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marzo 27, 2004
Caccia al mercato degli indecisi Il 35 per cento non sa se voterà



Tanti i giovani, la maggior parte in passato scelse Forza Italia e Margherita

L’esito delle elezioni spagnole ha sorpreso molti osservatori. Anche se, per la verità, alcuni sondaggi pubblicati una settimana prima del voto indicavano l’esistenza di una sostanziale parità tra i due schieramenti e suggerivano che la vittoria potesse dipendere dalla loro capacità di mobilitare gli indecisi e, specialmente, i potenziali astenuti. Il risultato, come si sa, è derivato dalla accresciuta partecipazione al voto legata alla reazione emotiva ai tragici attentati terroristici, che ha favorito le forze di opposizione. Non tanto in relazione alla paura di ulteriori attentati, quanto agli errori di comunicazione del governo e alla prontezza dell’opposizione nell’approfittarne. Anche in Italia l’esito delle prossime Europee dipenderà dalla capacità di mobilitazione dei partiti, a seguito della campagna elettorale che condurranno.
Infatti, come sempre accade quando manca molto tempo alle elezioni, una parte notevole degli intervistati nei sondaggi dichiara di non sapere cosa (e, in molti casi, se) votare. Si tratta, oggi, di grossomodo un terzo dell’elettorato. Tra i restanti, il 50% afferma di avere già deciso con sicurezza, mentre un altro 15% indica due o tre partiti tra cui si propone di scegliere.
Al di là della stima attuale dei consensi, l’esito «vero» dipende dunque da ciò che farà il 35% che oggi non si esprime. Buona parte, naturalmente, potrebbe finire con l’astenersi. Nelle consultazioni europee, la non partecipazione al voto è spesso elevata: nel 1999, l’astensione (comprendendo anche il voto degli italiani all’estero) ha superato di poco il 30%. Gli inclini alla possibile astensione sono perlopiù persone poco coinvolte politicamente, che di rado seguono il dibattito quotidiano tra i partiti. Esse si trovano, come sempre, in misura più accentuata tra i 18-20enni (45% dichiara di non sapere cosa scegliere), ove gran parte è di fronte al primo voto. Non a caso, proprio tra i giovani si sono registrati in passato tassi particolarmente elevati di astensionismo. Un altro addensamento di incertezza e/o di intenzione di astenersi si trova tra i più anziani, in particolare tra chi ha titoli di studio più bassi. Ancora, l’indecisione si rileva più tra gli elettori del Sud che, da sempre, tendono ad astenersi in misura maggiore.
Come si è detto è probabile che una quota rilevante degli attuali indecisi finisca con l’astenersi. Ma non lo faranno tutti. Lo suggerisce tra l’altro il fatto che molti tra loro, pur non esprimendo oggi nessuna intenzione di voto, collocano facilmente la propria posizione politica sul continuum sinistra-destra. La maggioranza relativa degli indecisi si situa al centro. Tanto che, tra quanti si definiscono di centro tout-court , quasi la metà (49%, con una accentuazione tra i cattolici praticanti) afferma di dovere ancora stabilire cosa votare. Anche le scelte effettuate in occasione delle Politiche del 2001 da quanti attualmente si dichiarano indecisi confermano la loro connotazione come lontani e poco interessati alla politica. La concentrazione massima si trova naturalmente tra chi dichiara di essersi astenuto anche allora. Ma, subito dopo, l’addensamento più elevato è tra chi aveva votato per Forza Italia o per la Margherita. Vale a dire, partiti con un minore numero di voti «di appartenenza» o «ideologici» e con relativamente più consensi «di opinione». Il cui elettorato è dunque inevitabilmente più fluido.
In definitiva, il mercato degli indecisi e dei possibili astenuti risulta ampio, ma al tempo stesso, difficile da conquistare. Per le quali la scelta per un partito o per un candidato è spesso collegata alla decisione di votare in assoluto. Cittadini poco sensibili ai (e dunque «mobilitabili» dai) contenuti politici tradizionali, ma in qualche misura disponibili ad essere persuase sulla base di tematiche che risultino a loro più vicine e rilevanti. Chi riesce a conquistare la loro fiducia può ottenere il successo alle elezioni.
Le strategie sin qui adottate per mobilitare questo segmento di elettorato sono assai differenziate. Forza Italia, nella persona di Berlusconi, ha scelto per ora di sottolineare ripetutamente i temi dell’antipolitica, nella convinzione - suggerita dall’esperienza passata - che molti indecisi, proprio perché lontani dalla politica, siano appunto sensibili all’immagine di «diversità» dai partiti tradizionali e più facili ad essere attirati dalla figura del leader e da concetti «facili» e, talvolta, semplificatori.
Nel centrosinistra, viceversa, si è teso, specie negli ultimi giorni e anche sulla spinta dell’esperienza spagnola, ad evocare le tematiche della pace e l’ostilità alla guerra in Iraq, cui molti italiani (anche una parte di coloro che manifestano simpatia per il centrodestra) si sono dimostrati assai sensibili nei mesi passati, in misura maggiore di quanto si sia registrato in altri Paesi europei. Per la sua semplicità l’idea della pace raggiunge facilmente anche chi non segue quotidianamente il dibattito politico.
Sin qui nessuna delle due strategie ha funzionato in termini di conquista di voti «nuovi». Ma quella adottata dalle forze di opposizione ha portato almeno ad un rafforzamento dei consensi già acquisiti e ad un freno all’erosione. Tanto che le intenzioni di voto espresse per il centrosinistra rimangono sin qui prevalenti.
Ma per misurare l’efficacia della comunicazione occorre attendere ancora. Spesso, gli effetti delle strategie di mobilitazione e delle campagne elettorali sedimentano lentamente e si possono cogliere solo nelle settimane (e, talvolta, nei giorni) immediatamente precedenti il voto. Il risultato delle prossime Europee è ancora imprevedibile.



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