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febbraio 26, 2004
 Berlusconi, addio ai sondaggi ora si affida ai «focus group»
NUOVA STRATEGIA DEL PREMIER VERSO L’OPINIONE PUBBLICA
La doppia polemica (politici ladri e Milan) sarebbe azzeccata
ROMA SOLO chi non conosce Umberto Bossi, e quanto sia capace di dare il tormentone al prossimo, può sottovalutare il sollievo provato ieri da Silvio Berlusconi, quando ha messo definitivamente una pietra sopra il capitolo della devolution. Nella Casa delle libertà l’accordo è stato messo nero su bianco fin nei minimi dettagli (come si conviene tra condomini diffidenti). L’unico neo per il Cavaliere, in una giornata a lui tutto sommato favorevole, è stato quello solito: Marco Follini. Il segretario dell’Udc ha disertato il vertice di maggioranza spedendo in sua vece il professor Francesco D’Onofrio e marcando una volta di più le distanze, proprio mentre Berlusconi si sta sforzando di restaurare un’immagine idilliaca della coalizione. Ma al di là dei «distinguo» Udc, il premier è convinto che nella coalizione sia tornato il sereno. Oltre ad aver placato Bossi, da una conversazione a quattr’occhi con Gianfranco Fini ha ricavato la previsione che per tutta la durata della campagna elettorale An sarà l’alleato ideale, mai ne verranno critiche distruttive o polemiche inutili. Sarà dunque la verifica ormai davvero alle spalle, o piuttosto la prospettiva di potersi concentrare finalmente sulla campagna elettorale, sta di fatto che nel clan berlusconiano si avverte da qualche giorno un maggior ottimismo. Al punto da poter ostentare in queste ore un certo snobistico distacco rispetto ai sondaggi di opinione. Le solite indagini riservate (perlomeno quelle prese in esame a Palazzo Chigi) registrano un’impennata di consensi per il premier, e nondimeno riscuotono fra gli strateghi del Cavaliere un’attenzione piuttosto modesta, neppure lontanamente paragonabile a quella dei tempi eroici della discesa in campo. Berlusconi stesso, a quanto risulta, sembra assai meno attratto dal luccichio delle percentuali, e assai più intrigato dalle cosiddette ricerche qualitative, i «focus group» che tentano di far emergere gli umori profondi dell’elettorato. C’è chi ha scorto in questo nuovo giocattolo del premier una sorta di abiura dello strumento demoscopico cui molti attribuiscono una parte decisiva nei suoi successi. Altri, nel ristretto circolo dei consiglieri, ne fanno invece una questione di costi, «non si poteva continuare a buttare nei sondaggi tutti quei denari». In realtà l’argomento-spesa convince poco gli addetti ai lavori. E non solo perché Berlusconi ha sufficienti quattrini da potersene permettere a sazietà. Spiega Nicola Piepoli, che secondo certe indiscrezioni ha preso il posto di Luigi Crespi come rabdomante preferito dal premier: «Ai prezzi di mercato, due focus group ben fatti costano 8 mila euro, proprio quanto un campione di mille telefonate», insomma non c’è poi tutto questo risparmio. La verità, secondo chi ben conosce le strategie comunicative del Cavaliere, è che lui «ha sviluppato una sensibilità “malata” per quanto concerne i rapporti con la gente», in un certo senso «anticipa» i sondaggi medesimi. Per cui «ritiene in certi casi di averne meno bisogno». Al tempo stesso è più attento ad altri segnali che gli danno il polso degli umori collettivi. L’altra sera, ad esempio, era pure lui tra gli spettatori (un milione 328 mila, pari al 5 per cento di share) sintonizzati su La7 per il Processo di Aldo Biscardi. E più ancora dei focus group, stavolta è stata la risposta del pubblico a convincerlo di aver azzeccato la doppia polemica, con Carletto Ancelotti e Lucia Annunziata. Le 85 mila telefonate al programma per dare ragione al premier contro l’allenatore del Milan (68 per cento) e torto alla presidente della Rai contro il premier (62 per cento) gli hanno offerto la prova di esser tornato saldamente al centro del ring. Ecco perché quanti hanno sentito il premier negli ultimi due giorni, escludono che lui possa essersi offeso a morte con l’Annunziata. «E’ rimasto stupito dell’attacco, questo sì, perché nessuno di noi era andato a protestare contro Romano Prodi quando l’avevano intervistato in qualità di ciclista dopo la morte di Pantani», garantisce il portavoce Paolo Bonaiuti, «ma questa polemica grottesca sulla sua presunta invadenza gli è scivolata via come l’acqua». Bonaiuti nega, tra parentesi, che la polemica con Ancelotti sia tutta una finta, come il professor Umberto Eco denuncia, costruita ad arte per far notizia e distogliere l’attenzione dai problemi veri del paese: «Non dimentichiamo che lui è il presidente del Milan e il primo tifoso, da sabato mattina non stava nella pelle per il derby, era partito all’alba dalla Sardegna per visitare la squadra», insomma a San Siro ha tirato fuori quel che pensava senza troppi calcoli politici. Inutile dire che Berlusconi proseguirà come un treno la sua campagna mediatica. Stamane farà irruzione nello studio di Pietro Lunardi, il ministro delle grandi opere, per far procedere a tappe forzate l’inaugurazione dei cantieri, con tanto di taglio dei nastri davanti alle telecamere. Il premier ha deciso che spiegherà all’Italia quant’è bello il suo governo, farsi pubblicità richiederà una continua passerella nei programmi di maggior ascolto, per imporgli l’alt ci vorrebbe ben altro che il semaforo-Annunziata: «Non ha mica lei le chiavi della Rai», le rammentano da Palazzo Chigi, «e non siamo noi che, come ha ironizzato lei, andremo perfino alle prove del cuoco. Si è proprio sbagliata, magari pensava a qualche Ds di sua conoscenza...».

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