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marzo 28, 2004
Il vento del Nord e la Lega dei duri e puri
ILVO DIAMANTI È soddisfatta, la
Lega, dei risultati politici conseguiti, negli ultimi giorni. La devolution,
approvata in Senato. Il decreto salva-calcio, ribattezzato "salvaroma".
Avversato dalla Lega perché si rivolge principalmente alle squadre e alla banca
di Roma: sospeso. Due temi, di portata ben diversa; dietro, la stessa strategia:
conquistare visibilità, specificarsi. Contro la sinistra: l´opposizione
"conservatrice". E contro la maggioranza di governo, di cui fa parte. Contro i
democristiani e gli ex-fascisti. «Romani, compromessi con i poteri vecchi e
nuovi». Per rilanciarsi, alle elezioni europee. Il primo turno della stagione
elettorale, lunga due anni. Dove ciascun partito si presenta da solo. Almeno a
centrodestra. E si conta, per contare ancora, magari di più, in seguito.
Nell´ambito della coalizione. Per cui la Lega, più degli altri partiti, agisce
senza misure e senza freni, perché ha vincoli molto più limitati. Non si candida
a guidare il Paese, magari attraverso la sua classe dirigente, come An e Udc.
Non ha interessi aziendali o personali, a cui assoggettare la compagine
parlamentare. E non ha un elettorato "nazionale", distinto e contrastante per
domande economiche e orientamenti sociali, da conciliare. Per cui interviene,
agisce, parla, senza freni. Estremista di governo. L´assenza del capo,
dell´unico e indiscusso leader, fermato da un impegno personale totalizzante ed
estenuante (come un comunista d´altri tempi...), per ora, non l´ha danneggiata.
Nel breve periodo, le incertezze pesano di meno, visto che si tratta di
proseguire i percorsi già tracciati dal leader. Ben diverso (e difficilmente
sostenibile, per la Lega) diverrebbe il problema se la convalescenza (e
l´assenza) durasse "troppo" a lungo.
Per ora, tuttavia,
la malattia del leader ha contribuito a rinsaldare le fila dei fedeli e ad
attrarre, sull´onda della solidarietà emotiva, gli elettori e i simpatizzanti
leghisti delusi, che si erano allontanati negli ultimi anni.
Inoltre,
lasciati soli (per la prima volta), i dirigenti leghisti hanno riprodotto,
efficacemente, la linea di condotta seguita da Bossi, nel rapporto con gli altri
soggetti politici e nella comunicazione. Lo stile. La durezza: di toni,
linguaggio, posizioni. Ogni giorno a minacciare la crisi di governo. In nome
della devoluzione, delle imprese del Nord taglieggiate dal fisco e dalle banche,
dei debiti delle squadre romane, che non vanno rimborsati dai cittadini. La
durezza. Contro la curia e la Chiesa romana, ricca e alimentata dai cittadini,
contro l´immigrazione e l´Islam, che minacciano la nostra civiltà, contro
l´Europa di Prodi, la Bce, l´euro, contro Roma ladrona, contro il (suo) governo
e i (suoi) ministri, che riformano le pensioni tagliando quelle di anzianità, di
cui fruiscono soprattutto i lavoratori del Nord.
E questa durezza, questi
argomenti, sono destinati a tenere banco, nei prossimi mesi. Di campagna
elettorale, dura. L´immigrazione, il "rigore rigido" contro gli stranieri, la
sicurezza, la difesa a oltranza dei lavoratori cui essa si rivolge: operai e
autonomi della piccola azienda, contadini e allevatori. E, in parallelo, l´euro
e la Ue: nemici dei lavoratori dipendenti e autonomi, afflitti dal costo della
vita e dalla concorrenza internazionale, come dei contadini e degli allevatori,
minacciati dalle multe comminate dalla "burocrazia di Bruxelles". E, ancora, la
Chiesa, le parrocchie, il volontariato cattolico - Acli, Caritas, Cnca e
quant´altro - che "attirano" gli immigrati, ne favoriscono l´accoglienza e
l´integrazione.
La Lega. Nella compagine di governo fa, davvero, la parte del
soggetto forte e duro. Duro e puro. Come le sue parole, le sue iniziative.
Estreme. E imprudenti. La prudenza, la mediazione, spettano agli altri. Ad An,
all´Udc. Mentre Fi, appare, sempre più, afona e afasica. Raccolta attorno al
premier. Al quale la "durezza" leghista non dispiace. Dice, la Lega, cose che
anch´egli pensa e sempre più spesso afferma. Perché anche Berlusconi apprezza (e
a sua volta esibisce) questo stile antipolitico. Non ama mediare. Interviene
solo quando le tensioni sono arrivate al limite. Soprattutto nella coalizione.
