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febbraio 22, 2004

Consumi, è crisi per un italiano su due


 

Aumentata del 10 per cento l’area della precarietà, il disagio è avvertito soprattutto dalle massaie. Sotto accusa l’euro

 

Consumi, è crisi per un italiano su due

 

 

 

Ricerca dell’Eurisko: «I cittadini hanno la sensazione d’aver toccato il fondo»

 

 

 

di MARIA LOMBARDI


ROMA - Giù, sempre più giù, precipitano certezze e consumi, crollano risparmi e progetti, franano illusioni e conti in banca. Siamo scesi così in basso, che più in basso non si può. La sensazione dei consumatori, ci informa l’istituto di ricerca Eurisko, è quella «d’aver toccato il fondo», d’ora in poi non può che andar meglio. Un anno da dimenticare, il 2003. A dicembre un italiano su due ha ammesso d’essere «in crisi rispetto ai consumi». Negli ultimi dodici mesi è aumentato del 10 per cento il numero di persone in stato di precarietà. «Quattro milioni di cittadini sono passati da una condizione in cui riuscivano bene o male a cavarsela a una situazione d’allarme rosso», spiega Claudio Bosio, vicepresidente dell’Eurisko.
Rischiano la bancarotta le famiglie, ma anche il paese naviga in pessime acque. Il 64 per cento degli intervistati (un campione di 1.000 persone) ammette che nell’ultimo anno la propria situazione personale e finanziaria è diventata più critica, e per il 76 per cento l’Italia è cambiata in peggio. E il prossimo anno, come andrà il nostro paese? «Così, così», risponde il 40 per cento, «male», prevede la stessa percentuale.
Il disagio è avvertito in particolare dalle donne, «le responsabili degli acquisti». Vanno al mercato e si sentono spaesate, un rito quotidiano, per certi aspetti anche piacevole, si trasforma in un calvario, la conferma di quanto sia diventato difficile farcela con quel che si ha in tasca. Ma «il problema è globale», ripetono gli intervistati, nessuno ne è fuori, le difficoltà si diffondono e si contagiano: «stiamo diventando tutti più poveri». Se prima ci si dava da fare per mantenere le condizioni di vita conquistate, adesso questo sembra impossibile e si avverte l’avvicinarsi della miseria.
Aumenta la sensazione di insicurezza, soprattutto per quel che riguarda il lavoro. «Dopo una ripresa di fiducia tra il 2002 e il 2003, nel corso dell’ultimo anno si è osservato un calo delle percezioni di sicurezza», aggiunge Bosio. La sensazione di smarrimento è individuale e anche collettiva: «nessuno sta al timone», poco affidamento nella politica e nelle banche. Non ci sono più problemi lontani: l’Irak, dopo Nassirya, è qui, il terrorismo internazionale è sottocasa, decisione prese altrove (l’euro) ci cambiano la vita. E con l’aumento dei prezzi, diminuisce il prestigio della moneta unica. E’ soprattutto colpa dell’euro, accusano gli italiani, se il costo della vita è arrivato alle stelle, «la nuova moneta sta subendo un degrado nella sua rappresentazione sociale».
Dove rifugiarsi per sentirsi più protetti? In famiglia, è ovvio, salvo poi a scoprire che anche questo è un fortino espugnato e che tra le quattro mura si ritrovano gli stessi problemi che si aveva l’illusione di aver lasciato fuori dalla porta. Gli italiani vedono troppo nero? Immaginano catastrofi che non sono reali, pensano d’esser più poveri di quello che sono realmente? «Questo pessimismo è legato a due ragioni: l’insicurezza del posto di lavoro a cui si aggiunge la perdita di potere d’acquisto», spiega Silvia Castagna, dell’Eurisko.
Un’espressione ritorna ossessivamente «abbiamo toccato il fondo», non siamo soltanto andati indietro, ma abbiamo toccato il limite, oltre il quale c’è il baratro. Tutto sommato, un buon segno, secondo il vicepresidente dell’Eurisko. La percezione del fondo segnala un pericolo, è vero, ma rappresenta anche un cambio di rotta, l’inversione di una tendenza. Il 2004 dovrà essere migliore, «si deve avere una speranza». Non a caso gli intervistati parlano molto dei figli, c’è chi desidera averne e chi cerca di costruire per loro prostettive migliori. Nonostante l’anno orribile, gli italiani guardano avanti, sperano e progettano il futuro.

 

 



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