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La decisione di Silvio
Berlusconi di candidarsi
alle europee (fissate sabato 12 e domenica 13 giugno in abbinata con le
amministrative) ha una spiegazione e alcune conseguenze. La prima sta
soprattutto nei sondaggi negativi che il premier ha via via
visto accumularsi sul proprio tavolo negli ultimi mesi. È un fatto
normale per molti governi perdere consensi nelle consultazioni di metà mandato,
dove gli elettori verificano la differenza tra realtà e promesse, ma in questa
situazione c'è qualcosa di più. C'è all'interno della maggioranza la
litigiosità che ha contraddistinto gli ultimimesi, con l'estenuante verifica
chiesta da An e Udc. Infatti Berlusconi non solo si candiderà per Forza
Italia, ma ha anche detto no all'ipotesi di lista unica del centrodestra. In
questo modo le europee, che al di là delle liste e dei cartelli elettorali
assegnano i seggi col metodo proporzionale, costituiranno la vera verifica dei
rapporti nel centrodestra. L'OBIETTIVO DELL'ULIVO C'è poi la
necessità di rispondere all'alleanza messa in piedi sul fronte opposto con la
lista per l'Ulivo composta da Ds, Margherita, socialisti e repubblicani e
benedetta da Romano Prodi. Queste forze presero il 33 per cento alle
europee del 1999, l'obiettivo è ora di giungere al 35. Con Berlusconi
candidato Forza Italia cercherà di puntare al 25 per cento, il risultato che
ebbe nel ‘99 quando era all'opposizione: sarebbe un recupero considerevole (sia
rispetto agli alleati sia agli avversari), tenendo conto che alcuni sondaggi la
danno al 21-22 per cento. CAVALLO DI BATTAGLIA E le
conseguenze? Probabilmente per rafforzare la propria candidatura, ma in generale
per rilanciare l'immagine un po' appannata del governo, il premier ha gettato
sul piatto la più impegnativa delle promesse: la riduzione delle tasse. Torna
dunque alla ribalta l'Irpef a due sole aliquote (23 per cento per i redditi fino
a 100.000 euro, 33 per cento oltre) che era stato un cavallo di battaglia della
campagna del 2001. Berlusconi ha detto che la riduzione verrà approvata
nei prossimi due mesi, e che gli effetti si sentiranno fin dal 2005. Anche
questa è una promessa, ma sarebbe impossibile, e suonerebbe demagogico,
diminuire la tasse nel giro di poche settimane alla vigilia delle
europee. Dunque come presumibilmente andranno le cose? COSA CI
SARÀ NELLA FINANZIARIA Entro giugno il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, dovrà predisporre il Documento di programmazione economica, che farà
da base per la Legge finanziaria del prossimo anno. È nel Dpef che la
riduzione delle imposte dovrà infine comparire: questo chiederà Berlusconi a
Tremonti e il ministro dovrà in qualche modo provvedere. La Finanziaria
poi conterrà le disposizioni operative affinché le nuove aliquote inizino a
entrare in vigore nel 2005, in modo che alle politiche dell'anno successivo i
cittadini abbiano già potuto valutarne gli effetti. Farlo più in là,
probabilmente, sarebbe stato troppo tardi, anche perché non è detto che si
giunga subito al traguardo finale, quello delle due aliquote.
OBIETTIVO ESTREMAMENTE IMPEGNATIVO Ma l'obiettivo è
estremamente impegnativo, sia per Tremonti sia per lo stesso Berlusconi. Il
ministro dovrà trovare le risorse, e in assenza di una ripresa robusta
dell'economia c'è il rischio che siano trasferite le imposte centrali a comuni e
regioni. Quanto al capo del governo, ha appunto legato la propria
ridiscesa in campo alla più classica e più difficile delle promesse. Se
l'impegno non venisse mantenuto gli elettori se ne ricorderebbero: non alle
europee ma tra due anni.
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