La campagna elettorale in vista delle prossime consultazioni per il
Parlamento Europeo è ormai iniziata. E, mentre i partiti si interrogano
sull'opportunità e l'efficacia (e i costi) delle diverse strategie di
comunicazione, cominciano le discussioni intorno ai possibili esiti e alle
previsioni degli stessi. Che, ovviamente, sono assai complesse, data l'estrema
variabilità potenziale dei comportamenti. Più affidabili sono, per ora, i dati
che fotografano la situazione attuale. Che vede il complesso delle forze di
centrosinistra (comprendendo in queste anche Rifondazione Comunista e la Lista
Di Pietro/Occhetto) tuttora in vantaggio, per di più in misura piuttosto
consistente: quasi 5 punti percentuali. Il distacco risulta ancora maggiore se
si prende in considerazione l'intenzione di voto al maggioritario; ma si tratta
di un computo inattuale perché, come si sa, le elezioni Europee si svolgono su
base proporzionale. La prevalenza quantitativa del centrosinistra si manifesta
ormai da diverso tempo e, in particolare, la sua entità risulta immutata nei
sondaggi effettuati da fine gennaio ad oggi. Rispetto ad allora, però, si
registra un mutamento all'interno della coalizione, consistente in una relativa
erosione dei consensi ai partiti del «Triciclo» (il valore complessivo rilevato
oggi è inferiore alla somma delle intenzioni di voto raccolte dalle singole
componenti solo un mese fa) a favore delle forze «a sinistra» (Verdi, Comunisti,
RC, Di Pietro/Occhetto). Il mancato successo, almeno sino a questo momento, del
«Triciclo» va addebitato in primo luogo al disagio e alle perplessità causati
dalla sensazione da parte dell'elettorato di forti conflitti e fratture tra i
partiti che lo compongono. Vale a dire, a uno scenario differente da quello che
gli elettori, rispondendo ai sondaggi effettuati a riguardo, avevano auspicato:
una maggiore coesione rispetto a quanto non si sia percepito sin qui. Viceversa,
la presenza di Prodi come candidato «virtuale» ha suscitato largo consenso nelle
file del centrosinistra: solo il 10% dei votanti delle forze di opposizione
sostiene, ad esempio, che per fare campagna elettorale dovrebbe dimettersi dalla
carica di presidente della Ue. Tra le forze di centrodestra la distribuzione
interna delle intenzioni di voto è invece immutata rispetto al mese scorso:
permane la debolezza di Forza Italia, a fronte di valori molti positivi per Lega
e An. Va detto, tuttavia, che quest'ultima è stata sin qui sempre sopravvalutata
nei sondaggi: una parte significativa di quanti in passato hanno espresso nelle
interviste l'intenzione di votarla non la ha poi, per diversi motivi, scelta in
occasione del voto «vero». Ma il quadro attuale è, per definizione, provvisorio.
Specie perché, da sempre, i sondaggi sulle intenzioni di voto effettuati in
Italia sono caratterizzati da un gran numero di mancate risposte o di
dichiarazioni di indecisione. Ai tempi della Prima Repubblica ciò era dovuto
perlopiù a reticenza: molti elettori erano restii a «confessare» il partito che
intendevano votare, pur avendolo già scelto. Oggi si tratta invece, nella
maggior parte dei casi, di vera indecisione. Finito il tempo delle appartenenze
e delle identità politiche consolidate, molti sono davvero perplessi: non tanto
sulla scelta tra l'una o l'altra coalizione (solo il 4% dell'elettorato si
dichiara indeciso in questo senso), quanto sul partito da preferire all'interno
del centrosinistra o del centrodestra. Ciò comporta da un verso una incertezza
sulla distribuzione delle preferenze: il fatto che una quota tra il 30 e il 50%
(a seconda del sondaggio preso in considerazione e delle modalità di
formulazione del quesito) dichiari di non aver ancora deciso evidenzia un certo
potenziale di fluidità, anche se, nella maggior parte dei casi, l'elettore
indeciso finisce poi col riconfermare la scelta del passato. Al tempo stesso,
ciò mostra l'esistenza di un vasto terreno di possibili «conquiste» da parte
delle diverse forze politiche.
Al di là della situazione attuale, è quindi
interessante stimare l'ampiezza del mercato potenziale di ciascuna forza
politica e, specialmente, la numerosità e le caratteristiche della quota di
elettori che l'aveva votata nel 2001 e che oggi si dichiara indecisa e che
costituisce, proprio per questo, il primo e il più importante target da
conquistare. Ad esempio, solo il 40% degli elettori che hanno votato Forza
Italia nel 2001 dichiara oggi di voler riconfermare la propria opzione. Una
parte rilevante (40%) afferma di essere indecisa, mentre il restante 20% è
addirittura orientato verso un altro partito (in particolare verso Alleanza
Nazionale). An è in una situazione relativamente migliore, avendo più della metà
(52%) di voti confermati. Ma anch'essa deve lottare contro la «concorrenza» di
Forza Italia.
Nel centrosinistra, il quadro appare relativamente più
stabile, con più del 60% di voti confermati. Ma il dato del «Triciclo» (62%) è
in realtà frutto di due andamenti opposti. Esso comprende da un verso il
consenso relativamente più «stabile» espresso da chi aveva votato Ds nel 2001
(sia pur con qualche piccolo «sbandamento» a sinistra) e dall'altro un minor
numero di riconferme da parte dell'elettorato della Margherita. Ciò dipende dal
fatto che la base di voto dei Ds è assai più «consolidata», mentre la Margherita
raccoglie più voti «di opinione», di per sé più «mobili» e caratterizzati da una
decisione meno anticipata nel tempo, più vicina al giorno della elezione «vera».
Questi dati suggeriscono dunque come Forza Italia sembri necessitare più di
altri di un recupero dei votanti per ora «smarriti». Il partito di Berlusconi
appare in questo momento l'anello relativamente più debole del centrodestra,
poiché conta un numero maggiore di ex elettori indecisi. Le aree di criticità
maggiori si trovano tra i giovani, tra i residenti al Sud, e tra coloro che si
collocano politicamente al centro. Sin qui, dunque, la campagna cui il Cavaliere
ha dato il via a gennaio, incentrata soprattutto su contenuti di «antipolitica»,
non ha portato a un incremento di consensi. Ciò non significa però che non sia
una campagna efficace. Come si sa, infatti, gli esiti della comunicazione non
sono quasi mai immediati, ma danno luogo a un processo di progressiva
sedimentazione, nell'ambito del quale gli effetti di un'iniziativa si «cumulano»
con quelli di un'altra e solo a un certo punto, non tanto distante dal giorno
dal voto «vero», si trasformano in vera e propria decisione.
Insomma, la
gara è aperta e il risultato è tutt'altro che scontato. Ci aspetta una campagna
elettorale «calda» e, da un certo punto di vista, avvincente. Specie se verterà
sui temi importanti per il Paese e per l'Europa e non solo sulle baruffe tra un
partito e l'altro.