
NEW YORK.
Crollo della popolarità di George W. Bush, mai così in basso dall’inizio della
sua presidenza. L’ultimo sondaggio commissionato dalla rete televisiva Abc e dal
quotidiano Washington Post indica che una vasta maggioranza di americani, il
57%, vuole un presidente che guidi il Paese in una direzione diversa da quella
imboccata dall’amministrazione Bush.
Le percentuali di consenso per
l’operato del presidente sono appena del 39% in materia di economia, del 46
sulla gestione della crisi irachena, del 30% per quanto riguarda il disavanzo
nel bilancio federale. Gli americani sembrano fidarsi ancora di Bush per
difendersi dal terrorismo ma un giudizio complessivo sulla sua tenuta di governo
strappa una sufficienza risicata a mala pena tra la metà degli intervistati.
La sensazione diffusa è che questo presidente stia dividendo l’America al
suo interno e la isoli dai suoi alleati oltre Oceano.
John Kerry,
senatore del Massachusetts, ancor prima di aver ottenuto ufficialmente la
nomination democratica, batte Bush di almeno 4 punti nelle anticipazioni dei
sondaggi. Gli elettori guardano a Kerry come al candidato meglio preparato per
fronteggiare la difficile congiuntura che gli Stati Uniti stanno attraversando,
sia sul fronte interno che su quello internazionale.
Nel giudizio degli
interpellati, la credibilità di Kerry è nettamente superiore a quella di Bush a
proposito di economia e di occupazione, di scuola e di assistenza sanitaria. I
due candidati dividono un consenso uguale su due temi altamente divisivi: quello
delle libertà civili e dei matrimoni fra omosessuali.
La minaccia per
Kerry arriva da sinistra. Ralph Nader, l’ex avvocato dei consumatori che non ha
resistito al fascino di candidarsi per la terza volta alle presidenziali,
raccoglie circa il 3% delle preferenze. Gli esperti fanno notare che questi voti
proverrebbero in misura trascurabile dagli indipendenti, a danno esclusivo del
candidato democratico Kerry. Inutili le pressioni dei vertici del Partito
democratico e delle organizzazioni della società civile che in Nader hanno
sempre trovato un punto di riferimento.
L’appello pubblicato sul settimanale
The Nation “Ralph don’t Run” (Ralph non correre) è rimasto inascoltato. Nel 2000
la candidatura di Nader è stata, insieme ai brogli elettorali in Florida,
decisiva per la sconfitta di Al Gore contro George W. Bush.