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marzo 29, 2004
IL PREMIER IN PRESSING CERCA LA RIMONTA


 

di CLAUDIO RIZZA

SILVIO Berlusconi sostiene che per rilanciare l’economia serve «uno shock». Ma anche saper «lavorare di fantasia». E ha subito fornito un piccolo esempio mettendo insieme le due cose: ci sono sostiene «ponti festivi in eccesso», «gli italiani dovrebbero lavorare di più». Ha di nuovo promesso la riduzione delle tasse dal 46 al 33%, il varo della riforma delle pensioni prima delle elezioni e il rispetto dei parametri di Maastricht anche se non ritiene un «reato» superare il «3 per cento del deficit».
Va subito detto che il presidente del Consiglio era ospite dei commercianti di Billé una delle categorie a lui più care e parlava a Cernobbio sapendo d’essere ascoltato con attenzione dal mondo economico-industriale. Non a caso la proposta di ridurre le ferie e le festività non lavorate è stata lanciata dieci giorni fa dal quotidiano di Confindustria. Si sosteneva che il “saggio di variazione della produttività per occupato” è passato dallo +0,4 del 2001 a -0,3 dell’anno scorso: dunque, se agli italiani fosse tolta una settimana di ferie, si avrebbero un reddito e una spesa addizionali pari a 3-4 decimi di punto, con un incremento del Prodotto interno lordo (Pil) di almeno un decimo di punto. Gli economisti hanno già giudicato l’idea «impraticabile»; il leader della Csil, Pezzotta l’ha bollata con una battuta: «La prossima domanda sarà se siamo favorevoli ai lavori forzati?». Ma è evidente che Berlusconi l’ha fatta sua per mandare un segnale al mondo industriale e per suscitare attenzione nell’opinione pubblica. Se non proprio uno shock.
Il premier ce la sta mettendo tutta per recuperare il ritardo accumulato nei sondaggi. In questa lunga, estenuante rincorsa alle Europee di metà giugno, la diagnosi è una sola: per rimotivare il fronte filogovernativo servono una serie di scosse che risveglino dal torpore e dalla delusione gli elettori disamorati. Berlusconi marcia esattamente su questo binario, mandando a destra e manca i suoi segnali.
Proprio mentre la congiuntura economica è più depressa, mentre la produzione industriale ristagna e i consumi sono quelli che sono, il Cavaliere cerca di spargere ottimismo, rispolvera i cavalli di battaglia elettorali del 2001, promette che terrà fede al “contratto con gli italiani” e cerca di esorcizzare le divisioni che l’hanno tenuto inchiodato alla verifica di governo, chiusa solo per essere rinviata al dopo elezioni. Verifica i cui veleni sono ancora in circolo. Basta vedere con quale freddezza il vicepremier, Gianfranco Fini, ha accolto la sortita di Tremonti sabato a Cernobbio che ha annunciato una serie di interventi già predisposti per il rilancio dell’economia. Un solo aggettivo finiano ha accompagnato questo annuncio: «Inammissibile». Sarebbe strano che in piena campagna elettorale i partiti di maggioranza riuscissero a mettersi d’accordo su come rilanciare l’economia.
Il premier deve affrontare anche altri problemi. Attacca l’opposizione, accusandola d’essere divisa sulla politica estera e, dunque, incapace di governare. Ma sia sull’Iraq che sulla Carta Ue ha le sue gatte da pelare: la sponda di Aznar è caduta, il peso del dopoguerra iracheno fa perdere colpi a Bush, mentre il Cavaliere continua a spalleggiare gli Usa senza se e senza ma. Il che rischia di isolarlo ancor di più in Europa, visto lo scetticismo e le critiche che il ministro degli Esteri, Frattini, riversa sulla Costituzione europea. Due argomenti sui quali il gelo tra palazzo Chigi e il Quirinale ha raggiunto l’apice.
L’economia e la politica estera promettono d’essere i due campi di battaglia sui quali si giocheranno i destini delle Europee. Più ancora delle riforme e della devolution contestata. Sempre che gli elettori riescano a orientarsi in questa bolgia di slogan, promesse, decisioni, aperture e finti dialoghi che ci accompagneranno nei prossimi due mesi e mezzo. E chissà quanto oltre.



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