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febbraio 25, 2004

Il Cavaliere a tutto campo




 
di  Renzo Rosati



23/2/2004

 

 

URL: http://www.panorama.it/italia/politica/articolo/ix1-A020001023223


Invadente, fuori luogo, politicamente scorretto? Certo le esternazioni di Berlusconi, i suoi elettroshock e le sue battute hanno spesso smentito, al di là del merito, giudizi e previsioni paludatissime. Proprio di questo dovrebbe tenere conto l'opposizione, anziché inseguire il Cavaliere sul terreno dello scontro. Perché gli interessi dell'elettorato che vorrebbe puntare sul centrosinistra - o è tentato dall'astensione - appaiono altri


 
Adesso è certo: le esternazioni "politicamente scorrette" di Silvio Berlusconi corrispondono a una sua strategia precisa, quella di occupare più spazi mediatici possibili.
L'invito alla rivolta fiscale, l'attacco si «politici ladri», poi il perentorio invito a Carlo Ancelotti a schierare sempre il Milan a due punte e da ultimo (per ora) l'intervento a sorpresa alla Domenica Sportiva non sono dettati dalla irrazionalita.

Berlusconi l'impolitico ci riprova, come nel '93, quando sdoganò Gianfranco Fini tra lo scandalo generale, e come nel'94, quando cavalcò l'onda di Tangentopoli per proporsi come il nuovo rispetto alla vecchia politica.
E anche come nel giugno del 2000, quando dopo la finale persa negli ultimi minuti agli Europei di calcio di Parigi, attaccò pesantemente l'allora ct Dino Zoff per non aver messo Rino Gattuso a marcare Zidane.

Tutti gli addetti ai lavori censurarono quell'invasione di campo, ma l'opinione pubblica comune, fatta notoriamente di alcuni milioni di commissari tecnici, si ritrovò nel verbo del «primo allenatore d'Italia».
Oggi Berlusconi, si rivolge nuovamente agli umori più viscerali della popolazione. Ha in mano due tipi di sondaggi.
Il primo gli parla di consensi in calo per il governo e per Forza Italia in particolare; il secondo gli dice che il suo elettorato è composto prevalentemente da un ceto medio-basso al quale poco interessano il conflitto d'interessi e il politically correct, e invece molto il conto della spesa, le tasse e anche il calcio. Questo elettorato è oggi fortemente indeciso se rinnovargli la fiducia, e Berlusconi è partito all'assalto di quegli indecisi.

Resta da capire se il gioco del'94 e del 2000 si potrà ripetere.
Oggi il Cavaliere non è più un personaggio nuovo, un imprenditore vincente estraneo ai teatrini romani, né il governante vittima del ribaltone leghista.
È il premier di un esecutivo che ha mantenuto alcune promesse ma ne ha disattese altre, a cominciare proprio dalla riduzione delle tasse.
L'opinione pubblica lo identifica con il governo, e si sa che la sovraesposizione di primi ministri e governanti può essere un rischio in un paese come l'Italia, dove il premier più che unire divide.

Però Berlusconi ha abituato a molte sorprese, i suoi elettroshock e le battute politicamente scorrette hanno spesso smentito, al di là del merito, giudizi e previsioni paludatissime.
Proprio di questo dovrebbe tenere conto l'opposizione, anziché inseguire il Cavaliere sul terreno dello scontro.
Prendere di punta Berlusconi perché inonda di formule tecnico-tattiche la Domenica Sportiva non ha molto senso: significa accettare la sfida al suo livello.
Mentre gli interessi dell'elettorato che vorrebbe puntare sul centrosinistra, o è tentato dall'astensione, appaiono altri. Se il governo ha mancato su alcuni fronti (le tasse, l'economia, la compattezza dell'alleanza), una larga fetta di italiani che non vota in base all'ideologia si sta chiedendo se l'Ulivo sarà in grado di far meglio.

Dunque si attende dall'Ulivo almeno due cose: un programma di riforme non fumoso, e una compattezza di uomini e di intenti che non venga smentita il giorno dopo.
Ma proprio su questi due terreni l'Ulivo sembra fare il possibile per correre di nuovo in soccorso di Berlusconi.
L'unità appena raggiunta con la formula (già abbastanza bizzarra) del Triciclo, sta vacillando su una questione importante ma non certamente all'ordine del giorno, almeno nell'agenda dell'opposizione: la presenza dei militari italiani in Iraq.

La lista unica ulivista era basata sull'alleanza fra Ds, Margherita e laici minori come socialisti e repubblicani. In questa lista, che dovrebbe essere il cuore dell'Ulivo, stanno già emergendo contrasti fra rancesco Rutelli, capo della Margherita, e i suoi alleati.
Rutelli ha avanzato proposte sulla riforma delle pensioni e ha detto che i militari all'estero vanno sostenuti anche se non si condividono le ragioni di fondo della guerra in Iraq.

Inoltre ha aggiunto che non sarà possibile governare con Rifondazione. Tutto ciò crea malumori e sospetti sia tra i diessini di Pero Fassino (alle prese con la fronda della sinistra interna), sia tra i seguaci di Romano Prodi, che preparano per il ritorno del Professore il più ampio consenso possibile da parte di tutta l'opposizione, Rifondazione compresa.

Insomma, anche a sinistra sembra di assistere a un film già visto, nel 1993 e nel 2001. Solo che allora vinse Berlusconi.



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