Allora, solo allora, si muove. Per frenare: l´esacerbazione di Fini;
l´insofferenza, quasi fisica, di Follini. Tampona, Berlusconi. Ma apprezza,
questa Lega. Alleata fedele e affidabile, sulle "questioni che contano". Per
lui. Sui temi che interessano. A lui. Televisioni e giustizia.
La Lega. La
Lega dura. Oggi riproduce la traccia di altri partiti neopopulisti europei.
L´Fpo di Haider, l´Udc di Blocher, il Fn di Le Pen. Compagini molto diverse e
distanti, dall´esperienza e dall´identità leghista. Con cui, però, la Lega
condivide le priorità perseguite e imposte, sulla scena italiana. Immigrazione,
Europa, sicurezza. Micronazionalismo. E lo stile. Nella comunicazione e nelle
relazioni.
Oggi la Lega, a Nord, in ambito locale, è interpretata da
Gentilini. Che continua a governare Treviso, anche per interposta persona,
all´insegna dello slogan «ordine e pulizia». Coltivando il mito della città di
provincia pulita. Niente cartacce, niente foglie secche, niente immigrati né
accattoni. E linguaggio da ultrà. Ma lo stesso stile, a livello nazionale, è
espresso dal ministro Castelli. Duro e intransigente. Contro la magistratura di
sinistra. Contro ogni ipotesi di amnistia, indulto, grazia. Tanto più se a
beneficiarne possano essere figure, come Adriano Sofri, la cui voce è ascoltata
da cerchie ristrette, colte e illuminate. Non è a loro che si rivolge la Lega.
La Lega parla agli strati popolari della società insicura. Quelli che temono la
clemenza più delle prigioni. Quelli che si sentono minacciati dal cambiamento,
dal mondo e dalla mondializzazione; dall´Europa, i mercati, gli immigrati.
E
a queste sfide, a queste "paure" la Lega risponde con parole dure, soluzioni
dure, espresse in modo semplice.
Non è più, la Lega, l´ariete
dell´innovazione e delle innovazioni, dei fermenti e della rabbia che
attraversavano il Nord, dieci anni fa. Anche perché, in quegli stessi luoghi, il
vento è cambiato. Il vento dell´economia non soffia più forte come prima. I
mercati, il credito, la tecnologia, i servizi; pongono problemi e limiti.
Sofferenze. Che la rivendicazione anticentralista non basta a sanare. Mentre il
vento del Nord soffia forte, nella società. La scompagina. Perché la società del
Nord, soprattutto nelle zone di piccola impresa, non sta bene. Non si sente
bene. Non vive bene. Si sente assediata. Dai propri stessi limiti. In termini di
ambiente, infrastrutture, qualità della vita.
Non rappresenta più, la Lega,
il Nord. Questo Nord. Che avrebbe bisogno di "politica". Mentre la Lega ha
scelto la protesta politica. L´antipolitica, come linguaggio e argomento. Anche
oggi, che è al governo. La stessa devolution - che procede fra scontri con
l´opposizione e ricatti in seno alla maggioranza - evoca l´immagine della Lega
contro tutti. Appare una bandiera. Un´ideologia. Serve alla Lega per inchiodarsi
agli assi residui del suo impianto elettorale. E confermarsi soggetto la cui
utilità marginale sul mercato elettorale è altissima, al di là delle ridotte
dimensioni. E pare che ci stia riuscendo. Perché molti sondaggi le attribuiscono
una ripresa, rispetto al 2001. Limitata (attorno all´1% su base nazionale, ma
molto più nelle zone del Nord dove è più solida). Ma significativa, perché
interrompe un declino che dura dal 1996. Questa crescita si rileva, soprattutto,
nei piccoli comuni della provincia e nelle periferie urbane. E avviene,
principalmente, a spese di Forza Italia. La Lega. In questa fase, intercetta gli
azzurri delusi e arrabbiati. Tentati dall´astensione, per insoddisfazione verso
il governo. Mentre recupera parte dei leghisti duri e puri, che nel recente
passato l´avevano abbandonata, per ostilità verso la svolta governativa. E
trattiene gli elettori "fedeli" al mito padano.
La Lega. Non si è rassegnata
al declino. Ma non è più il fiume tumultuoso che canalizza le acque limacciose
del cambiamento economico e sociale del Nord. Il vento del Nord, che scuote e
minaccia Roma, il governo, le istituzioni. Com´era dieci anni fa. Oggi, la Lega,
agisce a Roma. Dove, con abilità consumata, usa tecniche antiche di stampo
centralista (il ricatto quotidiano agli alleati). Sta al governo. Dove si
comporta da lobbista "del" Nord. E "nel" Nord si dedica a costruire argini, per
difendere gli interstizi deboli e vulnerabili della società dalle acque
limacciose del cambiamento. La Lega. Soggetto nato dal cambiamento. Che annuncia
il cambiamento. Ma si rivolge a chi ne ha paura.

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