.

Fa bene, dal punto di vista della comunicazione elettorale. L'Iraq è importante, ma non sposta granché l'elettorato: oggi il focus è sulla tenuta del potere d'acquisto, sono i temi economici che terranno banco ín questa campagna. C'è la percezione di un minor potere d'acquisto, di un impoverimento della popolazione: da un lato contestare l'euro può essere un modo di trovare una causa alla situazione attuale, ma non è trovare un rimedio. Le tasse sì, perché ridurle vuol dire sostanzialmente lasciare nelle tasche dei cittadini un p6 più di soldi.

Furbacchion de' furbacchioni! Certo con la storia della  riduzione  delle  ferie  la  comunicazione  ha  fatto cilecca.. 0  no?

Forse. Noi abbiamo chiesto agli italiani come si esce dalla crisi. La risposta principale è la solita: la riduzione delle tasse (40% circa), mentre quella di aumentare le giornate di lavoro tocca appena un 4-5%. Ma in molti casi troviamo una contraddizione nell'opinione pubblica, che vorrebbe avere la moglie ubriaca e la botte piena. Tutti chiedono buoni servizi, ma poi cosa invocano? La riduzione delle tasse...

FRANCESCO LENER