di NANDO PAGNONCELLI

GLI ITALIANI, lo sa oramai molto bene chi segue questa rubrica settimanale, sono fortemente preoccupati dell'andamento dell'economia nel nostro paese. Uno degli aspetti più rilevanti è la situazione dell'occupazione. Abbiamo posto ai nostri intervistati le stesse domande fatte circa un anno fa, per verificare se vi siano stati o meno cambiamenti rispetto ad allora. I dati segnalano una sostanziale stabilità. Stabilità prima di tutto vuol dire che il problema dell'occupazione rimane gravissimo: viene infatti giudicato drammatico o molto grave dal 43% degli intervistati. 46% lo giudica abbastanza grave. Insomma, solo 11% degli italiani pensa che il tema del lavoro sia tutto sommato secondario. E stabilità significa anche che il problema dell'occupazione in Italia è più grave rispetto ai paesi europei più sviluppati (40% la pensa così, mentre solo poco più del 10% pensa che il problema in Italia sia meno rilevante rispetto a quello degli altri paesi). Altrettanto stabile rimane l'atteggiamento verso la ricerca del lavoro: se oggi dovesse cercare lavoro, quasi 60% degli italiani si orienterebbe a cercare un lavoro a tempo indeterminato, cioè il "posto fisso". Ma una minoranza assolutamente non irrilevante preferirebbe un lavoro flessibile con un contratto atipico (15%) o non avrebbe particolari preferenze e accetterebbe un lavoro qualunque sia (17%). Anche in questo caso i dati sono sostanzialmente gli stessi rilevati un anno fa. Ma se guardiamo meglio qualcosa cambia. Prima di tutto: un anno fa i giovani erano molto più orientati di oggi alla ricerca di un lavoro non "fisso". E in particolare lo erano gli studenti. Oggi non è più così. I più giovani infatti segnalano una tendenza decisamente più rilevante rispetto ad un anno fa a cercare un lavoro stabile, mentre questo atteggiamento scende consistentemente tra coloro che hanno tra i 31 e i 45 anni. Si tratta di un dato interessante. Fra chi si affaccia al mondo del lavoro, magari ancora abbondantemente protetto dalla famiglia, e presumibilmente senza un problema immediato di sopravvivenza, cresce la tendenza a cercare garanzie. E' una prefigurazione che ci dice molto: i giovani aspirano alla sicurezza. Chi invece ha già cominciato ad affrontare il mondo del lavoro, è più disposto a scegliere anche lavori meno sicuri, meno protetti. Non sapremmo dire se si tratta di disillusione oppure di altro. Comunque sia quando si sta davvero dentro all'età adulta, le attese sono inferiori. Se poi si svolgesse un lavoro con un contratto atipico, ancora una volta, oggi come un anno fa, lo stipendio non sarebbe il problema centrale. Molta importanza assumono infatti la possibilità di realizzare se stessi, la comodità dell'orario, e un po' anche la possibilità di fare carriera. In questo caso sono piuttosto rilevanti le differenze di genere. Gli uomini sono molto più attenti allo stipendio, le donne alla comodità dell'orario (per le donne questo aspetto è al primo posto, per gli uomini all'ultimo). E poi l'attenzione ai soldi è, prevedibilmente, molto più consistente tra chi ne ha meno: le persone con un titolo di studio basso, operai e disoccupati sono quelli che molto meno degli altri sarebbero disposti a rinunciare ad uno stipendio soddisfacente. Se guardiamo ad un anno fa, i giovani segnalano una maggiore attenzione alla carriera e una minore attenzione alla possibilità di realizzarsi. Ed è interessante segnalare che la ricerca di maggiori garanzie emerge tra i titoli di studio più elevati: il 49% dei laureati un anno fa ci diceva che in primo luogo era alla ricerca della realizzazione di sé, oggi questa percentuale scende al 29%; sale invece verticalmente la percentuale di laureati che privilegia la sicurezza economica: dal 15% al 27%. Piccoli segnali, si dirà. Forse, ma fa riflettere l'aumento della ricerca di certezze tra chi, solo poco tempo fa, sembrava averne di più.
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