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La
maggioranza degli italiani trova, ancora oggi, eccessiva la pressione fiscale (
nonostante si sia cercato di attenuare la naturale predisposizione in questo
senso, sottolineando nel quesito come le tasse servano a finanziare la sanità,
le pensioni, l’istruzione, ecc.). Il giudizio è condiviso da tutte le categorie
sociali, con una significativa accentuazione tra i pensionati. Contrariamente ad
altre tematiche, l’atteggiamento è pressoché eguale tra gli elettori di tutti i
partiti. Ma la protesta fiscale sembra avere subito una attenuazione negli
ultimi anni. Dall’ 85% di insoddisfatti nel 1996 si passa oggi al 70%. Di
converso, è cresciuta — più che raddoppiandosi — la quota di chi esprime una
indecisione, sostenendo che le tasse non sono « né alte né basse » o rispondendo
« non so » . Un andamento analogo è assunto dal giudizio sulla distribuzione
delle tasse tra i cittadini. La maggioranza assoluta la ritiene iniqua. Con una
accentuazione nel centrosinistra, cui corrisponde una maggiore presenza di « non
so » tra gli elettori della Casa delle Libertà. Ma la diffusione è, anche in
questo caso, calata negli ultimi anni. Senza portare ad un incremento di chi
ritiene che la distribuzione sia « giusta » , ma, come nel caso precedente,
accentuando la più neutrale risposta « non so » . Un’ultima indicazione
proviene dai giudizi sull’equità tra tasse pagate e prestazioni ricevute. La
maggioranza assoluta ritiene di ricevere meno benefici rispetto alle tasse che
paga. Ma, ancora una volta, è calata la numerosità di chi ha questa opinione,
con un incremento sia delle risposte « non so » , sia di chi ritiene di ottenere
una quantità di servizi proporzionale alle tasse versate. Quest’ultima opinione
è condivisa dal 12%, in particolare tra le classi di età estreme ( giovanissimi
e anziani) e — la cosa può sembrare curiosa — tra chi dichiara di voler votare
il partito radicale. Ma in generale risultano, anche in questo caso, lievemente
più soddisfatti i votanti per il centrodestra, ove
quasi uno su cinque ritiene di ricevere benefici almeno in proporzione alle
tasse pagate. Dall’insieme delle risposte, è possibile tracciare un identikit
dell’ « insoddisfatto fiscale » . Lo è « estremamente » il 16% dei cittadini e
« molto » un altro 34%. Insomma, almeno metà degli italiani vive un rapporto
fortemente conflittuale con l’imposizione fiscale. Con una maggiore presenza nel
Nord- Ovest e una ancora maggiore tra i pensionati. L’atteggiamento critico si
distribuisce in maniera non tanto diversa tra le varie forze politiche, a destra
come a sinistra, con punte di più acceso scontento tra chi vota An, Lega e,
specialmente, Rifondazione comunista. Malgrado questo orientamento, una quota
rilevante — e, quel che è più significativo, accresciutasi nel tempo — di
cittadini propone uno Stato sociale che intervenga in un’ampia gamma di servizi
gratuiti o quasi per tutti. Ma la maggioranza, come nel passato, preferisce uno
Stato sociale « leggero » , che finanzi un ambito limitato di settori. È, ancora
una volta, una opinione più diffusa nel centrodestra. Ma anche tra gli elettori
del centrosinistra ( e perfino tra quelli di Rifondazione comun i s t a ) l a
maggioranza opta per lo Stato sociale « leggero » . Salvo poi, come nota
Ferrera, protestare vivacemente — nell’elettorato di destra come in quello di
sinistra — non appena si fanno passi concreti in questa direzione e si viene a
toccare qualche interesse o vantaggio che si dava per scontato o acquisito per
sempre. Ma se si resta al livello della mera opinione, questi dati confermano
che il tema della protesta fiscale costituisce una issue assai popolare
e, al tempo stesso, « facile » . Capace di raccogliere consensi « trasversali »
in occasione delle elezioni e, specialmente, di mobilitare gli indecisi.
Insomma, chi, a torto o a ragione, « cavalca » la questione fiscale ha
più chance di vincere le elezioni. Non a caso, essa fu subito assunta
come propria e posta al centro della campagna della Casa delle Libertà nel 2001,
favorendone largamente la vittoria. E, non a caso, è stata riproposta in modo
eclatante dal presidente del Consiglio proprio in questi giorni. I più
scontenti sono gli elettori che dichiarano di aver votato Rifondazione
comunista, poi quelli della Lega Nord e di Alleanza nazionale Rispetto al 1996
raddoppia la quota di popolazione indecisa che considera i tributi né eccessivi
né bassi rispetto ai servizi pubblici
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