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di NANDO PAGNONCELLI Il mese scorso il barometro della fiducia nell'economia aveva fatto registrare un crollo verticale, imputabile naturalmente alle vicende del crac Parmalat in primo luogo, ma anche alle altre situazioni profondamente critiche, Cirio, Finmatica, ecc.. Oggi troviamo qualche segnale di ripresa della fiducia. Il primo dato, il più rilevante è quello relativo all'inflazione che fa registrare una netta impennata verso l'alto. In termini assoluti la percezione degli italiani rimane sempre negativa (prevale la convinzione che il livello dei prezzi tenderà ancora a crescere) ma, rispetto al mese scorso, l'indice cresce di ben cinque punti, collocandosi al livello di 35, sostanzialmente sulle stesse posizioni di ottobre/novembre dello scorso anno. Questa netta crescita è l'effetto di una ripresa di attenzione al tema che sembra venire anche dalle realtà istituzionali: si ammette che l'inflazione c'è, al di là dei dati più o meno contestati che vengano dall'Istituto Centrale di Statistica, si squadernano le cifre sui giornali (i dati Eurispes, la serie di articoli sugli effetti dell'inflazione sulle famiglie medie, ecc.) se ne parla nei principali telegiornali. Il Ministro dell'economia promette non più solo sanzioni ma addirittura l'aumento delle tasse per chi ha speculato. Insomma, sembra che si voglia affrontare la situazione, o perlomeno sembra che il problema non venga sottovalutato. E' un fenomeno che abbiamo già visto: nell'ottobre dell'anno scorso vi fu un'analoga crescita, proprio in relazione ad affermazioni simili da parte del governo e delle associazioni dei commercianti. Allora si fece poco o nulla, e l'indice di fiducia è immediatamente crollato. Ma gli italiani tornano oggi a fidarsi almeno un po'. Per capitalizzare questa piccola fiducia bisogna che qualche fatto concreto avvenga. Anche altri indicatori crescono: innanzitutto la fiducia nella Borsa, che si innalza di ben quattro punti rispetto ai dati di gennaio. I dati ritornano in linea con quelli di qualche mese fa, ma siamo ancora sotto il livello medio dell'insieme delle nostre rilevazioni. D'altronde per ora non ci sono motivi evidenti che possano far crescere sensibilmente la fiducia in una ripresa della borsa. E' semplicemente rientrato l'effetto devastante prodotto dal crac Parmalat. Analogamente aumenta la fiducia nell'economia del paese che fa segnare una crescita rilevante, di tre punti rispetto alla rilevazione di gennaio. Ma anche in questo caso i valori che si raggiungono rimangono inferiori alla media generale. E l'indicatore generale di fiducia nell'economia del paese, somma di tutti gli aspetti considerati, cresce globalmente di tre punti. Ma anche oggi, come sempre abbiamo visto, quando parliamo della nostra situazione personale e familiare le cose non cambiano assolutamente. E' un dato che possiamo considerare oramai consolidato: per quanto vari la fiducia nell'economia del paese, la nostra situazione non si schioda dal brutto stabile che la caratterizza. Siamo in affanno da tempo e continuiamo ad avere il fiatone: siamo certi che non solo non riusciremo a mettere via qualche soldo, ma che i nostri risparmi si assottiglieranno ancora; gli acquisti importanti sono sempre un miraggio per quasi metà delle famiglie italiane. Sono dati che confermano quanto sembra stia succedendo: diminuzione del potere d'acquisto e crescita dell'indebitamento delle famiglie. Oggi, sostengono in molti, l'indebitamento non serve più a finanziare le spese straordinarie, ma sempre più viene usato per far fronte alle necessità di base. Aspettiamo, forse oramai un po' ansiosi, che i piccoli segnali di miglioramento dell'economia abbiano, prima o poi, un qualche effetto anche sulle nostre tasche.
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