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Invadente, fuori luogo,
politicamente scorretto? Certo le esternazioni di Berlusconi, i suoi
elettroshock e le sue battute hanno spesso smentito, al di là del merito,
giudizi e previsioni paludatissime. Proprio di questo dovrebbe tenere conto
l'opposizione, anziché inseguire il Cavaliere sul terreno dello scontro. Perché
gli interessi dell'elettorato che vorrebbe puntare sul centrosinistra - o è
tentato dall'astensione - appaiono altri
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Adesso è certo: le
esternazioni "politicamente scorrette"
di Silvio Berlusconi corrispondono a una sua strategia precisa, quella di
occupare più spazi mediatici possibili. L'invito alla rivolta fiscale,
l'attacco si «politici ladri», poi il perentorio invito a Carlo Ancelotti a
schierare sempre il Milan a due punte e da ultimo (per ora) l'intervento a
sorpresa alla Domenica Sportiva non sono dettati dalla irrazionalita.
Berlusconi l'impolitico ci riprova, come nel '93, quando sdoganò
Gianfranco Fini tra lo scandalo generale, e come nel'94, quando cavalcò
l'onda di Tangentopoli per proporsi come il nuovo rispetto alla vecchia
politica. E anche come nel giugno del 2000, quando dopo la finale
persa negli ultimi minuti agli Europei di calcio di Parigi, attaccò
pesantemente l'allora ct Dino Zoff per non aver messo Rino Gattuso a
marcare Zidane.
Tutti gli addetti ai lavori censurarono
quell'invasione di campo, ma l'opinione pubblica comune, fatta notoriamente
di alcuni milioni di commissari tecnici, si ritrovò nel verbo del «primo
allenatore d'Italia». Oggi Berlusconi, si rivolge nuovamente agli umori
più viscerali della popolazione. Ha in mano due tipi di sondaggi.
Il primo gli parla di consensi in calo per il governo e per Forza
Italia in particolare; il secondo gli dice che il suo elettorato è
composto prevalentemente da un ceto medio-basso al quale poco interessano il
conflitto d'interessi e il politically correct, e invece molto il conto
della spesa, le tasse e anche il calcio. Questo elettorato è oggi fortemente
indeciso se rinnovargli la fiducia, e Berlusconi è partito all'assalto di quegli
indecisi.
Resta da capire se il gioco del'94 e del 2000 si potrà
ripetere. Oggi il Cavaliere non è più un personaggio nuovo, un
imprenditore vincente estraneo ai teatrini romani, né il governante vittima del
ribaltone leghista. È il premier di un esecutivo che ha mantenuto alcune
promesse ma ne ha disattese altre, a cominciare proprio dalla riduzione delle
tasse. L'opinione pubblica lo identifica con il governo, e si sa che la
sovraesposizione di primi ministri e governanti può essere un rischio in un
paese come l'Italia, dove il premier più che unire divide.
Però
Berlusconi ha abituato a molte sorprese, i suoi elettroshock e le battute
politicamente scorrette hanno spesso smentito, al di là del merito, giudizi e
previsioni paludatissime. Proprio di questo dovrebbe tenere conto
l'opposizione, anziché inseguire il Cavaliere sul terreno dello scontro.
Prendere di punta Berlusconi perché inonda di formule tecnico-tattiche la
Domenica Sportiva non ha molto senso: significa accettare la sfida al suo
livello. Mentre gli interessi dell'elettorato che vorrebbe puntare sul
centrosinistra, o è tentato dall'astensione, appaiono altri. Se il governo ha
mancato su alcuni fronti (le tasse, l'economia, la compattezza dell'alleanza),
una larga fetta di italiani che non vota in base all'ideologia si sta chiedendo
se l'Ulivo sarà in grado di far meglio.
Dunque si attende dall'Ulivo
almeno due cose: un programma di riforme non fumoso, e una compattezza di uomini
e di intenti che non venga smentita il giorno dopo. Ma proprio su questi due
terreni l'Ulivo sembra fare il possibile per correre di nuovo in soccorso di
Berlusconi. L'unità appena raggiunta con la formula (già abbastanza
bizzarra) del
Triciclo, sta vacillando su una questione importante ma non certamente
all'ordine del giorno, almeno nell'agenda dell'opposizione: la presenza dei
militari italiani in Iraq.
La lista unica ulivista era basata
sull'alleanza fra Ds, Margherita e laici minori come socialisti e
repubblicani. In questa lista, che dovrebbe essere il cuore dell'Ulivo,
stanno già emergendo contrasti fra rancesco Rutelli, capo della Margherita, e i
suoi alleati. Rutelli
ha avanzato proposte sulla riforma delle pensioni e ha detto che i militari
all'estero vanno sostenuti anche se non si condividono le ragioni di fondo della
guerra in Iraq.
Inoltre ha aggiunto che non sarà possibile governare
con Rifondazione. Tutto ciò crea malumori e sospetti sia tra i diessini di
Pero Fassino (alle prese con la fronda della sinistra interna), sia tra i
seguaci di Romano Prodi, che preparano per il ritorno del Professore il più
ampio consenso possibile da parte di tutta l'opposizione, Rifondazione
compresa.
Insomma, anche a sinistra sembra di assistere a un film già
visto, nel 1993 e nel 2001. Solo che allora vinse
Berlusconi.
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