Puntate da tavolo verde a parte, a quel punto della serata -
davanti ai circa diecimila fedelissimi arrivati da ogni parte dell´Isola per
festeggiare il decennale della prima vittoria elettorale forzista - il pupillo
siciliano di Silvio Berlusconi ha provato a riportare i toni della kermesse
palermitana su uno spartito più consono al momento. Perché è vero che nel
padiglione della Fiera stracolmo di gente si celebravano - come recitava lo
slogan ufficiale - «dieci anni di vittorie in difesa della libertà», ma è
altrettanto vero che il bagno di folla col premier era il passo d´avvio della
campagna elettorale per le Europee. Campagna elettorale che anche gli
alleati-rivali dell´Udc hanno aperto ieri con il documento della direzione
regionale del partito che chiede a Salvatore Cuffaro di candidarsi a Strasburgo.
Siccome il presidente del Consiglio, nella sua ora di discorso, si è del tutto
dimenticato del governo regionale e si è ricordato di parlare della Sicilia solo
per annunciare che «il ponte sullo Stretto si farà» e che «l´alta velocità sarà
fatta anche sulla linea Palermo-Messina», allora Miccichè ha sentito il bisogno
di rilanciare il tema elettorale. Aggiungendo: «Forza Italia è questa. Noi
abbiamo riempito questo padiglione, domani la lista Prodi apre la campagna
elettorale in un cinema da 400 posti?» (il Metropolitan, che in realtà di posti
ne ha 964, ndr). A quel punto, Silvio Berlusconi ha intuito l´assist del suo
luogotenente. Gli ha strappato il microfono di mano e ha "chiamato" il popolo
forzista: «Riuscirà Forza Italia da sola a battere il Triciclo?». «Sììì», gli
hanno risposto in coro quelli della Fiera. «Riusciremo a ripetere alle Europee
il successo di quattro anni fa?», «Riusciremo alle Politiche a raggiungere il 50
per cento e a governare l´Italia per altri cinque anni?». Sul doppio sì
collettivo degli aficionados è sceso il sipario sulla kermesse forzista e si è
aperto ufficialmente quello sulla campagna elettorale per le Europee di
giugno. Una campagna che per il centrodestra viene descritta in salita anche
qui, nella terra del 61 a zero, nel granaio di voti berlusconiani. Qualche ansia
i forzisti se la sono portata fin dentro il padiglione della Fiera dove si
celebra la vittoria elettorale del 1994. Soprattutto quelli che, lunedì scorso,
hanno partecipato alla prima riunione del nuovo coordinamento. Un vertice nel
corso del quale è passato di mano in mano l´ultimo sondaggio arrivato da Roma e
che descrive il partito in nettissimo calo rispetto al risultato del ?99. Un
calo che non risparmierebbe neppure la Sicilia. Così, con quel sondaggio tra le
mani, alla kermesse col premier si è attribuito il valore del primo vero «atto
forte di risalita», come spiega un forzista. Ovvio, dunque, che in parecchi
si aspettassero più di un passaggio da parte di Silvio Berlusconi sulla
situazione siciliana e sulle prossime consultazioni elettorali. Invece il leader
di Forza Italia ha scelto di accarezzare il tasto dei ricordi sulla «discesa in
campo». Ha messo in fila un paio di concetti base della dottrina liberista
(tagliare le spese superflue, ridurre le tasse per favorire la crescita) in una
Regione dove il peso dei pubblici stipendi è largamente predominante. Poi, in
mezzo a un paio di paroloni da businessman, ha piazzato il rilancio sul Ponte:
«Sono sicuro che si farà e servirà a farvi sentire italiani al cento per cento».
Quindi, sempre avendo in mente il ponte sullo Stretto, ha aggiunto: «Dicono che
non ci sono i collegamenti ferroviari? Ma noi vogliamo portare l´alta velocità
da Messina a Palermo». Null´altro. Né sulla mafia («Moralità è impegnarsi
ogni giorno per raggiungere i traguardi annunciati») né sul governo regionale
guidato da Cuffaro. A lui, seduto nelle prime file, il Cavaliere non ha dedicato
neppure una pubblica parola di saluto. Per tutta risposta né il governatore né
il presidente Lo Porto hanno lasciato le loro poltroncine quando il premier ha
invitato tutti quelli seduti nelle prime file a salire sul palco accanto a
lui. Magari sarebbe toccato a Gianfranco Miccichè affrontare il tema del
governo regionale. Spiegare ai fedelissimi lo stato di salute dell´alleanza in
Sicilia. Ma il discorso del pupillo siciliano di Berlusconi è stato soffocato
dall´eccessivo affetto dei fan. Dal palco, Miccichè è riuscito solo a lodare
«l´organizzazione di Pippo Fallica» e, mentre sfumavano i titoli di coda, a
rilanciare la sua scommessa. Contro la lista Prodi e contro i sondaggi. |