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Considerazione, fiducia, e un buon grado di soddisfazione: la
maggioranza degli italiani esprime un giudizio positivo nei confronti della
scuola e dei suoi insegnanti. Una promozione per il nostro sistema scolastico,
pur in presenza di alcune sottolineature critiche: la scarsa disponibilità di
fondi (per la didattica, gli stipendi dei docenti, il sostegno alle famiglie
meno ricche) ed il debole legame con il mondo del lavoro. A questo proposito,
incontrano consenso alcune misure della riforma Moratti. Mentre altri punti
della stessa riforma sembrano dividere l´opinione pubblica. E´ quanto emerge da
un´ampia rilevazione condotta da Demos-Eurisko per Repubblica, per sondare le
opinioni degli italiani sul pianeta scuola. Dal sei al sette: se i dati del
sondaggio potessero essere letti come una pagella, sarebbe questo,
probabilmente, il voto degli italiani per la scuola pubblica. Tra le sei e le
sette persone su dieci, infatti, esprimono soddisfazione nei confronti dei
diversi ordini scolastici. Il 71% (tra chi si esprime) si dice soddisfatto delle
scuole elementari. Una percentuale appena inferiore, il 69%, manifesta il
proprio gradimento per le scuole medie, mentre superiori ed università si
fermano al 66%. Tutti giudizi che, peraltro, diventano ancora più positivi nelle
valutazioni degli attuali "utenti": gli studenti, in particolare nella fascia
compresa tra i 14 e i 18 anni. Nettamente più in basso si collocano, al
contrario, gli istituti privati, che ottengono l´apprezzamento di una minoranza
della popolazione (fortemente caratterizzata, peraltro, dal punto di vista
politico). Anche la pagella degli insegnanti propone valori che oscillano tra
il sei e il sette (i rispondenti, in questo caso, erano chiamati ad esprimersi
sulla classica scala da uno a dieci): i punteggi più elevati - prossimi al sette
- riguardano il grado di preparazione e la capacità di trasmettere conoscenze;
quelli più prudenti - comunque mai inferiori al sei e mezzo - la disponibilità
ed il rapporto con le famiglie. Complessivamente, il 67% delle persone afferma
di fidarsi dei docenti delle scuole pubbliche. Ed anche il posizionamento
sociale degli insegnati appare - con una certa sorpresa - piuttosto elevato.
Quella del professore universitario figura al secondo posto nella lista delle
professioni più prestigiose, superata solo dai medici. Ma anche gli insegnati
della scuola dell´obbligo e delle superiori appaiono ben posizionati, al centro
della graduatoria. Nonostante i loro stipendi, che oltre un terzo della
popolazione considera troppo bassi (36%). Proprio nelle risorse viene
individuato, in generale, il principale freno per il buon funzionamento della
scuola italiana. Una persona su quattro vede nella mancanza di fondi per la
didattica il problema numero uno. A questa componente si somma un altro 15%, che
pone l´accento sulla mancanza di sostegni economici per le famiglie meno ricche.
Un altro nodo nevralgico, secondo i risultati del sondaggio, riguarda i
collegamenti con il mercato del lavoro, ritenuti ancora troppo deboli. Ben il
21% punta il dito innanzitutto su tale aspetto, ed il 38% lo pone tra le due
questioni prioritarie. Per questo motivo, viene vista con favore la novità,
introdotta dalla riforma Moratti, di affiancare alle lezioni in classe, in tutti
gli istituti professionali (a partire da 15 anni), momenti di stage in azienda
(85%). Altri punti della riforma sollevano, però, maggiori perplessità: se il
54% approva la ripartizione dell´istruzione superiore in due percorsi ben
distinti - i licei e la formazione professionale - il 44% boccia tale misura.
Ancor più netta la frattura nel caso dei cosiddetti anticipi: il 49% ritiene
positivo che i bambini nati entro il 30 aprile possano iscriversi alle scuole
materne ed elementari con un anno di anticipo; una componente appena inferiore,
però, oppone un secco no (47%). Il sondaggio, inoltre, prendeva in esame
altri possibili indirizzi di riforma, non contemplati dal progetto Moratti. Il
69%, ad esempio, si dice favorevole ad una estensione del tempo pieno (conviene
ricordare come una delle critiche mosse alla riforma del governo - sebbene
respinta dallo stesso ministro - sia proprio quella di indebolire tale
strumento). Solo una quota esigua di italiani (14%), per contro, vedrebbe di
buon occhio una riforma che, sulla scia di quella in discussione nel Regno
Unito, prevedesse una suddivisione delle classi in base al rendimento e
all´intelligenza degli alunni. Un ultimo aspetto considerato riguardava il
nodo dei buoni scuola (misura già fatta propria da alcune regioni italiane). A
conferma delle valutazioni (piuttosto critiche) in materia di istruzione
privata, anche in questo caso il responso del sondaggio appare piuttosto netto:
la maggioranza degli intervistati ? ben sette persone su dieci - si oppone
fermamente (e solo il 27% si dice favorevole).
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