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marzo 9, 2004

ISPO: Opposizione in vantaggio sul Polo Ma la sinistra frena il Triciclo



Ulivo «allargato» sopra il centrodestra di 5 punti, però la Lista Prodi perde consensi Nella maggioranza crescono An e Lega. Tanti indecisi tra gli elettori di Forza Italia




     

    La campagna elettorale in vista delle prossime consultazioni per il Parlamento Europeo è ormai iniziata. E, mentre i partiti si interrogano sull'opportunità e l'efficacia (e i costi) delle diverse strategie di comunicazione, cominciano le discussioni intorno ai possibili esiti e alle previsioni degli stessi. Che, ovviamente, sono assai complesse, data l'estrema variabilità potenziale dei comportamenti. Più affidabili sono, per ora, i dati che fotografano la situazione attuale. Che vede il complesso delle forze di centrosinistra (comprendendo in queste anche Rifondazione Comunista e la Lista Di Pietro/Occhetto) tuttora in vantaggio, per di più in misura piuttosto consistente: quasi 5 punti percentuali. Il distacco risulta ancora maggiore se si prende in considerazione l'intenzione di voto al maggioritario; ma si tratta di un computo inattuale perché, come si sa, le elezioni Europee si svolgono su base proporzionale. La prevalenza quantitativa del centrosinistra si manifesta ormai da diverso tempo e, in particolare, la sua entità risulta immutata nei sondaggi effettuati da fine gennaio ad oggi. Rispetto ad allora, però, si registra un mutamento all'interno della coalizione, consistente in una relativa erosione dei consensi ai partiti del «Triciclo» (il valore complessivo rilevato oggi è inferiore alla somma delle intenzioni di voto raccolte dalle singole componenti solo un mese fa) a favore delle forze «a sinistra» (Verdi, Comunisti, RC, Di Pietro/Occhetto). Il mancato successo, almeno sino a questo momento, del «Triciclo» va addebitato in primo luogo al disagio e alle perplessità causati dalla sensazione da parte dell'elettorato di forti conflitti e fratture tra i partiti che lo compongono. Vale a dire, a uno scenario differente da quello che gli elettori, rispondendo ai sondaggi effettuati a riguardo, avevano auspicato: una maggiore coesione rispetto a quanto non si sia percepito sin qui. Viceversa, la presenza di Prodi come candidato «virtuale» ha suscitato largo consenso nelle file del centrosinistra: solo il 10% dei votanti delle forze di opposizione sostiene, ad esempio, che per fare campagna elettorale dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente della Ue. Tra le forze di centrodestra la distribuzione interna delle intenzioni di voto è invece immutata rispetto al mese scorso: permane la debolezza di Forza Italia, a fronte di valori molti positivi per Lega e An. Va detto, tuttavia, che quest'ultima è stata sin qui sempre sopravvalutata nei sondaggi: una parte significativa di quanti in passato hanno espresso nelle interviste l'intenzione di votarla non la ha poi, per diversi motivi, scelta in occasione del voto «vero». Ma il quadro attuale è, per definizione, provvisorio. Specie perché, da sempre, i sondaggi sulle intenzioni di voto effettuati in Italia sono caratterizzati da un gran numero di mancate risposte o di dichiarazioni di indecisione. Ai tempi della Prima Repubblica ciò era dovuto perlopiù a reticenza: molti elettori erano restii a «confessare» il partito che intendevano votare, pur avendolo già scelto. Oggi si tratta invece, nella maggior parte dei casi, di vera indecisione. Finito il tempo delle appartenenze e delle identità politiche consolidate, molti sono davvero perplessi: non tanto sulla scelta tra l'una o l'altra coalizione (solo il 4% dell'elettorato si dichiara indeciso in questo senso), quanto sul partito da preferire all'interno del centrosinistra o del centrodestra. Ciò comporta da un verso una incertezza sulla distribuzione delle preferenze: il fatto che una quota tra il 30 e il 50% (a seconda del sondaggio preso in considerazione e delle modalità di formulazione del quesito) dichiari di non aver ancora deciso evidenzia un certo potenziale di fluidità, anche se, nella maggior parte dei casi, l'elettore indeciso finisce poi col riconfermare la scelta del passato. Al tempo stesso, ciò mostra l'esistenza di un vasto terreno di possibili «conquiste» da parte delle diverse forze politiche.

    Al di là della situazione attuale, è quindi interessante stimare l'ampiezza del mercato potenziale di ciascuna forza politica e, specialmente, la numerosità e le caratteristiche della quota di elettori che l'aveva votata nel 2001 e che oggi si dichiara indecisa e che costituisce, proprio per questo, il primo e il più importante target da conquistare. Ad esempio, solo il 40% degli elettori che hanno votato Forza Italia nel 2001 dichiara oggi di voler riconfermare la propria opzione. Una parte rilevante (40%) afferma di essere indecisa, mentre il restante 20% è addirittura orientato verso un altro partito (in particolare verso Alleanza Nazionale). An è in una situazione relativamente migliore, avendo più della metà (52%) di voti confermati. Ma anch'essa deve lottare contro la «concorrenza» di Forza Italia.

    Nel centrosinistra, il quadro appare relativamente più stabile, con più del 60% di voti confermati. Ma il dato del «Triciclo» (62%) è in realtà frutto di due andamenti opposti. Esso comprende da un verso il consenso relativamente più «stabile» espresso da chi aveva votato Ds nel 2001 (sia pur con qualche piccolo «sbandamento» a sinistra) e dall'altro un minor numero di riconferme da parte dell'elettorato della Margherita. Ciò dipende dal fatto che la base di voto dei Ds è assai più «consolidata», mentre la Margherita raccoglie più voti «di opinione», di per sé più «mobili» e caratterizzati da una decisione meno anticipata nel tempo, più vicina al giorno della elezione «vera».

    Questi dati suggeriscono dunque come Forza Italia sembri necessitare più di altri di un recupero dei votanti per ora «smarriti». Il partito di Berlusconi appare in questo momento l'anello relativamente più debole del centrodestra, poiché conta un numero maggiore di ex elettori indecisi. Le aree di criticità maggiori si trovano tra i giovani, tra i residenti al Sud, e tra coloro che si collocano politicamente al centro. Sin qui, dunque, la campagna cui il Cavaliere ha dato il via a gennaio, incentrata soprattutto su contenuti di «antipolitica», non ha portato a un incremento di consensi. Ciò non significa però che non sia una campagna efficace. Come si sa, infatti, gli esiti della comunicazione non sono quasi mai immediati, ma danno luogo a un processo di progressiva sedimentazione, nell'ambito del quale gli effetti di un'iniziativa si «cumulano» con quelli di un'altra e solo a un certo punto, non tanto distante dal giorno dal voto «vero», si trasformano in vera e propria decisione.

    Insomma, la gara è aperta e il risultato è tutt'altro che scontato. Ci aspetta una campagna elettorale «calda» e, da un certo punto di vista, avvincente. Specie se verterà sui temi importanti per il Paese e per l'Europa e non solo sulle baruffe tra un partito e l'altro.



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