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febbraio 22, 2004

DIETRO LE ASTUZIE DEL CAVALIERE


PAROLE D’ORDINE

DIETRO LE ASTUZIE DEL CAVALIERE

 
Ha sbagliato Silvio Berlusconi ad accusare di corruzione i politici? O meglio, alcuni di essi? Dipende da che cosa si intende per «sbagliato». Gli obiettivi della campagna del Cavaliere sono due: riconquistare il gran numero (40 per cento) di indecisi o delusi di Forza Italia e, se possibile, convincere gli elettori potenzialmente mobili da un polo all'altro. Per riuscirci, occorre tener conto delle caratteristiche di questa parte di elettorato. Che sono simili: persone per lo più poco interessate al dibattito politico e all'approfondimento delle singole questioni e sensibili, invece, a messaggi semplici e facilmente afferrabili. Ebbene, quali elementi «mobilitano» maggiormente questo segmento di elettorato?
Secondo uno studio recente fatto con alcuni colleghi (Biorcio, Natale, Segatti, Merulla) sono due, forse tre:
- La personalizzazione . L'elettorato da conquistare sceglie spesso più sulla base della fiducia nel leader che sull'analisi dei contenuti proposti, specie se questi sono complessi. Perciò Berlusconi cerca, sia nell'immagine ( lifting ), sia nel linguaggio (sempre essenziale e comprensibile, mai «politichese»), di rendersi il più possibile gradevole, «affascinante» all'elettorato. Potranno sembrare aspetti marginali o ridicoli, ma sono efficaci.
- L' antipolitica . Questo elettorato è particolarmente suggestionabile con affermazioni semplificatrici e semplicistiche («i politici sono tutti ladri») che evocano le conversazioni «di tutti i giorni», a casa o con gli amici. Sentirsele ribadire da un leader porta a un'identificazione con lui, a una sorta di avvicinamento ideale. L'obiettivo è farsi sentire «dalla parte degli elettori», «diverso» dai politici tradizionali. È una strategia sperimentata dapprima da Bossi e poi rinnovata efficacemente da Berlusconi nel 1994 e nel 2001. In passato, ha dato buoni risultati.
Non è un caso, dunque, che Berlusconi abbia lanciato proprio questi contenuti. Ed è possibile che un terzo tema oggi potenzialmente assai popolare - l' ostilità verso l'euro e un certo tipo di Europa - venga utilizzato prossimamente.
Insomma, dal punto di vista strettamente tecnico, Berlusconi ha messo in atto i primi passi per la conquista (o il consolidamento) del suo target di elettori. E l'ha fatto, al solito, per primo, anticipando sia l'opposizione, sia i suoi concorrenti nella Casa delle libertà. Nell'ottica della massimizzazione della raccolta dei voti, ha quindi agito «bene», non ha «sbagliato». Dal punto di vista dei contenuti, il suo giudizio sui politici è in larga misura ingiusto. Ma ai fini elettorali potrebbe essere efficace. Molti elementi infatti suggeriscono che, malgrado un po' erosa dall'uso ripetuto, la strategia che ha tanto avuto successo in passato può dare ancora risultati. Anche se, contrariamente alle volte precedenti, lo stesso Berlusconi è percepito da molti come un esponente politico «simile agli altri».
Rimangono aperti almeno due interrogativi. 1) È giusto portare fino a questo punto il dibattito politico per la conquista di voti a qualsiasi costo? Probabilmente ciò non contribuisce alla crescita civile del Paese, anzi, come ha osservato sul Corriere Sergio Romano, la danneggia. Ma resta il fatto che alle elezioni vince chi ha più consensi. 2) Che cosa deve fare l'opposizione? Anche al suo interno c'è una larga quota di indecisi, benché minore rispetto a quella di Forza Italia, prevalentemente disinteressata alla politica (l'astensionismo «militante di sinistra», spesso evocato, in realtà non assume dimensioni degne di nota). Il profilo di questo «target» elettorale è quindi in parte simile a quello berlusconiano.
Proprio questo dovrebbe però suggerire al centrosinistra di non usare la stessa strategia del Cavaliere. Sia perché, in questo specifico ambito, Berlusconi ha più mezzi e capacità, sia, specialmente, perché così finisce col favorirlo. Ad esempio, demonizzare il Cavaliere, in quanto «nemico», come fanno ancora molti, significa perlopiù ravvivare l’elemento della personalizzazione che spinge - le ricerche lo provano - gli indecisi verso il leader della Casa delle libertà. Più efficace sarebbe puntare sui contenuti, con proposte chiare, concrete, facilmente comunicabili, su temi che interessano la vita quotidiana. Ma all’opposizione converrebbe soprattutto sottolineare l’unitarietà del centrosinistra, ammesso che questa si mantenga, approfittando della disunità attuale della maggioranza. La convention di Roma è stata un buon esempio. Il voto sull’Iraq molto meno.
di RENATO MANNHEIMER


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