Indagine Corriere-Ispo: aumenta lo scontento verso la politica tradizionale. In lieve flessione il gradimento per Albertini
 

Voglia di lista civica, una tirata d’orecchie ai vip poco impegnati e un po’ meno di affetto per il sindaco Albertini. Se la prima parte del sondaggio Ispo-Corriere della Sera dedicata ai bisogni della città, pubblicata ieri, ha dimostrato che i milanesi chiedono più servizi per una migliore qualità della vita, le domande più strettamente politiche rivolte allo stesso campione di 800 milanesi, proporzionale alla popolazione per età, titolo di studio, zona di residenza, professione, confermano la disaffezione nei confronti dei partiti e la richiesta di un maggiore impegno da parte di personalità non strettamente collegabili a uno schieramento. Alla domanda specifica, infatti, il 47 per cento degli intervistati giudica «molto» o «abbastanza» positiva la eventualità di una lista civica, contro un 38 per cento poco o per nulla convinto e un 15 per cento che non esprime un’opinione. In particolare, sembrano interessati alla prospettiva i rappresentanti del ceto medio: impiegati e insegnanti trenta-quarantenni. Non solo. Più possibilisti appaiono gli intervistati che hanno dichiarato di riconoscersi nel centrosinistra (57,2 per cento). Ma c’è il secondo passaggio: la lista civica potrebbe «essere presa in considerazione» per un voto? Soltanto il 16 per cento risponde «sicuramente sì» e a questi si aggiunge un 29 per cento di «probabilmente sì». Addirittura il 20 per cento esclude totalmente l’ipotesi, affiancato da un 16 per cento di «probabilmente no» e da un 19 per cento di indecisi. Spiega Renato Mannheimer, direttore dell’Ispo: «Questi dati confermano la voglia di molti cittadini di staccarsi dai partiti tradizionali. Ma questo non significa che metà della popolazione voterebbe una lista civica. Resta il dato dello scontento, lo stesso che è diffuso in tutto il Paese e che emerge anche dai giudizi sui politici». Per contro, si chiede un maggiore impegno da parte dei vip. Si dice che i personaggi che danno lustro a Milano non si impegnino abbastanza per la loro città. Il 54 per cento del campione condivide molto o abbastanza questa tesi. Il 21 è poco d’accordo e soltanto l’8 ha tutt’altra idea. Commenta Mannheimer: «Prevale l’idea di una Milano abbandonata in mano ai politici tradizionali, quelli che non piacciono. Per questo si vorrebbe più impegno da parte dei personaggi eccellenti. meno legati ai partiti». Forse proprio questo è il motivo che spiega il calo nei consensi nei confronti del sindaco: «Albertini - conferma Mannheimer - sconta il fatto di essere percepito in questa ultima fase del suo mandato come più legato ai partiti. Non più l’amministratore, ma un politico». Il dato parla di un voto medio che si assesta sul 5,9, rispetto al 6,4 del giugno 2003 e al 7 di febbraio 2001. Fan del sindaco restano gli ultra sessantenni (63,2 per cento) e i liberi professionisti (61,1 nella ripartizione per categorie) trentenni (61,1). Scontenti i giovani (47,3) e il ceto medio di impiegati e insegnanti (40,7). Quanto al sondaggio che chiede più servizi a Milano, anche Andrea Mascaretti (FI) conferma «l’aumento della domanda per anziani, alla quale però il Comune dà risposte varie e qualificate, come emerso anche dal recente convegno organizzato da Salute e Vita». Critico il capogruppo della Margherita, Alberto Mattioli: «I cittadini chiedono più servizi, il Comune ne offre di meno e questa è la realtà, confermata anche dagli ultimi bilanci».
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