HOME


 aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
marzo 2003












ISTITUTI DI SONDAGGIO


ISAE: Clima di fiducia dei consumatori


NEWS


 sondaggi, elezioni, analisi politiche




febbraio 22, 2004

IL PREMIER E IL FUOCO MEDIATICO


di GIOVANNI SABBATUCCI

NELLA guerra del 1914-18 lo si chiamava “fuoco di preparazione”: nell’imminenza di un attacco, l’artiglieria scatenava l’inferno sulle trincee nemiche, badando più alla potenza che alla precisione del tiro. Lo scopo era quello di stordire gli avversari, di sconvolgerli anche psicologicamente, di stanarli dai loro rifugi, di scompaginarne le difese. Non mancavano gli inconvenienti, come la rinuncia all’effetto-sorpresa e il rischio, tutt’altro che remoto, di colpire le proprie stesse linee. Quello aperto da Silvio Berlusconi con l’ultima, impressionante raffica di esternazioni a tutto campo, in largo anticipo sull’apertura ufficiale della campagna elettorale per le europee, è appunto un fuoco di preparazione. Serve a ostentare forza e sicurezza di sé, a dispetto dei sondaggi negativi. Serve a impressionare gli avversari e a indurli a reazioni inconsulte. E poco importa se il fuoco mediatico colpisce anche qualche alleato: anzi c’è chi sostiene che proprio questo sia l’obiettivo principale dell’intera operazione. Dando naturalmente per scontato che di operazione pianificata si tratta, e non di semplici sfoghi, frutto della ben nota esuberanza verbale del Cavaliere (o dell’esasperazione da verifica o della paura da sondaggio).
Per meglio intendere il senso di questa iniziativa e per capire come mai Berlusconi mostri nella circostanza di ignorare la regola-base di una competizione bipolare, quella che impone di mirare alla conquista del voto centrista e moderato bisogna porre mente al carattere tutto particolare delle elezioni del prossimo giugno: dove si voterà per il Parlamento europeo, e non per quello italiano, e si voterà col proporzionale anziché col maggioritario. La posta in palio, dunque, non è il governo del Paese, tanto meno dopo che il presidente del Consiglio ha preventivamente escluso qualsiasi influenza del voto sulle sorti dell’esecutivo. E la consultazione con tutto il rispetto per lo specifico europeo, di cui peraltro nessuno dei contendenti pare preoccuparsi troppo finirà con l’essere qualcosa di mezzo fra una primaria (per entrambi gli schieramenti) e un maxi-sondaggio.
In queste condizioni, è naturale che Berlusconi punti soprattutto a due obiettivi. Il primo è riaffermare incondizionatamente, con la forza dei numeri elettorali, la sua leadership nei confronti degli alleati, An e Udc, che lo hanno negli ultimi tempi non poco infastidito: anche a costo di far terra bruciata intorno a sé (ci sarà, di qui alle politiche del 2006, il tempo per ricucire i rapporti e per recuperare uno spirito di coalizione). Il secondo obiettivo, in larga parte coincidente col primo, consiste nel difendere per quanto possibile la posizione di Forza Italia, a fronte della sfida per il primato nazionale lanciata dalla lista unica riformista a guida prodiana (sfida ininfluente riguardo agli equilibri di governo, ma importante sul piano psicologico). Ma, per raggiungere questo obiettivo, Berlusconi ha bisogno dell’aiuto dei suoi avversari: quanto più questi si radicalizzeranno, tanto meglio sarà per lui, visto che, costretto a scegliere tra due estremismi, l’elettorato è solitamente portato a scegliere quello che si identifica col “blocco d’ordine” e con la continuità col presente.
La conclusione di questo ragionamento è abbastanza facile da tirare. Se le cose stanno così, ha perfettamente ragione l’ex premier Giuliano Amato che, in un’intervista apparsa sul “Corriere” di ieri, invita il centro-sinistra a evitare la trappola delle ritorsioni, a non basare la propria campagna elettorale su una strategia di attacco frontale e personalizzato che galvanizza la base militante ma «ottiene un effetto alienante sull’elettorato incerto»: insomma a mettere in atto una sorta di disarmo unilaterale, nel tentativo di salvare non solo le proprie prospettive di successo futuro, ma anche quel tanto o quel poco di bipolarismo virtuoso che è finora riuscito ad attecchire in Italia. Resistere al fuoco avversario senza contrattaccare sconsideratamente non è poi così difficile: almeno finché si tratta di un fuoco tutto verbale.



[%IFNOTBLANK~~~~