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 ISTITUTI DI SONDAGGIO

 ISAE: Clima di fiducia dei consumatori
NEWS
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marzo 10, 2004  Banche, un italiano su due non si fida più
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SONDAGGIO Il clamoroso risultato di una ricerca condotta da Nielsen
Cra-Pms per «Corriere Economia». Piacciono gli istituti locali, prevale un
senso di abbandono
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Banche, un italiano su due non si fida più
Il 49% degli utenti, ben 23 milioni di persone, boccia le aziende di
credito: non spiegano i rischi, informano male e propongono prodotti
insicuri
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Chi si fida delle banche? Il 10%
della popolazione adulta. Un dato in discesa repentina: era il 13% in
ottobre. Chi si fida poco o niente? Il 49% degli italiani maggiorenni,
ovvero un esercito di oltre 23 milioni di persone. Quattro mesi fa solo il
43% si dichiarava «banca-scettico». Il restante 41% non mostra fiducia né
sfiducia. Come dire: sta a guardare. Una pattuglia silente in diminuzione,
però: ad ottobre i «non so» erano al 44%. Il cambiamento indica maggior
coscienza nel rapporto banca-cittadino. E minore acquiescenza, visto che
il 3% che manca confluisce nel fronte degli sfiduciati. Questi i risultati
di OCRA - l’Osservatorio di AcNielsen CRA e Pms sulla fiducia verso il
mondo bancario - condotto in gennaio per Corriere Economia su un campione
che rappresenta i 47 milioni di italiani con più di 18 anni di età. Il
primo di una serie di Osservatori che le due società faranno per indagare
il rapporto fra gli italiani e il mondo finanziario e che verranno
pubblicati mensilmente da Corriere Economia .
«In complesso, quanto si fida del sistema bancario italiano?». Era questa
la domanda rivolta agli intervistati. Le risposte lasciano pochi dubbi. La
percezione degli istituti di credito s’è fatta nei risparmiatori più
negativa, rispetto ai già deludenti dati di ottobre. Segno che il caso
Parmalat sta pesando, forse in maniera più forte del previsto.
La sfiducia sale, la fiducia scende. E gli italiani mostrano di volere
una banca diversa: una banca «buona», che offra prodotti sicuri, che
informi sui rischi degli investimenti, che curi davvero gli interessi dei
suoi clienti e che operi in modo tradizionale: perché quelle via Internet
sono considerate meno affidabili.
Basta dare un’occhiata alle risposte nel dettaglio al questionario per
capire che è questo il quadro: non roseo. Peggiore di quattro mesi fa non
soltanto nel termometro della fiducia, ma anche in quello del giudizio sul
sistema.
Erano tre le risposte possibili: poco o per niente d’accordo, né in
accordo né in disaccordo, molto-abbastanza d’accordo. Vediamo, divisi per
categoria, i risultati. Anticipando che, delle 16 domande poste, non ce
n’è una la cui risposta sia favorevole alla galassia degli istituti di
credito.
INVESTIMENTI - Qui la volontà dei risparmiatori è molto chiara. Sei
intervistati su dieci, il 57%, si dicono molto-abbastanza d’accordo sul
fatto che «le banche dovrebbero proporre ai clienti di investire solo su
aziende che presentano sufficienti garanzie». La stessa fetta di persone,
più o meno - il 59% - è poco-per niente d’accordo sull’affermazione: «Le
banche spiegano sempre i rischi degli investimenti ai loro clienti». E più
della metà del campione - il 55% - è poco o per niente convinto del fatto
che «le banche propongono investimenti ai propri clienti verificandone
sempre la sicurezza».
Queste due ultime percentuali, in particolare, sono salite molto negli
ultimi quattro mesi: erano il 54% e il 49%. E s’impennano se consideriamo
la sottocategoria degli «investitori»: rispettivamente, le risposte
«poco-per niente d’accordo» toccano il 67% e il 64%. Segno che i due terzi
di chi acquista titoli o prodotti finanziari non si sente tutelato.
Soltanto il 7% degli intervistati si dice «molto-abbastanza d’accordo» sul
fatto che le banche curino sempre gli interessi dei propri clienti (era
l’8% in ottobre). Per 61 italiani su cento - ed è la percentuale più alta
di tutto il questionario - questo è «poco-per niente vero».
CONTO CORRENTE - Anche sul fronte dei depositi non mancano le conferme di
un rapporto banca-cittadino che fa acqua. L’informazione, infatti, è
ritenuta scarsa. Soltanto due italiani su dieci, il 22%, si dicono
«molto-abbastanza d’accordo» sull’affermazione: «Le banche informano i
clienti sulle variazioni del conto corrente». Quattro intervistati su
dieci (40%) sono categorici: si dicono «poco-per niente d’accordo».
Evidentemente non paga la scelta di considerare la pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale come unica informazione che il mondo bancario debba
dare al mercato quando abbassa i tassi attivi o aumenta i canoni del conto
corrente.
Per di più il 47% del campione, quasi la metà, considera «poco-per
niente» chiare le informazioni generali date sul conto corrente.
CONTROLLI - Severi i giudizi anche sugli enti di vigilanza. Non è
specificato, ma si tratta di Consob e Banca d’Italia. Per il 56% del
campione, più della metà degli italiani, cioè, «i sistemi di controllo
sulle banche da parte delle istituzioni sono poco o per niente efficaci».
Le polemiche di inizio anno, evidentemente, hanno lasciato il segno, visto
che in ottobre questa quota era molto più bassa: 43%. È una critica che si
aggiunge a un giudizio pesantissimo sull’attenzione al correntista.
LOCALISMI - Dal sondaggio emerge inoltre una voglia di banca locale che
si scontra con il fenomeno delle fusioni. Un italiano su tre, il 31%,
concorda su questo: «È sempre più difficile vedere banche con il nome
della propria città, provincia o regione». È una quota che sale al 39%
nella sottocategoria degli investitori. E sempre quasi un terzo del
campione, il 30 per cento, crede poco-per niente che «le banche nazionali
siano attente alle esigenze dei clienti quanto quelle provinciali o
regionali». Un invito al ripensamento ai colossi del credito. Ai quali il
55% del campione suggerisce di «sostenere maggiormente le piccole e medie
aziende del territorio».
AFFIDABILITA’ - A proposito di partner bancari ai quali concedere
fiducia: questa indagine sfata un mito, che le banche via Internet siano
ormai considerate affidabili quanto quelle tradizionali. Non la pensa
così, infatti, il 43% della popolazione, e il dato sale al 46% fra i
cittadini bancarizzati (con un conto corrente aperto) e addirittura al 49%
fra gli investitori.
ETICA - Chiudiamo infine con una nota sulla responsabilità sociale. Un
italiano su due, il 48%, pensa che le banche dovrebbero sostenere
iniziative volte a questo. È significativo che la percentuale salga di ben
15 punti fra gli investitori, toccando il 63%: segno che questo
atteggiamento è considerato premiante ai fini della Borsa.
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Alessandra Puato
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