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marzo 10, 2004

GLI AMERICANI CONTRO LA GUERRA DI BUSH


GuerraNEW YORK. Crollo della popolarità di George W. Bush, mai così in basso dall’inizio della sua presidenza. L’ultimo sondaggio commissionato dalla rete televisiva Abc e dal quotidiano Washington Post indica che una vasta maggioranza di americani, il 57%, vuole un presidente che guidi il Paese in una direzione diversa da quella imboccata dall’amministrazione Bush.

Le percentuali di consenso per l’operato del presidente sono appena del 39% in materia di economia, del 46 sulla gestione della crisi irachena, del 30% per quanto riguarda il disavanzo nel bilancio federale. Gli americani sembrano fidarsi ancora di Bush per difendersi dal terrorismo ma un giudizio complessivo sulla sua tenuta di governo strappa una sufficienza risicata a mala pena tra la metà degli intervistati.
La sensazione diffusa è che questo presidente stia dividendo l’America al suo interno e la isoli dai suoi alleati oltre Oceano.

John Kerry, senatore del Massachusetts, ancor prima di aver ottenuto ufficialmente la nomination democratica, batte Bush di almeno 4 punti nelle anticipazioni dei sondaggi. Gli elettori guardano a Kerry come al candidato meglio preparato per fronteggiare la difficile congiuntura che gli Stati Uniti stanno attraversando, sia sul fronte interno che su quello internazionale.
Nel giudizio degli interpellati, la credibilità di Kerry è nettamente superiore a quella di Bush a proposito di economia e di occupazione, di scuola e di assistenza sanitaria. I due candidati dividono un consenso uguale su due temi altamente divisivi: quello delle libertà civili e dei matrimoni fra omosessuali.

La minaccia per Kerry arriva da sinistra. Ralph Nader, l’ex avvocato dei consumatori che non ha resistito al fascino di candidarsi per la terza volta alle presidenziali, raccoglie circa il 3% delle preferenze. Gli esperti fanno notare che questi voti proverrebbero in misura trascurabile dagli indipendenti, a danno esclusivo del candidato democratico Kerry. Inutili le pressioni dei vertici del Partito democratico e delle organizzazioni della società civile che in Nader hanno sempre trovato un punto di riferimento.
L’appello pubblicato sul settimanale The Nation “Ralph don’t Run” (Ralph non correre) è rimasto inascoltato. Nel 2000 la candidatura di Nader è stata, insieme ai brogli elettorali in Florida, decisiva per la sconfitta di Al Gore contro George W. Bush.


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