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marzo 28, 2004
Vola al 34,9% la Lista unitaria


l'Unità 27-03-2004

Sondaggio Swg: il Polo crolla al 43% il centrosinistra più Rc al 50%

Natalia Lombardo

ROMA Sorpasso del centrosinistra al 50 per cento, crollo del centrodestra al 43,8. È il risultato di un sondaggio effettuato dalla Swg il 22 e 23 marzo. La lista unitaria (Ds, Margherita e Sdi) ha un 34,9 per cento, rispetto al precedente 35,7 dell'inizio di marzo, restando quindi «vivissima», secondo Maurizio Pessato, amministratore delegato della Swg, società che ha effettuato la ricerca sulle intenzioni di voto alle Europee per conto dei Ds.

Crolla Forza Italia al 21,5% rispetto ai fasti del 29,4 delle politiche 2001. È l'effetto «delusione», commenta il sondaggista, «la disaffezione verso chi più ha promesso, la delusione popolare per non avere mai visto quel futuro radioso promesso da Berlusconi; deluso anche il ceto medio alto produttivo che si aspettava una modernizzazione mai arrivata». E il leader Ds Piero Fassino, commenta: «La nostra forza è la gente, gli elettori. Noi non abbiamo né i soldi né le televisioni di Berlusconi. Tuttavia i soldi e le tv contano, ma non sono tutto».

Il sondaggio Swg è stato fatto il lunedì e il martedì dopo le contestazioni a Fassino nel corteo di sabato 20. Questo fatto, e le polemiche seguite nel centrosinistra, hanno causato una minima flessione per la lista unitaria: meno di un punto al di sotto della rilevazione che la Swg fece il 12 marzo per L'Espresso.

Non il crollo al 29% rilevato da un altro sondaggio pubblicato ieri da due quotidiani e attribuito alla Ipsos, società francese collegata con Nando Pagnoncelli, ex Abacus. Il quale smentisce la paternità di quei dati: «Non hanno fondamento, non sono cose nostre».

««Impossibile quel balzo indietro di cinque punti in pochi giorni», commenta Pessato, «a caldo l'opinione può variare, ma di poco». II Listone, quindi, «è vivo, vitalissimo. La frizione nel centrosinistra esiste, ma l'incrinatura rispetto al 35,7% di meno di un mese fa «non interrompe il dato positivo che troviamo». Il «danno è limitato e passeggero, a meno che gli alleati del centrosinistra non continuino a dividersi». Negli orientamenti degli elettori c'è stata una «redistribuzione» di voti nel centrosinistra, «quando la lista unitaria è in difficoltà se ne avvantagiano gli altri»: una leggera crescita dei Verdi al 2,9 (2,4% ai primi di marzo, 2,2 nel 2001); e di Rifondazione ora al 5,6% rispetto al 5 del 12 marzo e al 5,2 del 2001.

Il partito di Bertinotti, secondo Pessato, raccoglie i frutti di una politica «abile: l'apertura ai movimenti pacifisti e No global senza però rompere con l'Ulivo è la collocazione migliore, anche per chi nel Prc aveva reagito male alla rottura con Prodi». Rifondazione, insomma, «tende a dire che nei prossimi anni gli attori in campo sono due: il Prc e la lista unitaria». Il Pdci può «contare sull'affezione» dell'1,6% (nel 2001 aveva I'1,7). La lista Di Pietro-Occhetto e girotondi è al 3,7% con un calo sull'effetto novità del 4.8%. «Il problema è l'identità chiara della lista», spiega Pessato, «Di Pietro - 3,9 da solo nel 2001 - è noto a tutti, ma chi vota vuol sapere cosa dicono Occhetto e i girotondi sulle pensioni o altro». Posizioni nette giovano a tutti, anche al Listone: « È nato da poco, cosa si è capito? Che è antiberlusconiano, ma su fecondazione, pensioni, sanità, devono far capire di più cosa pensano». Tempo utile, i prossimi «due mesi chiave» per far capire qual è la differenza.

«L'epicentro» del terremoto nel centrocestra è tutto in FI: il partito che più punta sulla «personalizzazione» (il faccione 6x3 di Berlusconi) ha visto un «lento scivolamento dalla fine del 2002, fino ai dati angusti di oggi»., spiega Pessato. Tiene invece An con un 12,3 (cresce dai primi di marzo: 11,5): «Gli strappi di Fini hanno premiato, perché An stava messa peggio prima», e se ha perso quel 1,9 che raccoglie Alessandra Mussolini «compensa con chi vede An nel treno della destra europea». La Lega è al 3,4, cala rispetto al 2001 (3,9), i centristi dell'Udc conquisterebbero lo sperato 5°%.

L'astensionismo per ora non è calcolai'ile, per la Swg voterà un 70% dell'elettorato. Quel 13,8% che non risponde non è indicativo: «Spesso anche chi risponde poi non vota». «L'interesse per la politica è cresciuto rispetto al 2001 per vari fattori, come l'effetto Moretti, la lista unitaria come mossa indovinata e l'incoraggiamento delle elezioni spagnole». Ma il vero orientamento si vedrà dopo Pasqua, a fine aprile.



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