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marzo 29, 2004
Il premier cerca l'impopolarità?


URL: http://www.panorama.it/italia/politica/articolo/ix1-A020001023829

Proposta di ridurre le feste comandate, salvacalcio: verrebbe voglia di dire che Silvio Berlusconi ha scelto la strada dell'impoliticità. La spiegazione è in un calcolo elettorale


 
Si può iniziare una campagna elettorale invitando gli italiani a lavorare di più? Promettendo di sopprimere alcune feste? Minacciando di far crollare i ponti con il sabato e la domenica, invece di costruire quelli promessi con le grandi opere? Lasciando inoltre capire che, se fosse per lui, una mano alla Roma, alla Lazio e alle altre squadre con i conti fragili la darebbe, e comunque che attende un segnale dal mondo del pallone? Verrebbe voglia di dire che Silvio Berlusconi ha scelto la strada dell’impoliticità.
La stessa idea forte della campagna, la riduzione dell’aliquota fiscale massima dal «46» (in realtà è il 45) per cento al 33, potrebbe non capovolgere alcuni sondaggi sfavorevoli per la maggioranza. Di certo riguarda i redditi medio-alti, quindi c’è il rischio di tirarsi addosso le critiche dell’Ulivo come pure degli alleati che si dicono schierati a difesa degli strati sociali più deboli. Sta di fatto che An e Udc (per le tasse) e la Lega (per il calcio) non hanno tardato a farsi sentire.

Risultato: dopo gli annunci di Cernobbio, grande prudenza nel governo, soprattutto da parte del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che il «piano d’azione» deve metterlo a punto da qui a giugno.

RIVOLTO AL PROPRIO ELETTORATO
Perché dunque Berlusconi cavalca questi argomenti? Verosimilmente perché intende anzitutto parlare a quello che considera il proprio elettorato. E siccome le urne più vicine sono quelle per eleggere gli europarlamentari con il sistema proporzionale, è fondamentale per il premier che Forza Italia non ceda voti all’Ulivo innanzitutto, ma neppure agli altri partner del centrodestra.

CHI BENEFICIA DELLE RIDUZIONI FISCALI
Prendiamo le tasse. Abbattendo dal 45 al 33 per cento l’aliquota più alta, e lasciando invariate quelle intermedie (per i redditi più bassi alcuni benefici sono già stati varati), i redditi che godrebbero di un peso fiscale minore sarebbero quelli superiori a 40-42-mila euro. Attualmente infatti fino a un imponibile di 32.600 c’è un’aliquota del 31 per cento, da 32.600 a 70 mila euro l’aliquota è al 39 per cento, oltre i 70 mila si va al 45. Per ridurre l’aliquota massima al 33 per cento bisogna sopprimere quelle del 39 e del 45. Secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, solo 14,2 per cento delle famiglie ha un reddito complessivo superiore a 40 mila euro l’anno. Assai meno se si guarda ai singoli individui: il 3,5 per cento.
La riduzione fiscale farebbe dunque felici funzionari, dirigenti, professionisti che pagano le tasse, dipendenti a stipendio più alto. Lascerebbe le cose come stanno per tutti gli altri, anche se bisogna sottolineare che una riduzione per i redditi fino a 25 mila euro già c’è stata.

In quella minoranza di contribuenti a maggior reddito sta probabilmente un solido nucleo di elettori di Forza Italia. Oltre al famoso popolo della partite iva, in gran parte al di sotto dei 40 mila euro dichiarati, che potrebbero essere invogliati ad «emergere» dalle riduzioni delle tasse.

SEGNALE AL CONSUMO
Il segnale è poi rivolto al mondo del consumo: non per nulla Berlusconi ha utilizzato la tribuna del convegno di Cernobbio della Confcommercio. C’è una parte d’Italia da invogliare a consumare e spendere per favorire la ripresa.
E il taglio minacciato delle festività? Le feste interessano principalmente i lavoratori dipendenti, soprattutto chi lavora in posizioni subordinate. Vale qui lo stesso discorso fatto per le tasse. In più, due o tre giorni lavorati l’anno possono incidere su qualche decimale di pil, e dunque migliorare i conti da presentare a Bruxelles.
Ma questa è una materia che richiede per forza di cose un accordo con la Confindustria e i sindacati. Le festività abolite vanno probabilmente monetizzate. E il clima nelle aziende non è precisamente di disponibilità.

EMERGENZA CALCIO
Idem per il calcio. Berlusconi è diventato popolare grazie alle tv e al pallone. Sa che in quell’ambiente, al di là delle divisioni politiche e ideologiche, c’è chi continua a guardare a lui come a un esempio, soprattutto ad una specie di ultima spiaggia. L’opinione pubblica si dichiara contraria ad aiuti di Stato salvapallone; ma in una città come Roma il destino dei giallorossi o dei biancoazzurri può contare, anche elettoralmente. Lo stesso discorso vale a Napoli e in generale nel Sud.

BUONA VOLONTA’
Berlusconi ha una costante: sottolineare che il capo del governo la buona volontà ce la mette, poi sono gli altri che devono tradurla in pratica. Dal Coni alla Lega Calcio, fino a Tremonti. Senza contare l’effetto di spiazzamento per gli alleati: Gianfranco Fini è irritato perché gli è stato promesso il coordinamento della politica economica ma viene scavalcato dal premier. Un altro modo per far vedere chi comanda. Resta da capire quanto rischioso sia sollevare certi temi impopolari.



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