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marzo 15, 2004
 La Spagna sceglie Zapatero, punito il governo
Colpo di scena/ Spagna, effetto stragi: popolari ko, trionfano i
socialisti. Governo di coalizione
15 marzo
2004
| Il trionfo del partito socialista spagnolo non convince i
mercati finanziari. La Borsa di Madrid, infatti, cede più del
2% e risulta la peggiore tra le europee. Secondo gli analisti, gli
investitori temono che il nuovo governo di sinistra possa adottare una
politica economca meno espansiva, interrompendo così il "miracolo"
iberico degli ultimi anni. Tra i titoli, in ribasso soprattutto
quelli delle aziende legate al settore militare ed
edilizio. |
Il
successore di José Maria Aznar non sarà il suo 'delfino'
Mariano Rajoy, gran favorito prima della tragedia dell’11
marzo, ma José Luis Rodriguez Zapatero. Gli spagnoli hanno
castigato il partito popolare (Pp) e hanno dato la maggioranza ai socialisti.
Nei prossimi giorni si vedrà se il Psoe per formare il nuovo esecutivo chiederà
l’appoggio solo delle sinistre o anche dei nazionalisti. I terroristi che hanno
colpito al cuore la Spagna giovedì scorso hanno distrutto 200 vite umane e tre
giorni dopo hanno affossato il partito popolare di Aznar e Rajoy, che prima
della strage di Madrid era il chiaro favorito. L'unica incertezza era se
riusciva o meno a confermare la maggioranza assoluta.
Poi c'è stata la barbarie e la pessima gestione delle
informazioni da parte del governo Aznar (che ha continuato ad accusare l'Eta per
le stragi di giovedì anche quando era ormai chiara la responsabilità di Al
Qaida) è stata punita duramente dall'elettorato. Dal voto più triste nella
storia della giovane democrazia spagnola è emerso vincitore il partito
socialista e il suo leader Zapatero entrerà da vincitore nel palazzo della
Moncloa. Sono finiti male otto anni di potere del partito popolare. La sconfitta
toglie smalto al gesto di José Maria Aznar di lasciare il potere volontariamente
a 51 anni. Se si fosse presentato avrebbe forse perso con un margine maggiore.
Non ha avuto la soddisfazione di incoronare il fido Rajoy che, con nobili
parole, ha ammesso la sconfitta e si è felicitato con il vincitore.
| Se entro fine giugno l'Onu non avrà preso il controllo del
governo di Baghdad, la Spagna ritirerà il proprio contingente militare
in Iraq. Sarà questo il primo passo in politica estera di José Luis
Rodriguez Zapatero, il nuovo premier socialista da sempre contrario alla guerra
contro Saddam Hussein. Una chiara presa di distanza da George
Bush, con il quale invece il passato governo di Aznar aveva stretto un
patto di ferro. | "E' una vittoria del popolo spagnolo",
ha detto Zapatero che ha ringraziato gli elettori per la fiducia dimostrata e
per la voglia di cambiamento dimostrata. "L'imprevedibile voto del dolore", come
aveva titolato El Mundo, ha premiato il Psoe, primo partito come voti e
come numero di seggi. Con il 99,5% dei voti scrutinati i socialisti
hanno ottenuto il 42,64% dei voti e 164 seggi con una avanzata
notevole. I popolari sono il secondo partito con 148 seggi
(37,64%), un tonfo enorme se si pensa che governavano con 183 seggi, la
maggioranza assoluta.
I catalani
moderati di Convergenza e Unione (CiU) hanno ottenuto 10 seggi,
gli indipendentisti catalani 8 seggi, balzo notevole in avanti,
il partito nazionalista basco 7 seggi e i comunisti di
Izquierda Unida 5. Questi piccoli partiti potranno essere importanti
nel caso che il Psoe non tocchi la maggioranza assoluta (l'ipotesi più probabile
è quella di una coalizione a tre: socialisti, catalani moderati (CiU) e
Izquierda Unida. Il segretario dell'organizzazione del Psoe José
Blanco ha annunciato la vittoria "tanto in seggi come in numero di
voti". E' stata una vittoria omogenea che si è prodotta con un importante
incremento di voti in tutte le regioni e nelle grandi città.
 | I socialisti avevano cominciato a
costruire la loro avanzata nel corso della campagna elettorale presentando uno
Zapatero votabile, un giovane leader con idee nuove soprattutto in politica
sociale e piuttosto liberali in economia. Tutti
i sondaggi riflettevano un avvicinamento al Pp e un rafforzamento della figura
di Zapatero come dirigente nazionale. Ciò aveva dato fiducia ai militanti
socialisti. La strage ha troncato la campagna e ha introdotto nuovi elementi di
analisi. Una parte della direzione, visti gli evidenti tentennamenti del governo
sulle responsabilità del massacro, aveva spinto il giovane leader sulla strada
della critica violenta per la cattiva gestione della crisi. Avevano il
convincimento che Aznar e il ministro Acebes stessero nascondendo informazioni
sulle indagini e volevano convincere Zapatero ad affondare il coltello nella
piaga. Il leader del Psoe saggiamente ha obbedito al suo carattere moderato e ha
evitato di infierire. Non soltanto si negò a modificare il suo atteggiamento ma
chiese assoluta disciplina, qualcosa di inedito nel partito socialista
dall'uscita di scena di González. Questo atteggiamento saggio e prudente è stato
premiato dall'elettorato che è accorso massicciamente alle urne. I socialisti
hanno vinto anche perché hanno votato coloro che nel 2000 si astennero.
L'affluenza è stata infatti record: ha votato il 77,21% degli
aventi diritto, l'8,5% in più rispetto alla precedente
tornata.

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