di MARIO AJELLO
ROMA Quando meno te l’aspetti, spunta - con un abito nuovo - una vecchia conoscenza: la lotta di classe. Di più, paradossalmente: la lotta di classe all’interno della Casa delle libertà. Almeno in questa accezione: i litigi sulle tasse fra Berlusconi e Fini sono il segno di una conflittualità, ormai irrefrenabile, fra quei ceti del ceto medio soprattutto settentrionale che votano Forza Italia e Lega e quei ceti del ceto medio che sono d’area centro-meridionale e si riconoscono in An e Udc. E dunque la talpa marxista ha ben scavato, perfino lassù nel Polo? Uno studioso serio, direttore di ricerca all’Istituto Cattaneo che è una costola del Mulino e docente di sociologia politica all’università di Bologna - stiamo parlando di Piergiorgio Corbetta - consiglia di lasciar perdere il genio di Treviri (peccato!). E tuttavia racconta Corbetta: «Finora Berlusconi è stato la figura di compromesso fra due blocchi assai diversi sia dal punto di vista territoriale sia dal punto di vista della collocazione sociale. Da una parte il ceto medio indipendente, ovvero il popolo delle partite Iva, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Dall’altra, il ceto medio dei dipendenti privati e il ceto medio dei dipendenti pubblici. Insomma, tre gruppi sociali con comportamenti politici assai diversi». Il segmento numero, quello delle partite Iva, è il nucleo duro di Forza Italia e il più sensibile al tema dell’abbassamento delle tasse. Il segmento numero due, i dipendenti privati, secondo Corbetta è meno connotato politicamente, è in parte sensibile al messaggio liberista ma comprende anche elettori ulivisti. Il terzo gruppo, i dipendenti pubblici, ha scelto per lo più il centro-sinistra ma presenta anche una forte componente di An. «E proprio in questa fascia - precisa il sociologo del Cattaneo di Bologna - non fa breccia il tema dell’abbassamento fiscale, specie se si accompagna a una riduzione dei servizi pubblici». C’è da chiedersi però come mai proprio ora questa eterogeneità nel blocco sociale del Polo diventa non più amalgamabile e esplode in una guerra di classe (ci ostiniamo a chiamarla così) che si riassume in un’immagine di forte impatto: Fini contro Berlusconi. L’esplosione nel Polo avviene in questa fase perchè il quadro economico si sta facendo sempre più difficile ed emerge l’esigenza di intervenire. Di fronte alle terapie d’intervento, cadono i veli e si scopre che i principali temi della proposta del centro-destra nel 2001 - la riduzione delle tasse, la privatizzazione della sanità e delle pensioni, la libertà delle imprese di assumere e di licenziare - non sono condivisi da buona parte di chi ha votato per quella coalizione. Ovvero - osserva Corbetta - molti elettori hanno scelto il Polo berlusconiano per ragioni che nulla hanno a che fare con il progetto di ”seconda ricostruzione italiana” lanciato dal Cavaliere. «Altre due ragioni - incalza il sociologo del Cattaneo - spiegano il perchè esplodono ora le diversità. Perchè sono passati due anni e mezzo dalle elezioni, e si pone il problema di dare sbocco alle promesse del 2001. E perchè ci avviamo a un altro importante appuntamento con le urne e i sondaggi mostrano una flessione del Polo». In più, ma questo non lo dice Corbetta, anche Marx dev’essersi divertito a infilare la barba nelle contraddizioni del nemico. |